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Nessun margine per la decadenza di Berlusconi

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 10:32
"Berlusconi ha esercitato il proprio diritto di difesa nel processo secondo quelle che erano le disposizioni del codice penale e oggi non siamo ad un quarto grado di giudizio".
Intervista a Danilo Leva di Angela Mauro - Huffigton Post
«Berlusconi può ricorrere dove vuole. Ma da solo». E dunque non può, visto che gli è necessario l’ok della maggioranza della giunta immunità del Senato per ricorrere - sia in Consulta che alla Corte di Strasburgo - contro l’applicabilità della legge Severino al suo caso di decadenza da Palazzo Madama. Danilo Leva, responsabile Giustizia del Pd nonché vice presidente della giunta autorizzazioni a procedere della Camera, non vede margini di manovra «né per un ricorso alla Corte europea di Strasburgo», la nuova tentazione del Pdl, «né tanto meno in Corte Costituzionale», la vecchia idea già bocciata dal Pd. In vista di lunedì prossimo, quando è prevista la prima riunione della giunta del Senato per la discussione del caso Berlusconi, Leva chiude la prospettiva di tempi lunghi per l’esame della questione Cavaliere: «Il Pd contrasterà eventuali manovre dilatorie del Pdl».
Il Pdl ha interesse a dilazionare i tempi del lavoro della giunta per le immunità sul caso Berlusconi, condannato in terzo grado per frode fiscale. Il Pd sostiene che non farà sconti ma che vanno rispettati i diritti del condannato. Non vede il rischio che la questione si trascini per mesi e che il Pd resti vittima di inevitabili polemiche interne? 
«La giunta è un organismo paragiudiziario per cui la politica dovrebbe smetterla di fare indebite pressioni. La giunta si darà i propri tempi. Certo è che non potranno essere avanzati cavilli o pretesti solo perché si tratta di Berlusconi».
Il Pdl pensa ad un ricorso alla Corte europea di Strasburgo per contestare l’applicabilità della legge Severino al caso Berlusconi. Il Pd potrebbe acconsentire ad una richiesta del genere?
«Fermo restando l’autonomia di valutazione dei componenti della giunta, chiamati a svolgere un ruolo delicato, la posizione del partito è chiara: la politica è chiamata ad applicare la sentenza della Cassazione. Berlusconi ha esercitato il proprio diritto di difesa nel processo secondo quelle che erano le disposizioni del codice penale e oggi non siamo ad un quarto grado di giudizio. Si applicherà la sentenza e la legge Severino. Io non vedo margini per un rinvio a Strasburgo: la legge è chiara e applicabile al caso Berlusconi così come è stata applicata ad altri casi. Berlusconi è libero di ricorrere dove vuole, ma per farlo non conti su aperture da parte del Pd».
Torno alla questione dei tempi. Realisticamente, se la Corte d’appello di Milano non dovesse esprimersi subito sul ricalcolo dell’interdizione e se in giunta la questione si trascinasse per mesi, il Pd quanto la potrebbe reggere senza polemiche sul piano politico?
«La posizione nostra è chiara. Il Pd farà in modo che non ci siano dilazioni pretestuose e strumentali da parte del Pdl».
Come giudica le parole di Violante sul diritto alla difesa da parte di Berlusconi in giunta?
«E’ una posizione autorevole ma corrisponde a un suo punto di vista. Io penso che il diritto di difesa come cittadino Berlusconi lo abbia esercitato nel processo e che la giunta non sia un quarto grado di giudizio. A Berlusconi vanno garantiti gli stessi diritti che a qualsiasi senatore: no ai pretesti e alle strumentalizzazioni che il Pdl sta dimostrando di voler mettere in atto».
Fonte: Huffington Post
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Fassino: "Non si può tirare il freno a mano questo è il momento di Matteo"

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 09:40
Intervista a Piero Fassino di Diego Longhini - La Repubblica
«Penso che quella di Renzi sia una disponibilità che il Pd deve raccogliere. Sarebbe un errore lasciarla cadere o, ancor peggio, ostacolarla». Parola di Piero Fassino, ora sindaco di Torino e presidente dell`Anci, per sette anni segretario dei Ds uno dei padri fondatori dei Democratici. Fassino è pronto a fare la sua parte per «contribuire a creare uno schieramento largo a sostegno del sindaco di Firenze per il bene del partito e del Paese». 
Perché è pronto a sostenere Renzi per la corsa per la guida del Pd? 
«Per tre ragioni. Interpreta al meglio una profonda domanda di rinnovamento presente nella società italiana, ha una proiezione mediatica che lo mette in presa diretta con una larga parte dell`opinione pubblica che va al di là della militanza attiva e raccoglie consenso fuori dal Pd e dal centrosinistra. Supera gli steccati, in maniera trasversale, intercettando coloro che si sentono delusi: delusi dalla mancata vittoria del centrosinistra, delusi dalla sterilità delle proposte di Grillo, delusi dal centro destra e da Berlusconi». 
Il gruppo dirigente del Pd non ha più paura del sindaco di Firenze? 
«È ora che il gruppo dirigente faccia un salto. Non si sceglie un leader, come dire, tirando continuamente il freno amano, avendo paura di quello che si può scegliere. È l`ora di liberarsi dalla preoccupazione di preservare quello che siamo stati piuttosto di costruire quello che potremmo essere. Apriamo una stagione nuova per il Paese. Solo il Pd può farlo, privilegiando il coraggio alla paura. Il Pdl è ostaggio di Berlusconi, il Movimento 5 Stelle è prigioniero dello spirito di vendetta e dei personalismi di Grillo. Se non siamo noi ad innovare, chi mai potrà farlo? Oggi il Pd sta vivendo una situazione simile a quando presi in mano i Ds al congresso di Pesaro, dopo la sconfitta elettorale del 2001. Io dissi: o si cambia o si muore. Il momento è analogo». 
Non si poteva cambiare prima delle ultime elezioni politiche? 
«Non si può scrivere la storia con i se. Anche Renzi in questi mesi ha fatto un salto fino ad arrivare alle parole della Festa di Genova, dove ha spiegato chiaramente che non vuole chiudersi nel fortino di una corrente, non vuole fare il primo dei "renziani", ma vuole parlare a tutti, non solo all`interno del Pd. In questi mesi ha dimostrando di voler essere un uomo di unità e di coesione, un leader capace di ricompattare. E personalmente sono convinto non da oggi che Renzi rappresenti un fattore di innovazione importante. Parlando con Bersani al telefono, poche ore prima che salisse al Colle per annunciare al presidente Napolitano l`impossibilità di formare un governo, gli dissi: fai la mossa del cavallo, suggerisci tu Renzi come presidente del Consiglio. È il momen». 
Renzi segretario non rischia di mettere in crisi Letta e il suo governo? 
«No, al contrario. Un Pd che faccia squadra intorno a Renzi renderà più solido anche il governo Letta in questa fase cruciale». 
Ma la prospettiva del sindaco è quella di fare il premier, non il segretario. Sarà una coabitazione difficile? 
«Una cosa alla volta. Quando si arriverà alle elezioni si valuterà. Oggi Renzi si candida a fare il leader del Pd. Punto. Da come farà il segretario dipenderà anche l`eventuale candidatura a premier. Ragioniamo su come dare al partito una guida forte con l`obiettivo di parlare al Paese». 
La candidatura di Renzi mette fuori gioco tutte le altre? 
«La candidatura di Renzi non ne esclude altre, certo che se intorno al sindaco di Firenze si coagulerà un`ampia maggioranza sarà più facile avere un congresso che parli dell`Italia e all`Italia piuttosto che una conta interna al partito. C`è la necessità di dare a questo Paese una prospettiva». 
L`ala dell`ex segretario Bersani non è convinta di questa opzione. C`è il rischio di lacerazioni o spaccature profonde? 
«Nessuno dentro il Pd coltiva sentimenti di abbandono o dilacerazioni, siamo mossi tutti da una passione civile e politica nei confronti del Pd e dell`Italia. Con Renzi si può aprire una stagione nuova. E il momento dell`innovazione e della discontinuità».
Fonte: La Repubblica
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Zoggia: "Rischiamo steccati tra ex Ppi e Ds, deve vivere l'anima eurosocialista"

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 09:31
Intervista a Davide Zoggia di Giovanna Casadio - La Repubblica
«Quella che p orta a Renzi sembra oggi a molti Democratici la strada più facile». Davide Zoggia, responsabile dell`organizzazione del Pd, come tutti i bersaniani è spiazzato. 
Zoggia, si aspettava che Franceschini corresse ad abbracciare Renzi? 
«Mi aspettavo, non mi aspettavo... In politica ci sono momenti in cui la strada non è semplice. Quella che porta a Renzi appare la strada più facile. Perla stima che ho di Franceschini non mi permetto di dare giudizi. Avverto tuttavia un rischio». 
Quale? 
«Attenzione a non riproporre dentro il Pd gli schieramenti che riportano ai vecchi Ds da un lato e alla Margherita dall`altro. Questa è una cosa da evitare assolutamente. Io vengo dal Pci, sono stato iscritto alla Fgci quando il segretario era Cuperlo, ma ormai i cosiddetti "nativi" del Pd sono la maggioranza. Franceschini avrà fatto le sue considerazioni, però va evitata qualsiasi tentazione di chiudersi in recinti». 
Sarebbe l`anticamera di una scissione? 
«No, spero proprio di no. C`è anche un altro pericolo in questo schierarsi, e cioè di non salvaguardare abbastanza il governo. Le fibrillazioni nel governo stesso aumenteranno. Aggiungo che una matrice che richiami al socialismo europeo deve vivere nel partito. Si sta invece immaginando un ex popolare alla guida del Pd, Renzi, e ce ne è uno, Letta, al governo». 
Comunque, tutti nel Pd sono pronti a salire sul carro del sindaco "rottamatore"? 
«È chiaro che in questo momento Renzi è la candidatura più autorevole. Comunque quello che va evitato è che qualsiasi candidatura alla segreteria del Pd, quelle che ci sono o che ci potrebbero essere, diventino la pietra tombale per il governo Letta». 
Schierarsi con Renzi significa far cadere Letta? 
«Dico solo che ci deve essere la consapevolezza che il congresso del Pd deve discutere del segretario, anche perché il partito ha bisogno di essere ricostruito». 
Tra Renzi e voi bersaniani sarà lotta dura sempre? 
«Il punto èl`idea di partito. Per noi il Pd deve risolvere i problemi degli italiani, non essere un mezzo a disposizione di qualcuno per andare a Palazzo Chigi. Per carità, andare a Palazzo Chigi è importante perché per realizzare il programma del centrosinistra bisogna governare. Però più che discutere delle persone, vediamo che progetto di partito hanno in mente». 
I bersaniani chi appoggeranno? Il dalemiano Cuperlo? 
«La piattaforma di Cuperlo si concentra sulla segreteria del Pd e merita attenzione. A noi, ripeto, interessa eleggere il segretario, non il candidato premier. Approfondiremo in una riunione nei prossimi giorni».
Fonte: La Repubblica
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I nuovisti forse vincono ma andranno a sbattere

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 09:29
Stefano Fassina - Europa
Ringrazio Pierluigi Castagnetti per le riflessioni sul congresso del Pd. Provo anch’io, con prudenza, a rispondere all’interrogativo: «Com’è potuto accadere che, nonostante la serietà del nostro programma non abbiamo vinto?».Castagnetti insiste sulla provenienza storica della classe dirigente del Pd come categoria esplicativa: gli “ideologizzati” eredi del Pci; i “non ideologizzati” ex Dc.
Indica come ragione fondamentale del nostro risultato l’incapacità di parlare «il linguaggio della concretezza e della conoscenza dei problemi» dovuto all’ideologia di chi guidava la sfida. Non capisco. I “vincitori” delle elezioni sono stati il Pdl e il M5S. Il primo promise la restituzione dell’Imu già versata. Il secondo, oltre a urlare “tutti a casa”, ammiccò all’uscita dall’euro. Hanno parlato il linguaggio della concretezza e della conoscenza dei problemi? E la disastrosa performance di Mario Monti e di Scelta Civica? E quale sarebbe stato il nostro risultato se avessimo seguito i “non ideologizzati” che proponevano la famosa “Agenda Monti” come agenda del Pd?
L’esplorazione è difficile. Cerchiamo di ancorarla ai dati di realtà. Nel 2008, la coalizione guidata dal Pd ottenne 13.689.330 voti. Il Pdl 17.064.506 voti. La differenza fu, quindi, di 3,4 milioni di voti: di gran lunga la più ampia del ventennio alle nostre spalle. La distanza tra Pd e Pdl raggiunse il record storico di 1,5 milioni di voti, mentre nel 2013 il Pd è diventato per la prima volta primo partito. Nelle elezioni si compete per migliorare il proprio risultato o per vincere? 
È come se, per valutare una squadra di calcio, si ricordasse che nella prima partita ha fatto 3 goal e nella seconda soltanto uno e si concludesse che ha avuto una prestazione finale scadente. Al “Bar sport” chiederebbero subito: quanti ne ha presi? La risposta sarebbe 5 nel primo match, uno nell’ultimo. 
Una nettissima sconfitta e un pareggio. Dovrebbe riflettere chi fa campagna congressuale dietro lo slogan “abbiamo sbagliato un rigore a porta vuota”. Siamo sicuri che fosse più facile nel 2013, al quinto anno di profonda recessione, un milione di disoccupati in più, classi medie in tensione, dopo aver colpito duramente i nostri riferimenti sociali senza poter indicare una speranza, stretti in un quadro politico innaturale e contaminati anche noi da pesanti casi di illegalità, avversati da larga parte degli interessi più forti impegnati come sempre a proteggersi da una meno iniqua distribuzione degli aggiustamenti necessari?
La ricostruzione non intende minimizzare i nostri problemi, ma sottolineare che vengono da lontano e hanno natura strutturale. Allora, perché abbiamo perso?
La risposta più rilevante, non l’unica, è nello svuotamento delle democrazie nazionali. Non a caso, le condizioni dei progressisti sono difficili ovunque in Europa. Nel ’900, le forze progressiste erano credibili come forze di trasformazione in quanto lo stato nazionale aveva effettivi poteri di regolazione dell’economia. Partiti progressisti e sindacati realizzavano, certo in parte e in modo approssimativo, dove più dove meno, le promesse di cambiamento progressivo. 
Nessuno prestava attenzione ai costi della politica perché la politica era utile. Dalla fine degli anni ’80, per tante ragioni, in particolare a causa della rimozione del controllo dei movimenti di capitale, di merci e servizi, spinta da Reagan e Thatcher, le democrazie nazionali sono subalterne ai poteri extra-territoriali e extra-democratici dell’economia, in particolare della finanza speculativa. Così, le forze di cambiamento progressivo diventano poco credibili e senza autorevolezza agli occhi degli elettori in quanto senza strumenti per intervenire. 
Non a caso, noi che vogliamo promuovere dignità della persona che lavora, uguaglianza, pari opportunità, sostenibilità ambientale e sociale siamo impegnati a riconquistare sovranità nell’unica dimensione possibile: la condivisione europea.
In tale transizione, i progressisti, anche quelli passati per Bad Godesberg, sono in difficoltà perché, incapaci innanzitutto sul piano culturale di una lettura e di un programma autonomo, si propongono come i più affidabili esecutori di una ricetta ideologica insostenibile: la svalutazione interna, combinato disposto di austerità cieca e svalutazione del lavoro. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti: dopo 5 anni, lo scenario è recessione profonda, esplosione della disoccupazione e impennata del debito pubblico (dal 2008 al 2013, 30 punti percentuali in più nell’euro-zona). 
Attenzione ai miraggi: i segnali di ripresa sono reali. Ma il quadro della politica economica dettata a Bruxelles da Berlino e Francoforte prospetta un decennio giapponese per noi europei: stagnazione, anemia di lavoro e debito pubblico indomabile. L’euro-zona, all’inseguimento del pareggio di bilancio e delle riforme strutturali, è sulla rotta del Titanic. Noi abbiamo perso perché siamo rimasti senza parole: indisponibili a recitare una linea senza futuro, ma impossibilitati a raccontare un’alterità etica, politica e programmatica.
È vero, caro Castagnetti, siamo in una «nuova epoca», siamo in un «mondo nuovo”, serve un «pensiero nuovo». Il problema è che i “non ideologizzati” continuano a seguire, consapevoli o no, l’ideologia fallita di moda nell’ultimo trentennio: non più egemone, ma dominante a causa di interessi forti, ma così corporativi, in particolare in Italia, da essere miopi fino all’autolesionismo.
Chi va a corrente, ammantato di nuovismo, appare vincente. Privo di un impianto culturale e politico autonomo e senza la spinta di un’alleanza di interessi economici e sociali orientati al cambiamento progressivo, segue la corrente. Ma la rotta è sbagliata. È sempre più vicino l’iceberg dei populismi nazionalisti e regressivi. Dobbiamo cambiare rotta e navigare contro corrente. Per il Pd, gli ostacoli da superare sul terreno dell’ideologia sono due: continuità e subalternità.
Fonte: Europa
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I vantaggi se Renzi vince. Anche per il governo

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 09:26
Franco Monaco - Europa
Sembra che Renzi abbia rotto gli indugi e sciolto la riserva, annunciando la sua candidatura a leader del Pd, per la cui formalizzazione attende solo data e regole del congresso. È una buona notizia sotto più di un punto di vista. Il primo: egli è da tempo il candidato più accreditato a vincere la competizione (interna ed esterna) e su di lui si appuntano le attese e le speranze di una parte cospicua del popolo democratico e non solo di esso.

Secondo: il suo ingaggio aperto costringe a porre fine ai traccheggiamenti, alle maldestre azioni ostruzionistiche, alla malcelata manipolazione delle regole congressuali per scoraggiarne la corsa. Terzo: con la sua stessa candidatura, Renzi dà opportunamente forza alla regola vigente, che non a caso si vorrebbe cambiare, di una coincidenza tra leadership Pd e candidatura a premier. Introducendo inopinatamente una separazione tra le due figure che promette schizofrenia (già con Prodi abbiamo conosciuto i limiti e, alla fine, l’epilogo infausto di un premier privo di un partito che organicamente lo sostenesse) e che contraddice la naturale evoluzione delle leadership politiche intese contestualmente come leadership di governo. Quarto: anche in rapporto al governo Letta, a differenza di altri, vedo più i vantaggi che le controindicazioni. Intanto perché, ai fini stessi della stabilità del governo, le cose si fanno più chiare.
Un eventuale Renzi vincente e dunque alla guida del Pd sarebbe semmai responsabilizzato, l’opposto della tentazione di fare le pulci ogni giorno al governo Letta. Talvolta a ragione, talvolta strumentalmente. Certo, responsabilizzato sta a dire anche impegnato a marcare l’autonomia e il protagonismo del Pd nel sostegno all’esecutivo. Il contrario della sua subalternità. Quella, riconosciamolo fuor di ipocrisia, che abbiamo avvertito in più di una circostanza ed esemplarmente nel negoziato sull’Imu, che, a dispetto degli annunci, è tuttora in corso. 
Non me ne voglia Franceschini, ma io non ho avuto l’impressione che il governo si sia segnalato per avere fatto cose di sinistra particolarmente significative. Certo, per essere sinceri, non possiamo tacere due circostanze. La prima è che, ragionevolmente, una leadership del Pd autorevole e forte di una larga investitura rappresenterebbe una spinta a contrarre i tempi che ci separano dalle future elezioni.
Ma domando: quando il governo Letta si insediò non era opinione comune che esso avesse un mandato limitato, nel programma e anche nella durata? Non fu ideato e varato come governo di necessità figlio di uno stato di eccezione? Non siamo convinti che, a valle dell’emergenza, le riforme di cui il paese ha bisogno possono essere varate solo da un governo con base politica omogenea e respiro lungo? La seconda circostanza è che Renzi sarebbe il naturale candidato premier. 
Non solo per ragioni statutarie, ma perché sarebbe decisamente più titolato di Enrico Letta. Lo noto oggettivamente, nonostante l’amicizia e la stima che nutro per Enrico. Già non è facile spiegare come chi aveva accompagnato Bersani in ogni e singolo passaggio nel vano tentativo di dare vita a un governo del cambiamento si sia d’improvviso acconciato a presiedere un governo politico delle larghe intese con il Pdl. Tanto più sarebbe difficile immaginare che Letta si possa riconvertire a un governo di centrosinistra in alternativa al leader Pd. Non vi sono uomini politici per tutte le formule.
Non sono tra i fan di Renzi. Trovo ancora leggero il suo profilo e generica la sua piattaforma programmatica. Ma non mi sfugge la circostanza che, nelle condizioni date, la sua candidatura si porta appresso due grandi guadagni: quello di concorrere a preservare il bipolarismo, una democrazia sanamente competitiva, a fronte di modelli consociativi e derive neocentriste di cui già si scorge qualche avvisaglia e che acquisteranno ancor più vigore una volta archiviato Berlusconi; e il guadagno di costringere lo stesso Renzi a integrare e correggere la sua vena liberal-moderata con istanze di valore care alla sinistra laica e cattolica. Diciamo pure a riposizionarsi.
Anche io potrei scomodare al suo riguardo la espressione convenzionale spesso usata con ipocrisia: Renzi è una risorsa per il Pd e per il paese. Ma, ai miei occhi, lo è soprattuto in quanto egli rappresenta un’alternativa alle altre due prospettive in campo: quella degli ultra governativi che, magari preterintenzionalmente, concorrono a fare del governo Letta il laboratorio di un ridisegno sistemico della politica italiana che archivi il bipolarismo; ovvero quella di chi si affanna con ogni mezzo (a cominciare dalla manomissione delle regole congressuali) per assicurarsi il controllo del partito e la continuità del suo apparato. Quelli, appunto, che lo gratificano dell’appellativo di “preziosa risorsa”.
È un po’ brutale Renzi, ma non è lontano dal vero quando osserva che il segreto delle sue chance di vittoria sta, più che in lui, nel messaggio che rassicuri circa il congedo di quelli di sempre o i loro cloni. I quali, incidentalmente, portano le stigmate della sconfitta. Siamo di nuovo alla rottamazione. Ancora necessaria, ancorché non sufficiente. Una insufficienza di cui è bene che anche Renzi sia consapevole.
Fonte: Europa
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Boccia: "Ora Matteo faccia scelte chiare e non boicotti il premier"

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 09:22
Intervista a Francesco Boccia di Diodato Pirone - Il Messaggero
Le notizie sulla marcia renziana sul Pd gli arrivano attenuate dal filtro della distanza, impegnato com`è in Polonia in un Forum internazionale sui fondi europei che ha usato per far avanzare il progetto di armonizzazione delle regole fiscali e di welfare tra tutti i paesi europei cui sta lavorando. Ciò non impedisce a Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio e lettiano di antica data, di entrare nel merito delle questioni politiche italiane. 
Presidente, buona parte del Pd a partire dal ministro Franceschini si sta schierando con Renzi. Che ne pensa? 
«Non entro nel merito e rispetto le scelte di tutti. Penso in ogni caso che al Pd serva un Congresso in grado di fare chiarezza e che le scelte vengano fatte sulle idee e non sulla tattica». 
Può spiegarsi meglio? 
«Il congresso del Pd deve servire innanzitutto a dirci tutto. Nella bozza di mozione Italia Riformista che con altri colleghi abbiamo redatto qualche settimana fa e che vareremo a fine mese, chiedevamo una forte innovazione quasi una rottura. Il Pd - e i suoi dirigenti - non possono continuare ad andare avanti in un modo che in passato qualcuno ha definito «vittoriosamente perdente». Non si può avanzare in qualche elezione secondaria e poi perdere quelle decisive per poi affermare che è tutta colpa degli italiani che non ci capiscono. C`è una radice profonda da incidere: aveva ragione Pasolini quando metteva in guardia il Pci, dopo il referendum sul divorzio, che si trattava di un cambiamento di costume e non di uno spostamento a sinistra degli italiani». 
Ma con chi ce l`ha, oggi? 
«Pongo una questione di metodo. Il prossimo Congresso deve servire a dirci la verità innanzitutto fra di noi. Dobbiamo dire che sinistra vogliamo per parlare ad altre categorie che non siano solo i pensionati, i dipendenti pubblici o la parte di ceto medio che già ci vota. Dobbiamo fare nostre le esigenze e le istanze delle nuove generazioni». 
Ad esempio? 
«Dobbiamo rilanciare riforme che rompano incrostazioni: parlo della mia categoria, dei professori universitari. Possibile che chi vince un concorso e non pubblica sia inamovibile mentre un ricercatore precario che pubblica sia licenziabile?». 
Mentre parlate di riforme radicali però votate per un governo con un centro-destra che spesso si è dimostrato corporativo. 
«Ma per un partito responsabile è un obbligo stare con Napolitano. Nessuno di noi si è battuto per questo governo. Le riforme sociali le dobbiamo fare quando vinceremo le elezioni sulla nostra piattaforma riformista. Ora però si tratta di avviare quelle istituzionali e di mettere in sicurezza il Paese sul piano economico». 
Già, ma intanto mancano poche settimane alla presentazione della legge di Stabilità e non ne parla nessuno. 
«Infatti questo è uno di quei classici momenti nei quali tutti dovremmo sentire il bisogno di aiutare il presidente del Consiglio. Si tratta di mettere a frutto la flessibilità europea che l`esecutivo ha guadagnato grazie alla sua credibilità e di avviare nuovi tagli alla spesa pubblica e una riduzione del cuneo fiscale». 
Insomma: Renzi e i neorenziani non mandino tutto all`aria. 
«Sono sicuro che Renzi sosterrà il governo lealmente ma il messaggio è per tutti».
Fonte: Il Messaggero
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Rossi: "La sinistra si faccia sentire"

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 09:18
Intervista a Enrico Rossi di Osvaldo Sabato - L'Unità
«Vedo un ricompattamento su Renzi di molte correnti post democristiane» osserva Enrico Rossi. «L`acqua corre e il sangue tira» aggiunge il presidente della Toscana, ricordando un vecchio proverbio per fotografare quanto sta accadendo nel Pd. Dopo la candidatura del sindaco di Firenze alla segreteria nazionale dei democratici e il sostegno di Dario Franceschini e le parole di Beppe Fioroni «ora c`è un solo candidato», Rossi chiede alla sinistra del partito di unirsi attorno al nome di Gianni Cuperlo. Come in una sorta di risiko il presidente toscano si schiera contro le mosse degli ex popolari. «Franceschini rompe un dialogo che c`era e profila un dibattito congressuale fra gli ex popolari, che convergono sul sindaco di Firenze, e chi cerca soluzioni diverse» spiega Rossi. 
Presidente, Renzi si è candidato alla segreteria nazionale del suo partito. La corsa è già iniziata. 
«Ribadisco che il suo è un errore, perché il partito avrebbe avuto bisogno di un segretario a tempo pieno, Renzi questo non potrà e non vuole garantirlo. Mentre avrebbe potuto, come ho sostenuto altre volte, fare in modo più appropriato il candidato premier. In questo caso io stesso, e molti altri a sinistra come me, lo avremmo sostenuto». 
Ma il sindaco vuole il Pd e per centrare l`obiettivo intende sfruttare fin da subito l`onda lunga della sua popolarità.
«Non c`è dubbio che sia attrattivo. Dopodiché bisogna fare il congresso e mi pare che a questo punto per la sinistra del partito si ponga il problema di trovare rapidamente un punto di unità e convergenza». 
Il nome giusto da contrapporre a Renzi è Cuperlo? 
«La mia opinione è che si tratti della persona giusta. È sceso in campo, sta combattendo, ha prodotto un documento che trovo di grande interesse. Poi questa rappresentazione di un congresso che non c`è perché comunque c`è un candidato vincente, che ci propone Repubblica, giocando quasi come azionista di riferimento del Pd, mi pare che sia stucchevole. Quel giornale dopo essere stato contrario a Renzi adesso si è schierato a favore e vuole dare una rappresentazione falsata del dibattito all`interno del Pd. Alla segreteria nazionale sono candidati anche Cuperlo e Civati, anche se mi auguro che Civati possa ripensarci e ridiscutere la sua candidatura». 
Lei chiede alla sinistra di non disperdere i propri voti? 
«Mi auguro che trovi un punto di riferimento e converga su un nome. A mio parere questo nome è Cuperlo». 
Ma per Fioroni ora c`è un solo candidato ed è Renzi. 
«Sono valutazioni che fanno Fioroni e molti commentatori di Repubblica, che pensano di poter dettare la linea politica del Pd». 
Qual è l`errore da evitare in questa fase precongressuale? 
«Attenzione a non avere anche noi una deriva plebiscitaria di carattere personalistico». 
Lei vede questo rischio? 
«Sento nelle parole di Renzi profondamente questo pericolo». 
Per esempio? 
«Quando dice che non ci saranno più correnti. Siamo tutti favorevoli al fatto che non ci siano più. Però per primo dovrebbe essere Renzi stesso a sciogliere la sua, che notoriamente presidia l`Italia per cercare adepti, presidia la vicenda politica con un profilo assolutamente autonomo anche rispetto al partito». 
Ma il sindaco non perde occasione per dire che i renziani non esistono. 
«Ognuno può dire quello che vuole. È l`evidenza dei fatti quella che conta ed è difficilmente contestabile. Ripeto: io starei molto attento a questa deriva plebiscitaria e personalistica del nostro partito. Le correnti possono essere luoghi di potere e di spartizione di poltrone, oppure possono essere aree culturali, io mi auguro che quest`ultime ci siano dentro un partito plurale, quale dovrebbe essere il nostro». 
Se Renzi diventa segretario che succede nel Pd. Qualcuno parla di un pericolo scissione? 
«Io credo che un po` di saggezza nella guida di un partito che è l`unico a non avere un nome nel suo simbolo, consiglierebbe una rappresentazione plurale della leadership, altrimenti il pericolo è che ci sia un`emorragia silenziosa e che alla fine, colpo, dopo colpo, si vada anche a un mutamento del Dna del Pd e non penso che sia auspicabile. Esiste un popolo di sinistra che è attaccato alla sua storia e il Pd a rappresentarlo». 
Ma quanta sinistra c`è in Renzi? 
«Lui non appartiene alla storia della sinistra. Pur essendo giovane è nota la sua origine. Questo non significa che non possa candidarsi alla presidenza del Consiglio. Renzi ha molte doti, ma non si può dire che sia di sinistra, nel senso che intendiamo noi: una sinistra che cerca di uscire dal guscio bleriano, che torni a essere critica con il capitalismo, per ricostruire una speranza per cambiare. E questa sinistra, non mi pare che possa essere rappresentata da Renzi». 
La sua strategia a questo punto è chiara: tentare la scalata a Palazzo Chigi da segretario. 
«Non gli conviene. Lo abbiamo già visto con Veltroni e Bersani e sappiamo come è andata a finire».
Fonte: L'Unità
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Fassina: "Le abitazioni di maggior valore vanno tassate"

Notizie dal PD - Mar, 03/09/2013 - 09:13
Intervista a Stefano Fassina di Luigina Venturelli - L'Unità
Un pungolo affinché l`azione dell`esecutivo Letta si prepari ad una legge di Stabilità più attenta alle forze produttive e meno a quelle della rendita. È quanto dovrebbe diventare il documento unitario delle parti sociali, non solo negli auspici dei suoi sottoscrittori, ma anche in quelli dell`anima democratica del governo stesso. A cominciare dal viceministro all`Economia Stefano Fassina. 
Come giudica l`iniziativa unitaria di Cg il Cisl, Uil e Confindustria per dettare al governo gli obiettivi da perseguire in vista della ripresa? 
«Già nei mesi scorsi i sindacati confederali, l`associazione degli industriali e tutte le altre forze sociali avevano dimostrato piena consapevolezza della delicata fase che il nostro Paese sta affrontando. Ed oggi, dopo l`accordo sulla rappresentanza e democrazia nei luoghi di lavoro, hanno confermato di essere degli attori imprescindibili per riportare l`Italia sulla via della crescita e dello sviluppo economico. Da questo punto di vista mi sembra molto importante il riconoscimento della governabilità come valore da difendere». 
Purché, si legge nel documento, la governabilità porti a soluzioni ai problemi reali del Paese. 
«Certo senza stabilità non è possibile per la politica elaborare risposte efficaci alle esigenze degli italiani. Le parti sociali hanno dimostrato di saper svolgere quella funzione generale che guarda all`interesse di tutto il Paese e che va oltre la rappresentanza degli interessi specifici di categoria. Con buona pace di chi in questi anni li ha dipinti esclusivamente come soggetti corporativi». 
Non le sarà sfuggita, però, la frecciata sull`ultimo decreto del governo e sulle risorse che sarebbero state meglio impiegate per il rilancio delle imprese e il sostegno dei lavoratori. 
«Una frecciata corretta e meritata. Una frecciata inevitabile da parte di chi assume ad obiettivo della propria azione le vere priorità del Paese, senza sventolare bandierine propagandiste e classiste. Nel decreto siamo dovuti arrivare ad un compromesso politico complessivamente utile, ma che pure contiene parti sbagliate nel sottrarre risorse a investimenti e occupazione per cancellare l`Imu anche alle case di maggior valore. Spero che questo intervento di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria aiuti il presidente Letta e il Partito democratico ad affermare con forza ciò che è davvero importante realizzare per il bene dell`Italia». 
Da dove cominciare? 
«Dalla revisione delle politiche fiscali di cui parla il documento delle parti sociali, per ridurre il carico sul lavoro e sulle imprese. Si potrebbe reintrodurre la deducibilità dell`Imu per le imprese, finanziandola con il ripristino dell`Imu su quel 5% di abitazioni di maggior valore. Così si arriverebbe a risparmiare un miliardo di euro». 
Ma come? I l dibattito intorno alla revisione dell`Imu si è appena concluso, e già si annunciano polemiche roventi per le coperture finanziarie al decreto che potrebbero arrivare anche da tagli ai fondi per l`occupazione. 
«Per questo spero che l`impulso dato dalle parti sociali con questo documento unitario consenta di rimettere in ordine le priorità, che stanno tutte dalla parte dei fattori produttivi e non da quella delle rendite. Non a caso c`è anche Confindustria tra i firmatari del testo». 
Industriali e Cgil, Cisl e Uil invocano anche una cabina di regia nazionale sulle crisi d`impresa. 
«Mi sembra una proposta condivisibile. I segni di ripresa sono reali e innegabili, ma vanno sostenuti in modo adeguato. Non illudiamoci: senza una correzione delle politiche economiche a livello europeo che abbandoni l`obiettivo dell`austerità cieca perseguita finora, il mondo della produzione e dell`occupazione non riusciranno a recuperare il terreno perso e rimarranno invischiati nella spirale perversa della recessione». 
Le parti sociali intervengono anche nel campo più propriamente politico, invocando la revisione degli assetti istituzionali e la messa in efficienza della spesa pubblica. 
«Senza un meccanismo decisionale adeguato, del resto, è difficile adottare le buone politiche economiche di cui l`Italia ha estremo bisogno. Il che significa, tra l`altro perseguire il superamento del bicameralismo perfetto, la creazione di una Camera delle autonomie regionali, e il cambiamento della legge elettorale per restituire voce ai cittadini nella scelta dei loro rappresentanti». 
Sembra così che il documento delle parti sociali guardi anche oltre il governo Letta. 
«Il documento guarda a tutte le priorità di questa fase, che non sono solo economiche e sociali, ma anche istituzionali e costituzionali».
Fonte: L'Unità
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Festa democratica: sabato la tavola rotonda “La svolta mancata? Quale politica per gli italiani nel mondo”

Notizie dal PD - Lun, 02/09/2013 - 20:07

Genova, 2 set - Nell’ambito della Festa democratica nazionale del Partito democratico, in corso a Genova fino al 9 settembre, il giorno sabato 7, alle 11, si terrà una tavola rotonda organizzata dall’Ufficio Italiani nel mondo del Pd. La tavola rotonda, moderata da Anna Ruedeberg, presidente Pd Svizzera, dal titolo, “La svolta mancata? Quale politica per gli italiani nel mondo” sarà introdotta da Eugenio Marino, responsabile nazionale Pd all’estero. Vedrà inoltre la partecipazione di Elio Carozza, segretario generale Cgie, Marco Fedi, deputato Pd eletto in Asia/Africa/Oceania/Antartide, Laura Garavini, deputato Pd eletto in Europa, Fabio Porta, deputato Pd eletto in America meridionale e Michele Schiavone, segretario Pd Svizzera. Le conclusioni saranno affidate a Davide Zoggia, responsabile nazionale Organizzazione del Pd.
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Fedi (PD): “Governo Letta speranza per l’Italia e l’Europa”

Notizie dal PD - Lun, 02/09/2013 - 19:22

Roma, 2 set - Le scelte future dell'Unione Europea e le prospettive di ripresa economica in Europa sono state al centro di un incontro, promosso dall'Università di Adelaide, con Marco Fedi e Darryl Gobbett, Chief Economist della Prescott Securities. L'incontro, svoltosi nei giorni scorsi, organizzato da Aria, Association for Research between Italy and Australia, coordinata dal Prof. Antonio Dottore, ha visto la partecipazione di numerosi ricercatori ed esponenti del mondo politico, culturale ed associativo del Sud Australia. Il prof. Christopher Findlay, Executive Dean della Facoltà di Economia, nel ricordare i positivi risultati ottenuti dall'Università di Adelaide nei progetti con l'Unione Europea, ha auspicato una maggiore collaborazione con il sistema universitario italiano. “Unione Europea e Euro hanno un destino comune - ha sottolineato Fedi nel suo intervento - La costruzione degli Stati Uniti d'Europa passa attraverso l'assunzione di responsabilità sovranazionali, il superamento delle barriere nazionali e la cessione di sovranità storiche e culturali, prima ancora che politiche. L'Euro, con il trattato di Schengen sulla mobilità, è uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali superare i nazionalismi e gli interessi nazionali, spesso falsamente antagonistici”. “L'Italia è saldamente nell'Unione Europea ed oggi è protagonista della nuova fase di attenzione alla crescita e all’occupazione giovanile. Il Governo di Enrico Letta - ha ricordato Fedi – ha giocato un ruolo importante in questa nuova fase. Determinazione nel controllo dei conti pubblici, nella riduzione dei costi inutili, attraverso la spending review, e contemporaneamente fermezza negli investimenti per la crescita e l'occupazione. Il Governo Letta - ha concluso Fedi - rappresenta oggi una speranza per l'Italia e l'Europa”. All'incontro hanno partecipato anche il presidente del Comites di Adelaide, Vincenzo Papandrea, la dott.ssa Daniela Costa, consigliere del Cgie, il Giudice Ted Iuliano e il prof. Edoardo Aromataris.
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Social network, tv o carta stampata.

Notizie dal PD - Lun, 02/09/2013 - 17:31
Cosa conta di più nella comunicazione politica?
“Cambieremo il Partito Democratico, è in atto un percorso di crescita e di cambiamento”. Sono queste le parole con le quali il Presidente della Provincia di Pesaro Urbino, Matteo Ricci, ha concluso il dibattito dal titolo “Elezioni 2013: la rivincita della TV”.
Partecipanti, oltre al già citato Ricci, Alessandra Sardoni di La7 e Giorgio Gori che, dopo aver rivestito diversi incarichi in ambito televisivo, è conosciuto in quanto stratega della comunicazione di Matteo Renzi.
Il confronto si è aperto con un video del 27.03.2013 con il quale Roberta Lombardi, rappresentante M5S, ha citato Ballarò durante una diretta streaming. “La TV ha un ruolo fondamentale non solo nel rappresentare, ma anche nel fare politica” ha asserito Alessandra Sardoni, richiamando i numerosi talk show, proliferati nel corso di questi ultimi anni; questo fenomeno ha comportato la riproduzione di eventi politici in vari media ed in talk show concorrenti, giungendo a riproporre alcuni dati in termini esponenziali.
Giorgio Gori, nel confermare il concetto, ha fatto presente che “il mezzo determina il contenuto”. "La politica oggi è l’argomento più a buon mercato che si possa utilizzare. La vera illusione di questi ultimi mesi è stata il ritener la televisione un mezzo superato, enfatizzando oltre misura il ruolo dei social network". Sono i numeri, però, che parlano. La media di fruizione giornaliera pro-capite della TV è di 4 ore e 53 minuti, contro l’ora e 28 minuti di tempo trascorso di fronte ad Internet. "La campagna elettorale di Berlusconi è stata centrata sulla televisione – ha concluso Gori, dovendo arrivare a persone con un’opinione politica incerta, di una certa fascia di età e con una formazione non elevata".
E a Matteo Ricci la Carini: "A Bersani è mancata la TV?". "A Bersani non è mancata la TV - ha spiegato Ricci - sono mancate le piazze. Considerato il margine che si aveva in campagna elettorale, la televisione avrebbe dovuto consentire di lasciar le cose inalterate. Si ricordi che ogni leader politico ha utilizzato questo mezzo di comunicazione in modo diverso, si pensi a Grillo che ne ha proposto un utilizzo “unilaterale”, con i suoi minuti ininterrotti di comizi trasmessi in varie sedi televisive".
L’errore del PD, secondo lo stesso Ricci, è stato quello di non riuscire a raccontare una storia di cambiamento. La Sardoni ha inoltre ricordato che i due che hanno subito la trappola sono gli stessi che con la televisione hanno avuto meno a che spartire, riferendosi a Monti e a Bersani. Da parte di Renzi, invece, c’è stata sempre una certa capacità di utilizzare il linguaggio più popolare.
Il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino ha ricordato che “la politica è pop o non è politica, lo snobismo è tipico di chi non è neppure intenzionato a vincere”.
Redazione web Festa PesaroFoto © ph. Luca Toni
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Fedi (PD): “Positivo incontro con il deputato laburista australiano Andrew Leigh”

Notizie dal PD - Ven, 30/08/2013 - 14:48

Roma, 30 ago – Gli orientamenti e le scelte di politica estera italiane e australiane, il multilateralismo, la crisi siriana, l'impegno per il Global Fund nella lotta alla povertà, all'Aids, alla malaria e alla tubercolosi e la Presidenza australiana del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sono i temi al centro di un positivo incontro a Canberra con Andrew Leigh, deputato laburista nel seggio di Fraser. "La presidenza australiana del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite rappresenta un importante momento di politica estera e internazionale di cui giustamente l'Australia è orgogliosa. Credo sia utile in questo momento ricordare gli impegni di una politica estera e internazionale multilaterale che - in un momento di grave difficoltà internazionale in Siria - ci impegni tutti nel percorso comune verso la pace e il rifiuto della violenza" ha ricordato il deputato del Pd Marco Fedi nell'incontro svoltosi a Canberra. “L'Australia, l'intera regione dell'Asia-Pacifico, meritano maggiore attenzione dall'Europa e dall'Italia” ha concluso Fedi.
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Festa Democratica a Genova: Kyenge a dibattito su immigrazione ed emigrazione

Notizie dal PD - Ven, 30/08/2013 - 14:41

Roma, 30 ago - Nell’ambito della Festa Democratica nazionale del Partito democratico, che si svolgerà quest’anno a Genova dal 30 agosto al 9 settembre, il giorno martedì 3 settembre, alle 17, si terrà una tavola rotonda organizzata dall’Ufficio Italiani nel mondo e dal Forum Immigrazione del Partito democratico. La tavola rotonda, moderata da Stefano Marroni, vicedirettore Tg2, dal titolo, “Migranti allo specchio. Cittadinanza e culture in un mondo in movimento” sarà aperta da Eugenio Marino, responsabile nazionale Pd all’estero e introdotta da Marco Pacciotti, coordinatore Forum immigrazione Pd. Vedrà inoltre la partecipazione di Gianni Farina, deputato Pd eletto in Europa, Francesca La Marca, deputata Pd eletta in America settentrionale e Claudio Micheloni, senatore Pd eletto in Europa. Le conclusioni saranno affidate a Cecile Kyenge, ministro per l’Integrazione.
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Integrazione, Garavini (PD): “Il bilinguismo è un trampolino di lancio”

Notizie dal PD - Ven, 30/08/2013 - 14:28

Wolfsburg, 30 ago – “La Scuola italo-tedesca Leonardo Da Vinci di Wolfsburg è uno straordinario esempio di come il bilinguismo possa essere un trampolino di lancio per l’integrazione e per il successo scolastico e professionale dei ragazzi, indipendentemente dalla nazionalità”. Lo ha detto Laura Garavini, deputata del Pd eletta nella Circoscrizione Estero-Europa, intervenendo all’incontro con la ministra per l’Educazione del Land Bassa Sassonia, Frauke Heiligenstadt, insieme alle rappresentanze dei genitori dell’Istituto bilingue e a diverse autorità. Al vertice hanno preso parte anche la consigliera regionale della Spd, Tina Glosemeyer, il candidato al Bundestag, Achim Barchmann, il sindaco diWolfsburg, Klaus Mohrs, il consigliere comunale, presidente del Consiglio per gli stranieri della cittadina, Franco Garippo e il presidente del Comites, Paolo Brullo. “Scuolecome la Leonardo Da Vinci sono il migliore strumento attraverso il quale costruire l´Europa dal basso” ha proseguito la parlamentare. "I ragazzi che si formano qui non acquisiscono solo competenze linguistiche, ma escono anche ricchi di un ampio patrimonio culturale, frutto della conoscenza di più realtà. E’ esattamente ciò di cui abbiamo bisogno, per il presente e per il futuro: giovani europei, conoscitori della cultura di più paesi, capaci di vivere e di lavorare in più contesti, in grado di sentirsi dovunque a casa propria". Il sistema formativo adottato dalla Leonardo Da Vinci dalla sua costituzione ha concluso Garavini - ha dimostrato come sia opportuna l’integrazione del bilinguismo nel modello scolastico tedesco, a tempo pieno. Dopo che le politiche scolastiche delle destre, a livello regionale, hanno compromesso la funzionalità del progetto, è necessario ripristinare quanto prima il modello originario, rivelatosi di grande successo”.
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Napolitano, Meloni e Mosca: "Nomine omaggio alla cultura e al paese"

Notizie dal PD - Ven, 30/08/2013 - 14:14

"La nomina da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dei quattro nuovi senatori a vita e' un omaggio alla creatività, alla scienza, alla cultura: tutto ciò che rende l'Italia un paese straordinario e apprezzato nel mondo" così Alessia Mosca e Marco Meloni, responsabili rispettivamente di ricerca e innovazione e di istruzione e università del PD. "In più non posso che rallegrarmi per la scelta di Elena Cattaneo, una donna, una scienziata conosciuta in tutto il mondo per il suo lavoro, la più giovane senatrice a vita mai nominata. Un modello per tante giovani donne", aggiunge Alessia Mosca. "Un bellissimo segnale, con il quale il presidente Napolitano ribadisce la centralità della ricerca scientifica, che si fonda principalmente sulle capacità e la passione dei nostri ricercatori. Con Elena Cattaneo sono certo che si sentano onorati di questa nomina tutti i giovani ricercatori italiani" conclude Meloni.
Categorie: PD nazionale

Napolitano, Funiciello: "Scelta senatori nobilita politica e Italia, grazie"

Notizie dal PD - Ven, 30/08/2013 - 14:13

“Congratulazioni e felicitazioni ai nuovi senatori a vita Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia e Claudio Abbado. Il Senato della Repubblica e le nostre istituzioni si arricchiscono della presenza in prima linea di italiani straordinari, esempio e vanto dell'intelligenza della nazione. In un momento difficile come questo, in cui la politica fatica a recuperare credibilità, autonomia e prestigio agli occhi degli italiani, l'ingresso dei nuovi senatori a Palazzo Madama offrirà di certo un contributo importante. Un ringraziamento particolare va al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La sapienza einaudiana che ha mostrato nella scelta dei nuovi quattro senatori conferma il suo ruolo di guida del Paese. La politica si apre alla società e sceglie le più brillanti professionalità per corroborare le proprie energie svigorite. Il fatto che questa scelta sia svolta dall'esponente politico italiano per eccellenza, il Presidente Giorgio Napolitano, segnala alla politica la direzione per tornare ad essere fiera di sé e più utile all'interesse generale. Grazie Presidente”.
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Sui senatori a vita da Napolitano una scelta indiscutibile

Notizie dal PD - Ven, 30/08/2013 - 13:51
Epifani: "Persone che hanno dato prestigio all'Italia"
“Da parte del Presidente Napolitano è stata fatta una scelta indiscutibile. Si tratta di persone che hanno dato grande prestigio all’Italia.” Lo ha detto il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, commentando le nomine a senatori a vita da parte del Presidente Napolitano di Elena Cattaneo, Claudio Abbado, Renzo Piano e Carlo Rubbia. “Congratulazioni e felicitazioni ai nuovi senatori a vita – ha detto il responsabile Cultura e Comunicazione del Pd, Antonio Funiciello -. Il Senato della Repubblica e le nostre istituzioni si arricchiscono della presenza in prima linea di italiani straordinari, esempio e vanto dell'intelligenza della nazione”. “In un momento difficile come questo, in cui la politica fatica a recuperare credibilità, autonomia e prestigio agli occhi degli italiani, l'ingresso dei nuovi senatori a Palazzo Madama offrirà di certo un contributo importante”. “Un ringraziamento particolare va al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La sapienza einaudiana che ha mostrato nella scelta dei nuovi quattro senatori conferma il suo ruolo di guida del Paese. La politica si apre alla società e sceglie le più brillanti professionalità per corroborare le proprie energie svigorite”. “Il fatto che questa scelta sia svolta dall'esponente politico italiano per eccellenza, il Presidente Giorgio Napolitano, segnala alla politica la direzione per tornare ad essere fiera di sé e più utile all'interesse generale. Grazie Presidente”, ha concluso. La responsabile Ricerca e Innovazione del Pd, Alessia Mosca, si è rallegrata "per la scelta di Elena Cattaneo, una donna, una scienziata conosciuta in tutto il mondo per il suo lavoro, la più giovane senatrice a vita mai nominata. Un modello per tante giovani donne". Per il responsabile democratico per l'Istruzione e l'Università, Marco Meloni "un bellissimo segnale, con il quale il presidente Napolitano ribadisce la centralità della ricerca scientifica, che si fonda principalmente sulle capacità e la passione dei nostri ricercatori. Con Elena Cattaneo sono certo che si sentano onorati di questa nomina tutti i giovani ricercatori italiani". Anche Pier Luigi Bersani ha espresso "grande soddisfazione per le nomine a senatore a vita fatte dal Presidente Napolitano. Una sottolineatura particolare voglio farla per la nomina di Elena Cattaneo della quale ho potuto conoscere, al di là del suo straordinario contributo alla ricerca, una vera e profonda passione civile". Il comunicato stampa del Quirinale
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Festa Democratica di Riano

Agenda eventi PD - Ven, 30/08/2013 - 13:18
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Napolitano, Bersani: "Soddisfazione per nomine, Cattaneo segnale bellissimo"

Notizie dal PD - Ven, 30/08/2013 - 13:16

“Grande soddisfazione per le nomine a senatore a vita fatte dal Presidente Napolitano. Una sottolineatura particolare voglio farla per la nomina di Elena Cattaneo della quale ho potuto conoscere, al di là del suo straordinario contributo alla ricerca, una vera e profonda passione civile.” Così Pier Luigi Bersani commenta le nomine a senatore a vita fatte oggi dal Presidente Napolitano.
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Tribunali, Velo: "Scongiurare la chiusura della sezione distaccata di Portoferraio"

Notizie dal PD - Ven, 30/08/2013 - 12:53
Venerdì incontro tra sindaci e associazione forense con il Prefetto Costantino
“Chiediamo l’intervento del presidente del Tribunale di Livorno in merito alla chiusura dal prossimo 13 settembre della sezione distaccata del Tribunale di Portoferraio che costringerà cittadini e imprenditori ad un viaggio di almeno quattro ore per raggiungere Livorno. Il presidente del Tribunale, ai sensi dell’art. 8 del provvedimento di riordino della geografia giudiziaria, è l’unico soggetto titolare di un eventuale richiesta di mantenimento della sezione di Portoferraio”. Lo dice Silvia Velo, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera. “Il prossimo venerdì 6 settembre - prosegue Velo - insieme ai sindaci dell’isola d’Elba e ai rappresentanti della associazione forense elbana, e su loro richiesta, incontrerò il prefetto di Livorno. Anche in quella occasione porteremo al prefetto Tiziana Costantino i pesanti disagi che i cittadini dell’Elba dovranno affrontare a causa delle chiusura della sezione distaccata del Tribunale a Portoferraio. Chiedere anche, con una interrogazione, chiarimenti circa la notizia di un decreto del ministro della Giustizia, Cancellieri, sulla deroga alla soppressione di alcune sezioni distaccate.
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 L'Italia di domani 

 le proposte del partito democratico 

L'indice delle pagine sul sito PD  -  Visualizza online la brochure

"L'Italia di domani" era anche il tema della Festa Democratica nazionale tenuta a Pesaro. Puoi rivedere l'intervento conclusivo di Bersani su Youdem.tv o leggere il testo integrale sul sito nazionale.

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