Accesso utente

PD nazionale

Matteo Orfini: “Non si cambia con i professionisti del trasformismo”

Notizie dal PD - Mer, 04/09/2013 - 10:33
Intervista di Maria Zegarelli a Matteo Orfini - L'Unità

Scrive su Twitter: «Insomma siamo passati dalla rottamazione al riciclo. Una scelta ecologica». Una battuta al veleno, quella di Matteo Orfini, diretta a chi in queste ore sembra in gara per dichiarare l’appoggio al sindaco.

Orfini, tutti con Renzi?

«A quanto pare sì, c’è una parte consistente di insospettabili che sono diventati renziani».

Teme sia in atto un nuovo patto di sindacato, quello che i Giovani turchi rimproverarono a Pier Luigi Bersani?

«Purtroppo credo stia accadendo la stessa cosa. Eravamo convinti che non facesse bene a Bersani e sono convinto che non faccia bene neanche a Renzi. Credo che in un partito il pluralismo sia vitale, non lo è la legittimazione dei professionisti del trasformismo. Io non voterò Matteo, ma alcune cose che dice mi trovano d’accordo, come la necessità di cambiare il partito, sradicare le correnti che si saldano sulla fedeltà a questo o a quel dirigente. Vorrei che facessimo un congresso in cui ci si divida sulle posizioni politiche e basta. Noi abbiamo una candidatura alternativa a Renzi, Gianni Cuperlo, che ha presentato delle note politiche in cui dice che partito e che Italia ha in mente, e sulla base di questo chiede sostegno al congresso. Renzi ancora non ha spiegato cosa vuole fare del partito e del Paese».

Si riferisce a Dario Franceschini?

«Mi riferisco a quanti con molta leggerezza, senza alcuna spiegazione politica, solo per mantenere il proprio grumo di potere, passano da un candidato all’altro. Renzi vuole davvero cambiare il Pd e superare il correntismo? Allora dica no ai trasformisti della politica, altrimenti dire di voler rivoluzionare il partito è solo propaganda e si riavvia il sistema degenerativo delle correnti. Basta dire “no grazie”».

Ma anche voi che appoggiate la mozione Cuperlo state creando alleanze, o no?

«Ovvio che le alleanze siano naturali in un congresso, ma allora Matteo si allei con chi condivide la sua visione politica e non con chi fino a ieri lo ha combattuto e oggi lo sostiene».

In queste ore sono in corso contatti diplomatici con Bersani e i bersaniani. Si può riallacciare un rapporto che sembrava ormai incrinato?

«Cuperlo ha presentato il suo progetto politico sul quale si ritrovano coloro che, come Bersani, in questi anni sono stati più vicini a quelle battaglie. Ma è una proposta rivolta anche a quella parte del mondo cattolico che sente di più di dover dare una risposta alla crisi. Non penso che la tradizione del cattolicesimo democratico possa essere rappresentata dal doroteismo deteriore di chi si schiera per ragioni di potere con Renzi. La storia del cattolicesimo democratico è molto più nobile di chi oggi vorrebbe rappresentarla».

Fioroni dice che tutti gli altri candidati contrapposti a Renzi non raggiungono, insieme, neanche il 20%.

«Questo lo lascerei decidere agli elettori. Noi poniamo un’alternativa a Renzi e crediamo in una sfida vera. Ricordo che anche le elezioni politiche sembravano già scritte e poi è andata come andata. Non do affatto per scontato il risultato del congresso”.

Oggi la sinistra viene considerata una forza conservatrice. Sarà per questo che si guarda a Renzi?

«Mi sembra una descrizione caricaturale della sinistra. Non vedo quale conservatorismo ci sia nel dire che dobbiamo stare dalla parte dei più deboli, respingere le derive plebiscitarie, sostenere che è stato sbagliato togliere l’Imu a tutti».

Anche Renzi sostiene che à stato un errore togliere l’Imu.

«Già, peccato che poi si allei con chi, come Franceschini, dice che aver tolto l’Imu è di sinistra. Attenzione, noi abbiamo perso le elezioni perché i ceti popolari hanno votato Grillo. Mi chiedo cosa c’è di conservatore nel dire che noi dobbiamo rendere quella parte della società protagonista, senza riprodurre quel rapporto plebiscitario tra leader e popolo?».

Se l’aspettava l’endorsement di Gennaro Migliore a Renzi?

«Mi sembra che in Sel ci sia una certa ansia del futuro. Ricordo bene le parole di Vendola durante le primarie contro Renzi. Prendo atto che anche lì è nato un certo trasformismo, credo che faranno fatica a spiegarlo agli elettori”.

Categorie: PD nazionale

Chiti: "Congresso già finito? Allora è finito il partito"

Notizie dal PD - Mer, 04/09/2013 - 10:12
Intervista a Vannino Chiti di Andrea Garibaldi - Corriere della Sera
Adesso che Franceschini appoggia Renzi e che ogni giorno crescono le file dietro al sindaco di Firenze, si dice che il congresso sia già finito... «Diamine! Se il congresso è finito prima di cominciare, allora è finito il Partito democratico». 
Cosa vuol dire? 
«Da anni il Pd non discute di valori, di socialismo, di come stare in Europa, di che partito intende essere, di regole. Spero sempre che questo torni ad avvenire, almeno al congresso». 
Renzi sembra lanciato verso la segreteria. 
«Se non si torna a discutere di politica, può diventare segretario anche Leonardo da Vinci, ma non si fa nessun passo avanti». 
Vannino Chiti, già presidente della Toscana, ministro con Prodi, vicepresidente del Senato. Dirigente del Pci, poi pds, ds, pd. Toscano come Renzi, però di Pistoia. Non apprezza «chi salta sul carro del probabile vincitore», né «chi vorrebbe la morte politica di Renzi». 
Teme che gli ex pci, pds, ds perdano la segreteria, diventino minoranza nel partito? 
«Non è questa la mia paura. Sono con Renzi anche importanti esponenti ex comunisti come Fassino e Marina Sereni. La questione di fondo è quale partito si vuole. Un partito personale plebiscitario come tutti gli altri esistenti - da Berlusconi a Grillo - con superamento delle correnti...». 
Oppure? 
«Un partito della sinistra plurale, moderno ed europeo. Il Pd è nato con il sogno di costruire la casa comune dei riformisti: socialisti, cattolici, ecologisti». 
In questo momento Renzi suscita grandi entusiasmi fra i militanti Pd. 
«L`entusiasmo naturalmente non è negativo. Ma non è chiaro che idea di partito ha Renzi. Forse vincerà, ma non grazie alla sua linea politica. D`altronde, è ciò che accadde anche con Veltroni e con Bersani: furono scelte le persone. Ma perseverare è diabolico!». 
Quali contenuti dovrebbe avere il Pd? 
«Priorità a lavoro e occupazione, un patto tra dipendenti e imprenditori, equilibrio fra sostenibilità e sviluppo, welfare basato su scuola e sanità, governo parlamentare e non presidenzialismo, Europa democratica sovranazionale». 
E i contenuti di Renzi? 
«Non mi pare che abbia espresso un programma organico. Ha parlato di Tony Blair, ma è un modello fermo al 1997. Ha detto che vuole un premier eletto come "sindaco d`Italia". Lo disse anche Mario Segni, ma l`idea continua a non convincermi». 
Renzi dice che non vuole prendersi il partito, ma restituirlo ai militanti. 
«Questa frase mi è piaciuta molto. Ma cosa vuole restituire ai militanti, che oggi non hanno sedi per discutere né peso? Io so che Renzi chiede primarie aperte per tutte le cariche. Come vede dunque i militanti? Lavoratori volontari e marginali?». 
Meglio Renzi premier che segretario del Pd? 
«Credo che abbia maggiori attitudini a guidare il governo che il partito. Ma senza un partito vero alle spalle non si può governare, non si sconfiggono le forze corporative e conservative». 
Chi è il suo candidato per la segreteria? 
«Non conta il nome. Vorrei un candidato in grado di assicurare una leadership forte con un gruppo dirigente forte, basata su militanti ed elettori». 
Ci sarà scontro tra ex ds ed ex dc? 
«Lo scontro sarà tra chi vuole una forza progressista di sinistra e chi preferisce il partito di un capo». 
Fra Renzi e Letta il suo timore è che il Pd «muoia democristiano»? 
«Il Pd non muore né con Renzi né con Letta. Muore se tradisce il sogno di unire i riformisti».
Fonte: Corriere della Sera
Categorie: PD nazionale

Manca: "Renzi dice cose che piacciono al nostro popolo, e può far cadere gli steccati"

Notizie dal PD - Mer, 04/09/2013 - 10:05
Intervista a Daniele Manca di Silvia Bignami - La Repubblica
«Renzi non è mai stato il nemico. Anzi, è sempre stato uno di noi. E il popolo Pd in Emilia - Romagna lo ha capito». Daniele Manca è sindaco di Imola. Provincia rossa nel cuore dell`Emilia Romagna. Dalemiana di ferro, poi bersaniana doc. Eppure oggi festeggia la nascita dell`associazione Imola "entusiasta". Per Renzi, naturalmente. Del resto, solo il sindaco di Firenze era stato chiamato nelle piazze imolesi a sfidare Beppe Grillo per spingere il Pd alla vittoria alle amministrative. E oggi, mentre l`ex rottamatore batte tutte le feste emiliane con comizi che «non si vedevano dall`era di Berlinguer», ha detto lunedì un militante a Bologna, l`ex Ds Manca viaggia verso l`appoggio a Renzi segretario: «L`unico a farci superare i vecchi steccati». 
Manca, quindi Renzi ha vinto le resistenze della base di sinistra in Emilia? 
«Forse occorre ancora lavorare, ma certo l`atteggiamento è cambiato. Lui ha iniziato a dire con maggiore efficacia alcune cose che stanno a cuore al nostro popolo, e questo ha creato tra loro un rapporto. Matteo è andato incontro alla nostra gente, e molti di loro stanno andando verso di lui». 
Anche lei, che alle primarie scorse appoggiò Bersani. 
«Io dissi allora che trovavo Bersani più adatto alla sfida di governo e ne ero convinto. Per la segreteria però non nascondo che il cantiere di Renzi può aiutarci a costruire finalmente il Pd di tutti.  Attenderò le proposte programmatiche, ma è probabile avrà il mio sostegno». 
Renzi però sostiene che Bersani era «un po` spompo» in campagna elettorale. A lei com`era sembrato? 
«Ma no, io non penso fosse "spompo". Sulla sconfitta abbiamo tutti delle responsabilità. Anche io, più di Bersani». 
Quindi davvero la sinistra Pd appoggerà di slancio un "exdemocristiano", con Dario Franceschini e Beppe Fioroni? 
«Questo discorso non esiste. Nel Pd c`è una sola maglietta, che è quella del Pd. E al congresso noi dobbiamo costruire un Pd senza gli schemi del passato. Qualcuno dice che Renzi non sarebbe abbastanza a sinistra, ma bisogna intendersi su cosa sia sinistra. 
La sinistra per me è quella che riduce le diseguaglianze ma anche che attrae capitali perle imprese, ad esempio. È quella che non riduce l`Imu per tutti, compresi i ricchi, e che alle Europee porterà il Pd nel Partito socialista, come intende fare Renzi. Non è solo quella di chi ha la tessera ex Ds». 
Insomma il sindaco di Firenze è di sinistra. 
«Il punto è che il Pd che vogliamo fare non è quello delle divisioni del passato. Ma un partito da riempire di contenuti: questa è la sinistra che dobbiamo essere, non una minoranza ideologica. Ecco, io credo che Renzi possa far cadere i vecchi steccati, nel rispetto del governo e senza rivincite sul passato».
Fonte: La Repubblica
Categorie: PD nazionale

L’analisi del voto che nel Pd nessuno ha fatto

Notizie dal PD - Mer, 04/09/2013 - 10:02
Antonio Funiciello - Europa
L’entità della sconfitta del Pd e del centrosinistra alle elezioni politiche di fine febbraio, pur essendo di primo acchito parecchio manifesta, assume dimensione storico-politica solo dopo un’attenta, ancorché in casa Pd sinora mancata, analisi del voto. È accaduto, anzitutto, che per la prima volta una regola peculiarissima dell’alternanza democratica nella sedicente Seconda repubblica sia stata violata.

Dopo le elezioni del 1994, tutti i turni elettorali successivi (1996, 2001, 2006, 2008) sono stati appannaggio della coalizione politica che, al voto immediatamente precedente, era uscita sconfitta. Nel 2013, viceversa, il fenomeno non si è ripetuto. La politica, si sa, non ha leggi, ma solo regole, con eccezioni che accorrono zelanti a confermarle.
Nel mondo occidentale la regola dell’incumbency advantage è, da molto, caso di scuola e, da prima, retaggio consolidato dell’esperienza elettorale. Nelle democrazie avanzate dell’alternanza, l’incumbent, colui che detiene la carica oggetto della contesa elettorale, gode di un vantaggio oggettivo sul suo sfidante, il challenger, che si compone di una serie di elementi: a) più alti indici di popolarità; b) benefici che derivano per via diretta dalla detenzione della carica; c) vantaggio sull’avversario nelle campagne di fund-raising.
Se l’incumbency advantage non è un’espressione del paradosso di Zenone, perché in politica accade che il challenger batta l’incumbent laddove Achille non raggiunge mai la tartaruga, è certo una delle regole meno disdette che circolino in politica.
Ebbene, in Italia, patria delle anomalie, da quando il sistema politico ha conosciuto l’alternanza democratica, la regola che l’ha contraddistinta è stata quella dell’incumbency disadvantage: chi – soggetto e/o coalizione – ha in mano le redini del governo, le perde immancabilmente in favore dell’avversario alle elezioni succcessive. Dal 1996 al 2008, un originalissimo incumbency disadvantage ha dettato legge per quattro turni elettorali di fila, diversamente da quanto abitualmente avviene altrove. Per motivazioni, ogni volta, certo peculiari, ma anche in virtù di una regola al contrario che esprime, forse meglio di altre, la cifra del fallimento della prima stagione del bipolarismo italiano.
Nel 2013, l’inattesa eccezione: l’alleanza di centrosinistra, destinata alla vittoria, non è riuscita a portare il proprio candidato premier a palazzo Chigi. Per ottenere (o non ottenere) ciò, la coalizione di centrosinistra, e il suo maggiore partito, hanno fatto registrare in voti reali il risultato peggiore della storia della Seconda repubblica: 10.047.808 di voti effettivi per la coalizione, 8.644.523 per il Pd. Rispetto al 2008: 3.641.552 voti in meno per la coalizione, 3.450.783 voti in meno per il suo maggior partito.
Rispetto al 2006, quando già alla camera era schierata la lista proto-Pd, Uniti nell’Ulivo: 8.954.790 voti in meno per la coalizione, 3.286.460 voti in meno per il maggior partito. Rispetto al 2001 – per il quale, con una legge elettorale diversa, il confronto è possibile se si considerano, per l’alleanza, il dato complessivo dei voti conquistati dal centrosinistra nei collegi uninominali e, per il partito, la somma dei voti di Ds e Margherita nella preferenza per la quota del 25 per cento di seggi da attribuire proporzionalmente – i voti in meno sono stati 5.971.580 per la coalizione e 2.898.458 nel confronto tra i voti del Pd 2013 e la somma di Ds e Margherita. Rispetto al 1996, seguendo i criteri di cui sopra, 4.399.740 voti in meno per la coalizione e 1.803.667 voti in meno nel confronto tra i voti del Pd 2013 e la somma di Pds e Ppi.
Rispetto al 1994, accertando che è impossibile avere un confronto tra le coalizioni del centrosinistra, perché nel ’94 non era presente un’alleanza di questo tipo, e limitando quindi il confronto tra i voti del Pd 2013 e la somma dei voti del Pds e del Ppi, contiamo 3.524.295 voti in meno.
I numeri appena messi in fila indicano, meglio di come potrebbe farlo il solo riferimento al voto del 2008, come al centrosinistra sia potuta riuscire l’impresa di smentire la regola dell’incumbency disadvantage, che nei quattro turni elettorali precedenti l’aveva fatta da padrone.
Le cause di una sconfitta tanto eclatante non possono essere meramente ricondotte a una campagna elettorale opaca. Non si produce il peggiore risultato della storia del centrosinistra italiano bipolare sbagliando semplicemente la campagna elettorale. Il record negativo di consensi raccolti ha radici più profonde nelle irrisolte contraddizioni identitarie del Partito democratico.
estratto da Antonio Funiciello, Sulle macerie di questo Pd, il Mulino, n. 4/2013
Fonte: Europa
Categorie: PD nazionale

Richetti: "Franceschini? No alle conversioni di convenienza"

Notizie dal PD - Mer, 04/09/2013 - 09:55
Intervista a Matteo Richetti di Sonia Oranges - Il Messaggero
«Se autorevoli rappresentanti del vecchio gruppo dirigente hanno cambiato idea su Matteo Renzi, ne sono molto lieto. Ma qualora questa scelta fosse dettata dalla convenienza, per loro non ci sarebbe alcuno spazio». Matteo Richetti, deputato democrat di comprovata fede renziana, ride al telefono con chi gli chiede di commentare l`endorsement di Dario Franceschini. 
Nessun timore di una trappola? 
«Penso che chiunque possa scegliere di sostenere Renzi, secondo un principio di libertà. Ma ciò non può cambiare in alcun modo il nostro approccio di radicale cambiamento del partito. Il problema non dobbiamo porcelo noi, semmai chi sceglie di sostenerci». 
Qualche domanda però ve la sarete pure posta. O no? 
«Chi guida un autobus non si preoccupa che i viaggiatori siano consapevoli di quale sia la meta da raggiungere. Guida per la sua strada e basta. D`altra parte, Renzi non ha mai manifestato atteggiamenti di rivincita, né ha mai basato la sua azione come se fosse il proseguimento delle primarie. Le adesioni, insomma, non cambiano i contenuti della nostra proposta politica. E, per dirla tutta, non mi risulta che Renzi abbia mai chiesto l`appoggio di alcuno. La scelta di Franceschini può essere considerata un atto unilaterale». 
Dunque, non ve lo aspettavate. 
«Certo, il contrasto tra queste nuove posizioni e il modo con cui hanno avversato Renzi nei mesi scorsi, è netto. Ma immagino che siano stati loro a porsi qualche quesito. Si saranno domandati come alle Feste democratiche, e non a quelle del Pdl si badi bene, migliaia di persone siano venute a sentire parlare Renzi, laddove quando intervenivano i dirigenti nazionali se ne contavano poche decine». 
Morale? 
«La verità è che il congresso sta già avvenendo, i democratici si stanno già esprimendo in tutt`Italia. E di certo non in favore di chi ha guidato il Pd sin qui. E se c`è chi se n`è accorto con un leggerissimo ritardo, ben venga».
Fonte: Il Messaggero
Categorie: PD nazionale

Latorre: "Siria, ora discutiamone in Parlamento"

Notizie dal PD - Mer, 04/09/2013 - 09:51
Intervista Nicola Latorre di Virginia Piccolino - Corriere della Sera
«La nostra attenzione sulla guerra in Siria è stata distratta dalla questione della decadenza di Silvio Berlusconi. E` questo il prezzo altissimo che il Paese ha pagato. Ora dobbiamo recuperare il ritardo. Il Parlamento deve discutere al più presto». Nicola Latorre, senatore pd, presidente della commissione Difesa al Senato, è d`accordo con il problema sollevato dalle colonne del Corriere della Sera. 
L`Italia deve riguadagnare terreno nell`analisi di ciò che sta accadendo in Siria. Abbiamo voltato la testa? 
«Non come azione di governo. La scelta di prevedere un intervento attivo in Siria solo sotto la copertura di risoluzioni internazionali è stata una scelta giusta almeno per due motivi». 
Ovvero? 
«Intanto perché è vero che dobbiamo preoccuparci delle sorti dei nostri oltre mille soldati in Libano, che finirebbero fra due fuochi». 
E poi? 
«Perché con una seria iniziativa diplomatica abbiamo più carte da giocare». 
Partendo da quali punti di forza? 
«Abbiamo dalla nostra ragioni geografiche, a partire dalla nostra posizione nel Mediterraneo. Ma anche ragioni storiche, come quella delle nostre relazioni con la Russia. Una concreta iniziativa diplomatica può iniziare già dal G2o». 
Con quale obiettivo? 
«Coinvolgere l`Europa a un`iniziativa unica. Perché l`Europa è la grande assente di questa vicenda. Ogni Paese è andato per una strada diversa. E questo dramma è anche figlio dell`errore di non aver accelerato l`ingresso in Europa della Turchia». 
A quale concreto risultato può portare il Geo? 
«Approfittando del fatto che si fa in Russia, cercare di portare Putin a concordare un`iniziativa per fermare Assad». 
C`è chi si chiede se il Pd sta con la linea di Obama o con quella di Putin? 
«A parte che io mi pongo il problema dell`Italia, non del Pd. Ma il punto non è la posizione di Putin». 
Piuttosto? 
«Il problema del Medio Oriente non si risolve dicendo che non bisogna fare la guerra. Perché la guerra già c`è. E il dramma della Siria ha un nome: le atrocità compiute dal regime di Assad. Detto questo noi dobbiamo manifestare la nostra comprensione per Obama e sperare che abbia il consenso del Congresso. O sarà un disastro». 
Non dipende da noi. 
«Ma visto che c`è stato chi ha gioito per la sconfitta di Cameron, non vorrei che ci fosse anche chi gioisse di un`eventuale sconfitta di Obama che sarebbe una sciagura enorme». 
Ilpapa ha lanciato un appello. 
«E importante. Ma non lo interpreto come un appello per quello che sta per accadere. Piuttosto per quello che è già successo». 
Cosa può fare l`Italia? 
«Bisogna che il Parlamento discuta al più presto della linea da assumere. L`occasione può essere la discussione già fissata sul rifinanziamento delle missioni all`estero. E il dibattito deve riguardare non solo la Siria». 
Bensì? 
«Dobbiamo ripensare radicalmente la nostra linea di azione nel Mediterraneo. Ci eravamo illusi che la Primavera araba portasse a un processo di democratizzazione. Invece prima in Libia, poi in Egitto, ora in Siria, ci troviamo dí fronte a una cosa del tutto nuova: una sorta di dirottamento. Occorre capire quale rotta prendere».
Fonte: Corriere della Sera
Categorie: PD nazionale

Letta: "Un piano di privatizzazioni. Al G20 un'intesa sulla Siria"

Notizie dal PD - Mer, 04/09/2013 - 09:44
Colloquio con Enrico Letta di V. Cus. - Il Messaggero
Enrico Letta è in piedi, al telefono poggiato sul tavolinetto davanti al divano in cui fa accomodare gli ospiti. In maniche di camicia, cioè nella stessa mise con cui ormai da quattro mesi scende al piano terra di Palazzo Chigi per le conferenze stampa dopo i Consigli dei ministri. Ma ha già pronta la valigia per il G20 di San Pietroburgo. 
Il suo primo summit nella versione allargata, ma anche quello in cui con tutta probabilità si decideranno i destini dell’eventuale conflitto tra Usa e Siria. Colpisce il paradosso da cui sono segnate le sue giornate: da una parte la costruzione di un percorso per il Paese, dall’altra la precarietà della situazione politica italiana con i cannoneggiamenti quotidiani, non cessati nemmeno dopo il sudatissimo accordo sull’abolizione dell’Imu e scanditi dai contraccolpi del caso Berlusconi. 
«Come vede sono qui a lavorare per cose decisive di medio lungo periodo, tutte importanti per l’Italia», sorride laconico il presidente del Consiglio con la mente rivolta a un «governo che barcolla ma non cade». Come la macchina di Santa Rosa ammirata in serata.
È chiaro perciò da tanti indizi che, nonostante la tensione e la fatica, Letta non rinunci affatto a stilare progetti e a rispettare le promesse. Compreso quel piano di dismissioni e privatizzazioni che ha annunciato agli investitori stranieri accorsi ad ascoltarlo a Londra nel luglio scorso. A costoro, industriali uomini d’affari e osservatori politici inglesi, il premier aveva anticipato il progetto che punterà a mettere sul mercato pezzi importanti del patrimonio Italia, liberando risorse. «Rispetterò quell’impegno in autunno», assicura Letta. 
Accompagnando poi, con una sorta di road show in grande stile per il globo, la presentazione del piano. Instabilità politica permettendo. dettagli perciò preferisce non darne, né entrare nel merito di quali società potrebbero essere interessate.
Un’altra fatica, più incalzante, è alle viste: la preparazione della legge di stabilità attesa per ottobre. Ieri il premier ne ha cominciato a parlare con il ministro dell’Economia Saccomanni. E sappiamo che non sarà indolore stendere la mappa della manovra e reperire le risorse necessarie (che in molti quantificano attorno ai 14 miliardi) soprattutto con tagli alla spesa, per non mettere le mani nelle tasche degli italiani. Anche il congresso del Pd, forse, arriverà in ottobre. Con la candidatura Renzi che sta scuotendo il partito e la possibile accelerazione verso le urne, prevista da molti. Letta non fa una piega. E lascia intuire chiaramente di non prevedere variazioni nella tabella di marcia di Palazzo Chigi.
In un contesto così arroventato il G20 è quasi una boccata d’ossigeno. O comunque un modo per alzare lo sguardo all’orizzonte. «Mi aspetto tre risultati importanti da San Pietroburgo», scandisce. E attacca: «Il primo riguarda la Siria. All’ultimo G8, in una drammatica nottata, gli europei sono riusciti a mettere d’accordo Putin e Obama su una posizione fatta di soluzione politica e conferenza di Ginevra 2, fine del regime di Assad e applicazione delle procedure Onu sull’utilizzo delle armi chimiche. 
Oggi con l’apertura che Obama ha voluto, spostando di due settimane la decisione dell’attacco, consente alla presidenza russa del G20 di utilizzare il summit per cercare un’intesa. L’auspicio è che l’occasione venga colta e che sia una grande chance per accorciare le distanze. Noi europei andremo lì per spingere questa soluzione».
Letta insiste però sulla novità di un vertice che ruoterà attorno a temi concretissimi. «Il secondo grande tema è la lotta ai paradisi fiscali - aggiunge- esiste ormai un crescente consenso attorno a questo tema dell’andare a ripulire il mondo dalle asimmetrie dei paradisi fiscali e fare della lotta all’evasione internazionale uno dei grandi obiettivi. Ormai il mondo è interdipendente non si può più reggere una situazione come quella di oggi che è una delle cause della grande crisi. L’anomalia per la quale esistono luoghi che possono permettersi quell’evasione da cui sono nate tante nefandezze della finanza internazionale». 
E conclude: «Il terzo grande tema, se possiamo dire che la grande crisi è alle spalle, è quello della ripresa dei negoziati per un commercio internazionale più integrato. E proprio qui dobbiamo cogliere l’altra occasione importante: questo è il primo G20 operativo dopo tanto tempo. I precedenti sono stati straordinari: ricordiamo Cannes, Londra o Los Cabos...». L’Italia vuole cogliere la sua finestra per consolidarsi. «Siamo riusciti ad ottenere due finestre importanti negli incontri bilaterali», dice con un pizzico d’orgoglio Letta. «Con Putin e con il presidente cinese, anche lui al primo G20, oltre che con il presidente messicano e la presidente della Sud Corea».
Fonte: Il Messaggero
Categorie: PD nazionale

Cittadinanza, Kyenge: "Lo ius soli temperato è la giusta direzione"

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 21:16

Genova, 3 set - Emigrazione e immigrazione, due facce di una stessa medaglia: gruppi di persone che si spostano da una parte all’altra del mondo e che portano ricchezza umana, culturale e anche economica ai rispettivi paesi di origine e a quelli verso cui si trasferiscono. Immigrati e italiani nel mondo per il semplice fatto di aver deciso di vivere in Italia o di lasciarla, pur contribuendo alla ricchezza del paese, hanno pagato questa scelta con la perdita di alcuni diritti fondamentali. Ed è per questo che se parliamo di immigrazione ed emigrazione, bisogna partire da un tema specifico, quello della cittadinanza. Quello da cui è partita Cecile Kyenge non appena avuto il ministero dell’Integrazione, perché, ha detto oggi il ministro intervenendo al dibattito dal titolo “Migranti allo specchio. Cittadinanza e culture in un mondo in movimento” alla Festa democratica a Genova, la “migliore integrazione è far sentire una persona inclusa, partecipe e protagonista di una comunità. Avendo diritti e doveri di cittadinanza e tra questi anche il voto”. Un dibattito organizzato dall’Ufficio Italiani nel mondo e dal Forum Immigrazione del Pd a cui erano presenti, oltre a Eugenio Marino e Marco Pacciotti, anche i parlamentari eletti all’estero del Pd Claudio Micheloni e Gianni Farina, proprio perché il tema della riforma della cittadinanza in Italia si sta affrontando “anche grazie al contributo degli italiani all’estero e ai parlamentari eletti all’estero” ha detto ancora il ministro Kyenge. Una riforma, quella sulla cittadinanza che riguarderà non solo gli immigrati, e in particolare i figli degli immigrati che nascono in Italia, ma anche gli emigrati italiani all’estero, alcuni dei quali non hanno la cittadinanza italiana solo perché le loro madri emigrate hanno perso la cittadinanza italiana e non hanno potuto trasmetterla ai figli nati prima del 1948. Una riforma che vuole partire dal concetto di Ius soli temperato, la direzione, spiega il ministro, verso cui si stanno muovendo molti paesi. In questo modo i genitori immigrati “possono richiedere la cittadinanza dei figli che nascono in Italia, senza seguire un percorso di integrazione perché – dichiara Kyenge - i figli degli immigrati fanno già lo stesso percorso dei bambini nati da genitori italiani”, andando a scuola e vivendo nella stessa società fin dal primo giorno della loro vita. Quando parliamo di immigrazione, aggiunge il ministro, spesso “sottovalutiamo gli aspetti strutturali” e la vediamo solo come un problema perché “non vediamo l’effetto positivo immediato, ma è la base per la costruzione dell’Italia del futuro, l’Italia migliore”. Una sorta di miopia, insomma, che si accompagna a una memoria spesso troppo corta: “In Italia – ha detto Farina - c’è una forte mancanza di memoria, il paese ha smarrito la sua storia, la storia dell’emigrazione italiana nel mondo: come siamo stati discriminati, come abbiamo lottato per costruire un processo virtuoso di integrazione e cittadinanza”. Un paese che dimentica, nonostante in ogni famiglia italiana ci sia almeno un’esperienza di emigrazione vecchia o nuova. “La costante dell’emigrazione – spiega Marino – è uno dei tratti fondamentali del nostro paese” ed è importante ricordarlo per affrontare meglio le tematiche legate ai nuovi italiani soprattutto di fronte a una crisi economica grave, a cui non si può “rispondere con una chiusura in se stessi – dice ancora Marino - ma cercando di stare insieme e trovando soluzioni condivise”. “Emigrazione e immigrazione – insiste Marino - non sono un costo o un problema di sicurezza, ma sono una risorsa culturale ed economica”. Per costruire un nuovo paese inclusivo è necessario partire dalla scuola dove crescono i nuovi cittadini, “formando gli operatori della scuola – dice Pacciotti – a cogliere questo cambiamento che sarà sempre più frequente. Si è parlato tanto di legge sulla cittadinanza, di ius soli. Non esiste una legge ma una tendenza, i bambini avranno sempre più spesso un’identità plurima”. Un altro elemento di “integrazione o interazione è il diritto di voto - ha aggiunto Pacciotti - Chi non vota conta meno di chi vota”. Sul tema del voto è tornato anche Micheloni che ha raccontato dell’esperienza del Cantone svizzero-francese di Neuchatel, dove è cresciuto: lì “il diritto di voto amministrativo – racconta il senatore del Pd - è stato concesso nel 1865 e da una decina di anni votiamo anche sul piano cantonale. La qualità dell’integrazione è migliore di qualsiasi altro Cantone del paese. E' nel nostro interesse e nell’interesse della democrazia facilitare questo processo di integrazione”. “L’integrazione – aggiunge Micheloni – è un’utopia, ma è un’utopia che dobbiamo rincorrere tutti i giorni”. E’ possibile raggiungerla solo se il migrante passa “da oggetto politico a soggetto politico; la cittadinanza vuol dire questo”. (Cle)
Categorie: PD nazionale

Pensioni, Carmassi: "Sistema equilibrato? Non per donne e giovani"

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 16:55

Il nostro sistema pensionistico uno dei più avanzati? Dipende da quale condizione reddituale ed età anagrafica lo si guarda. Brunetta ancora una volta si schiera a favore dei più forti, coloro che hanno redditi alti e pensioni alte, e affida alla selezione naturale tutti gli altri. Lo vada a raccontare alle tante donne che con la scusa della parificazione con gli uomini oggi vanno in pensione più tardi e con pensioni più basse. E che in base ai dati ISTAT (la pensione media delle donne non supera una volta e mezzo la pensione minima) dovranno lavorare fino a 70 anni, mentre devono far fronte ad un carico di cura che il governo in questi anni ha scaricato interamente su di loro. Lo vada a raccontare ai più giovani che entrano con difficoltà nel mercato del lavoro e hanno discontinuità di contribuzione. In base al nuovo sistema contributivo, dopo aver lavorato una vita non avrebbero una pensione alta nemmeno se finissero la carriera da manager. Brunetta e il PdL difendano pure l'esistente: noi ci preoccupiamo di assicurare più giustizia sociale. Chi oggi ha pensioni d'oro prenderebbe molto meno se fosse andato in pensione col sistema contributivo: trasformiamo la differenza in contributo di solidarietà, per rendere realmente il sistema previdenziale sostenibile nel tempo e non limitarsi a scaricare su giovani e donne i diritti acquisiti di altri.
Categorie: PD nazionale

Fedeli: "Patto Confindustria-sindacati atto di responsabile cooperazione"

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 16:42

"Il patto siglato a Genova tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil per l'occupazione e la crescita sancisce un'idea di convergenza tra parti sociali già avviata con l'accordo sulla rappresentanza firmato nel maggio scorso. Si tratta, infatti, di un atto di responsabile cooperazione sul tema del lavoro, una priorità decisiva per far uscire il paese dalla crisi e dallo stato depressivo che essa comporta". Lo ha affermato dalla vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli. "L'importanza del documento - ha aggiunto - risiede nell'affrontare in maniera specifica le problematiche fiscali che affliggono imprese e lavoratori chiedendo meno tasse sui redditi da lavoro e impresa grazie a un potenziamento delle detrazioni per dipendenti e pensionati e la riduzione dell'Irap". "A mio avviso il Governo e il Parlamento, in dialogo con le parti sociali, devono fornire risposte rapide e incisive, in linea con le decisioni già prese nei mesi scorsi, per restituire respiro e coraggio al paese. Quindi ora la responsabilità passa al Governo e alle Camere nella definizione della prossima legge di stabilità. Inoltre è ora anche necessario che essi recepiscano l'intesa sulla rappresentanza del maggio scorso rendendolo così esigibile in ogni settore ed azienda", è stata la conclusione.
Categorie: PD nazionale

Il mondo a una svolta

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 15:43
Il libro di Vittorio Prodi
"Un lavoro prezioso e politicamente estremamente utile quindi perché mai sterilmente ideologico, che ci permette così di evitare gli scogli del principale limite mostrato dalle battaglie ecologiste degli anni Ottanta e Novanta".Gianni Pittella - Vicepresidente del Parlamento Europeo
Il link al pdf del libro
Categorie: PD nazionale

Mafia, Garavini (Pd) : “Non solo repressione, ma anche cultura per contrasto”

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 14:38

Roma, 3 set - Mafia? Nein danke! si appresta ad inaugurare a Berlino la sesta festa della legalità con un ricco programma di eventi: teatro, cinema, letteratura e dibattiti. "Non ci si può limitare a contrastare le mafie a livello nazionale. Bisogna sensibilizzare opinione pubblica, media, società civile, politica ed istituzioni, al fine di promuovere un contrasto internazionale alle mafie. E soprattutto non basta la repressione. Le mafie non sono soltanto un problema di ordine pubblico che si risolve con la cattura dei mafiosi. È necessaria una forte azione culturale volta a rendere immune la società dai tentacoli della criminalità organizzata": lo ha detto Laura Garavini, fondatrice e presidente onoraria dell' associazione, illustrando il programma della festa insieme a Sandro Mattioli, giornalista, e presidente di Mafia? Nein Danke!. La Festa della legalità 2013 si apre con lo spettacolo teatrale "Padroni delle nostre vite", messo in scena dalla compagnia di autoproduzione palermitana SciaraProgetti. Lo spettacolo trae ispirazione dalla storia di Pino e Marisa Masciari, una coppia di imprenditori edili calabresi che negli anni Novanta si è ribellata alle estorsioni della ' ndrangheta, entrando nel programma di protezione per i testimoni di giustizia. Lo spettacolo si tiene l' 11 e il 12 settembre presso il prestigioso teatro di avanguardia, Neuköllner Oper di Berlino e farà tappa anche ad Amburgo, grazie alla collaborazione di Mafia? Nein Danke! con Rete donne Dica. Nel corso della festa è prevista la presentazione di libri e di dibattiti con esperti sul tema della legalità, oltre i confini nazionali. "Uno dei nostri obiettivi prioritari - ha dichiarato il presidente di Mafia? Nein Danke!, Sandro Mattioli - è quello di sensibilizzare il pubblico tedesco sul tema della criminalità organizzata. La Germania è diventata un crocevia europeo per flussi di denaro sporco di provenienza mafiosa. È necessario perseguire un' armonizzazione della legislazione a livello almeno europeo".
Categorie: PD nazionale

Cile, Porta (Pd) partecipa ad incontri ed eventi a 40 anni dal golpe

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 14:35

Genova, 3 set - "Quaranta anni fa un cruento colpo di Stato poneva fine in Cile al governo democraticamente eletto del socialista Salvador Allende. Oggi, in Cile ma anche da noi in Italia, sono diverse le manifestazioni che ricordano quei fatti". Lo ricorda con una nota il deputato del Pd Fabio Porta. Invitata dal Partito Democratico per partecipare ad alcune iniziative, e in particolare alla Festa Democratica nazionale organizzata a Genova, il Sindaco di Santiago del Cile Carolina Tohà ha incontrato il deputato democratico eletto in America Meridionale Fabio Porta a Genova. Nel corso di una intensa giornata di impegni pubblici e istituzionali, il Sindaco e il deputato, accompagnati dalla Responsabile America Latina del PD Francesca D' Ulisse e dal Presidente della Fondazione "Casa America" Roberto Speciale, hanno inaugurato una mostra fotografica ed hanno poi partecipato ad un dibattito organizzato nell' ambito del programma della Festa Democratica. Porta e Tohà hanno poi incontrato i sindaci di Genova, Doria e di Torino, Fassino. "I fatti del Cile sono ancora vivi e attuali - ha ricordato Porta - e non è un caso che tra poco più di un mese a Roma inizierà il processo sul ' Plano Condor' contro alcuni protagonisti delle dittature di Cile, Uruguay, Brasile e Argentina". "La drammatica esperienza di Allende - ha aggiunto il parlamentare del PD - ha in qualche modo rappresentato il paradigma al quale si sono successivamente ispirati i governi progressisti dell' America Latina, che negli ultimi anni hanno governato la maggior parte di quei Paesi". "Anche in Italia quei fatti e quella storia - ha concluso il deputato eletto in Sudamerica - sono ancora attuali; oggi come in quei giorni è forte il desiderio di politiche giuste ed eque intorno ai quali costruire una nuova politica in grado di dare risposte ad una popolazione spesso provata dalla crisi economica e dal disincanto dalla politica tradizionale".
Categorie: PD nazionale

Consolati, Giacobbe (Pd) : “Forte impegno contro la chiusura”

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 14:32

Adelaide, 3 set - "Forte impegno contro la chiusura dei consolati, potenziamento dei corsi di lingua italiana, promozione della cultura e incentivazione dei scambi commerciali tra Australia e Italia. E poi le pensioni, sulle quali il nostro occhio rimane vigile. Su questi temi ci stiamo impegnando in Parlamento a difesa dei diritti degli italiani all' estero e su questi temi daremo risposte alle nostre collettività". Con queste parole Francesco Giacobbe, senatore del Pd eletto all' estero, si è rivolto ai tantissimi connazionali che hanno affollato la Payneham Public Library di Adelaide per un incontro con la comunità italiana.
Categorie: PD nazionale

Imu Agricola, Lavarra: bene Letta, si va verso la giusta direzione

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 13:50

Le misure in materia di Imu agricola , varate dal Governo Letta, alleviano il disagio del settore per una tassa particolarmente iniqua e ingiustificata. L'abrogazione della rata giugno per fabbricati e terreni a destinazione agricola e l' impegno a sopprimere la rata di dicembre vanno nella direzione da noi tenacemente perseguita. 
Anche in questa materia la elaborazione congiunta fra Dipartimento Economia, Forum agricoltura e rappresentanze parlamentari del Pd è stata utile e produttiva . Incisivo è stato il lavoro interministeriali della nostra delegazione al Governo e in particolare la cooperazione fra il sottosegretario Martina , il vice Ministro Fassina , il sottosegretario Barretta. Ora con lo stesso metodo continueremo la nostra iniziativa per ottenere il carattere strutturale della esenzione e la deducibilità fiscale a favore delle aziende agricole nelle proposte di Riforma all'esame del Governo per il 2014.
Categorie: PD nazionale

Conservare ricordo per cultura della legalità

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 13:26
A 31 anni dalla morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa per conservare il ricordo e tramandarlo
“Oggi ricorre il 31.mo anniversario dell’omicidio del Prefetto di Palermo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'agente di scorta Domenico Russo. A loro va il nostro commosso e sentito ricordo. Il generale Dalla Chiesa rappresenta uno spartiacque storico, il simbolo non solo della lotta tra Stato e mafia ma anche dell’esigenza di tenere sempre alta l’attenzione tra i rapporti tra politica e mafia. Dalla Chiesa è stato un vero servitore dello Stato che fino in fondo ha compiuto il suo dovere al pari dell’agente Russo, caduti in una battaglia che ha segnato uno dei momenti più bui della storia della nostra Repubblica. Oggi abbiamo il dovere di conservarne il ricordo e di tramandarlo in maniera puntuale poiché solo in questa maniera è possibile costruire una vera cultura della legalità. Le metodologie adottate da Dalla Chiesa nella lotta alla mafia ha consentito di raggiungere importantissimi risultati, su questa strada bisogna procedere senza alcuna incertezza”. Così Pina Picierno, responsabile legalità del PD. 'Voglio ricordare il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Quel giorno a Palermo si consumo' un durissimo attacco al cuore della nostra Repubblica''. Aggiunge il senatore Vannino Chiti, presidente della commissione Politiche dell'Unione Europea: ''Dalla Chiesa dedicò la sua vita al servizio della legalità, combattendo prima il terrorismo e poi la mafia con rigore e serietà. Cadde vittima della barbarie anche a causa dell'assenza di un sostegno adeguato da parte delle istituzioni. Per rendere omaggio alla sua memoria, a noi spetta il compito di non dimenticare e portare avanti con determinazione e coerenza la lotta contro ogni tipo di criminalità organizzata, unendo all'azione della magistratura e delle forze di polizia, la formazione civile e uno sviluppo sostenibile che assicuri opportunità di vita ai giovani''.
Categorie: PD nazionale

Le notizie dal mondo della scuola

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 13:14
Selezione quotidiana di testate giornalistiche nazionali e specializzate. In primo piano:Int. a M. Carrozza : "Bocciare sia scelta estrema" (A. Barbano)
Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4

Primo Piano 
03-09-2013 Il Mattino, Int. a M. Carrozza : "BOCCIARE SIA SCELTA ESTREMA" (A. Barbano)

03-09-2013 Libero Quotidiano, IN CARROZZA, LA SCUOLA RIPARTE SARA' UN ALTRO ANNO MALEDETTO (D. Giacalone)


La scuola italiana 
03-09-2013 Corriere della Sera, TRA I BANCHETTI DEI LIBRI SCOLASTICI IL RITORNO DEI MANUALI GIA' SOTTOLINEATI (L. Berberi)

03-09-2013 La Repubblica, IL FASCINO DEL PROFESSORE (V. Schiavazzi)

03-09-2013 La Repubblica, NON SEDURRE MA SERVIRE E' QUESTO IL VERO POTERE (M. Veladiano)

03-09-2013 Avvenire, TEST DI INGRESSO ED ESAMI DI MATURITA' UN CANE CHE SI MORDE LA COSA (R. Carnero)

03-09-2013 La Padania, I GIOVANI PADANI SUL PIEDE DI GUERRA "CONCORRENZA SLEALE"

03-09-2013 Avvenire, Int. a A. Scotto Di Luzio : CHI HA UCCISO IL LICEO CLASSICO? (R. Zanini)

03-09-2013 Il Mattino, IL BONUS MATURITA' PENALIZZA I CLASSICI (G. Israel)

03-09-2013 Affaritaliani.Libero.it, DIALOGO (TRA SCRITTORI) SULLA SCUOLA SOGNI E PROBLEMI TRA I BANCHI

02-09-2013 Tuttoscuola.com, Le sei proposte di Tuttoscuola, primi commenti dei lettori


Educazione (0-6 anni)  
03-09-2013 Liberta', "GLI ASILI NIDO SONO DI QUALITA' ECCELLENTE"

03-09-2013 Notizieinabruzzo.it, PESCARA, RIAPERTI GLI ASILI NIDO COMUNALI

03-09-2013 Corriere del Veneto, ASILI, LA CRISI FA CROLLARE GLI ISCRITTI

03-09-2013 Corriere dell'Umbria, SARANNO 123 I POSTI-NIDO CHE VERRANNO ASSEGNATI A TARIFFA AGEVOLATA


Sindacale 
03-09-2013 Il Messaggero, LA SCUOLA RIPARTE CON IL CAOS DEI BIDELLI (A. Campione)

03-09-2013 Il Manifesto, Int. a R. De Robertis : "HO VINTO UN POSTO A SCUOLA, MA NON SARO' ASSUNTO" (Ro.Ci.)

03-09-2013 Italia Oggi, AUMENTARE L'ORARIO DI INSEGNAMENTO? I PROF DICONO NO


Accade in città 
LOMBARDIA: 03-09-2013 Marketpress.info, MILANO, SCUOLE: CONCLUSI I LAVORI IN 6 ISTITUTI, LEZIONI AL VIA IL 12 SETTEMBRE

EMILIA ROMAGNA: 03-09-2013 Il Resto del Carlino, CARTELLA, BIRO E QUADERNI COSI' ARRIVA LA MAZZATA

LAZIO: 03-09-2013 Il Messaggero, PRIMO GIORNO DI SCUOLA CON SCIOPERO LUNEDI' STOP AI BUS PER QUATTRO ORE (C.R.)

LAZIO: 03-09-2013 Il Tempo, I DOCENTI PRECARI OCCUPANO IL PROVVEDITORATO (N. Poggi)

SICILIA: 03-09-2013 Il Fatto Quotidiano, SCUOLA: "DIRO' AI MIEI NIPOTI, HANNO ASSUNTO NONNA" (R. Giacalone)


Accade nel mondo 
03-09-2013 Italia Oggi, SCUOLE & AUTONOMIA - TRADUTTORI IN ERBA PER L'UNIONE EUROPEA (E. Micucci)

03-09-2013 Tiscali.it, SIRIA: BAMBINI SENZA SCAMPO


Nativi digitali e nuove tecnologie 
03-09-2013 Italia Oggi, SCUOLA DIGITALE, UNA SCONOSCIUTA

03-09-2013 LA Tecnicadellascuola.it, IL CASO MAMIANI ED IL PERICOLOSO FALLIMENTO DELLA SCUOLA DIGITALE

03-09-2013 La Repubblica, CONTRO IL CARO ZAINI, SPESE ONLINE E NIENTE GRIFFE

03-09-2013 VivereJesi.it, LA RETE DA SCRIVERE: GLI INSEGNANTI A SCUOLA DI TECNOLOGIE DIGITALI /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Calibri","sans-serif"; mso-ascii-font-family:Calibri; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Calibri; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; mso-bidi-theme-font:minor-bidi;}

Categorie: PD nazionale

Genova, Sindaco di Santiago CarolinaToha' con Fabio Porta e Piero Fassino

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 12:01

A QUARANTA ANNI DAL GOLPE CILENO L’ON. FABIO PORTA (PD) PARTECIPA INSIEME AL SINDACO DI SANTIAGO DEL CILE, CAROLINA TOHA’ AD INCONTRI ED EVENTI.

A Genova inaugurata una mostra fotografica presso la Fondazione “Casa America” e poi il dibattito alla Festa del Partito Democratico; incontri con i sindaci di Genova e Torino Quaranta anni fa un cruento colpo di Stato poneva fine in Cile al governo democraticamente eletto del socialista Salvador Allende; oggi, in Cile ma anche da noi in Italia, sono diverse le manifestazioni che ricordano quei fatti.
Invitata dal Partito Democratico per partecipare ad alcune iniziative, e in particolare alla Festa Democratica nazionale organizzata a Genova, il Sindaco di Santiago del Cile Carolina Tohà ha incontrato il deputato democratico eletto in America Meridionale Fabio Porta a Genova.
Nel corso di una intensa giornata di impegni pubblici e istituzionali, il Sindaco e il deputato, accompagnati dalla Responsabile America Latina del PD Francesca D’Ulisse e dal Presidente della Fondazione “Casa America” Roberto Speciale, hanno inaugurato una mostra fotografica ed hanno poi partecipato ad un dibattito organizzato nell’ambito del programma della Festa Democratica.
Porta e Tohà hanno poi incontrato i sindaci di Genova, Doria e di Torino, Fassino.
“I fatti del Cile sono ancora vivi e attuali – ha ricordato l’On. Porta – e non è un caso che tra poco più di un mese a Roma inizierà il processo sul “Plano Condor” contro alcuni protagonisti delle dittature di Cile, Uruguay, Brasile e Argentina”.
“La drammatica esperienza di Allende – ha aggiunto il parlamentare del PD – ha in qualche modo rappresentato il paradigma al quale si sono successivamente ispirati i governi progressisti dell’America Latina, che negli ultimi anni hanno governato la maggior parte di quei Paesi”.
“Anche in Italia quei fatti e quella storia – ha concluso il deputato eletto in Sudamerica – sono ancora attuali; oggi come in quei giorni è forte il desiderio di politiche giuste ed eque intorno ai quali costruire una nuova politica in grado di dare risposte ad una popolazione spesso provata dalla crisi economica e dal disincanto dalla politica tradizionale”
Categorie: PD nazionale

Il Pd che serve dopo Berlusconi

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 10:59
Alfredo Reichlin - L'Unità

CHE CONGRESSO VOGLIAMO FARE? INTANTO, ALLA FACCIA DI UN MONDO POLITICO E GIORNALISTICO CHE VIVE SOLO SCAGLIANDO FANGO CONTRO IL PD, SI DEVE RICONOSCERE CHE QUESTO PARTITO ESISTE.  Detto questo credo anch’io che sia giunto il tempo di guardare avanti e di tornare a dare la parola alla Politica e non solo ai magistrati e ai giuristi. Tenere fermo sui principi, non nascondersi il pericolo che incombono ma vedere anche le nuove possibilità e i nuovi scenari che si aprono. L’Italia sta cambiando e Berlusconi è ormai azzoppato irrimediabilmente. Quali che siano  le sue reazioni e la fedeltà dei suoi dipendenti, quale che sia quel tanto di consenso popolare che conserva, nonché il potere enorme del denaro, il controllo delle TV e dei giornali, le sue relazioni con certi grandi interessi, nulla potrà impedire una crisi di quello strano blocco quale è stata finora la destra italiana: un coacervo di moderati e di reazionari, di culture conservatrice di ispirazione liberale che convivono con tutti i  populismi, anche quelle di matrice  sovversiva, addirittura razzisti e fascisti, accanto a uomini di Comunione e Liberazione. Un coacervo che è stato finora tenuto insieme da che cosa? Dall’abilità di Berlusconi certamente ma, al fondo, dal fatto che la borghesia italiana non esiste, almeno nel senso che non ha un volto nazionale, vive nella paura che qualcuno tocchi quella che Verga chiamava “la roba”. Ma sopratutto non ha e da tempo una sua visione dell’Italia, non è capace di dare a questo paese una identità. Al fondo, a me sembra questo il grande problema storico-politico che il tramonto di Berlusconi ha riaperto. Il problema dell’egemonia. Si è spalancata una autostrada davanti al PD ma alla condizione che esso riesca a ricostruirsi come partito nuovo, partito della Nazione, e non una ennesima riedizione delle vecchie sinistre laiche e cattoliche. Ecco cosa intendo dire quando auspico un  ritorno alla grande politica. Non solo chiedere al governo di fare “qualcosa di sinistra” ma pensare la nostra prospettiva di Partito.

Dunque, che congresso vogliamo fare? Il compito nostro non è quello di essere una appendice subalterna  e passiva del governo. La tenuta del governo è fondamentale, ma è vero anche che il governo non tiene a lungo se il sistema paese  non si rinnova e se non viene in campo una  visione del futuro, una diversa idea di società. La domanda che mi inquieta è con che tipo di partito usciamo da questa Assise. Io credo che la società di oggi, esattamente la società degli individui chiede di essere governata non più soltanto dai mercati ma da nuove strutture politiche. Il nuovo non è il ritorno al liberismo (fallito) o la formazione  di una ennesima organizzazione elettorale costruita intorno alla popolarità di un capo. E’ certamente il bisogno di un partito diverso da quello del passato ma nel senso –io penso- che si organizzi meno come strumento di potere e più come fattore guida, anche morale della comunità. Un partito più unitario e più largo, diverso dal passato ma non meno radicale, se è vero che siamo in presenza di società che certamente sono molto più di prima società di individui ma nella quale il capitale che alimenta lo sviluppo non può essere più costituito dalle rendite finanziarie ma dalle capacità umane e quindi dall’insieme dei rapporti personali e di vita. Una cosa è certa. E’ giunto il tempo di ridefinire i beni comuni e le linee di evoluzione della società a fronte di fatti enormi (l’immenso potere di ristrette oligarchie, la irrilevanza del  cittadino e dei diritti democratici, il ruolo della scienza e l’uso delle risorse naturali) i quali rimettono in gioco non solo i governi ma la società. Si tratta di ridefinire i principi etici sulla cui base stare insieme e le nuove responsabilità verso la comunità.

E’  sulla base di queste considerazioni che  io mi chiedo se basta  un “uomo solo al comando” oppure se occorre favorire sopratutto la formazione di un nuovo gruppo dirigente di alto livello. Questo dovrà esistere in ogni caso.

 
 

Categorie: PD nazionale


 L'Italia di domani 

 le proposte del partito democratico 

L'indice delle pagine sul sito PD  -  Visualizza online la brochure

"L'Italia di domani" era anche il tema della Festa Democratica nazionale tenuta a Pesaro. Puoi rivedere l'intervento conclusivo di Bersani su Youdem.tv o leggere il testo integrale sul sito nazionale.

Condividi contenuti