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Kyenge: "Non mi fermo voglio rompere il muro razzista"

Notizie dal PD - Sab, 24/08/2013 - 10:17
Intervista a Cécile Kyenge di Rachele Gonnelli - L'Unità
Ha il potere di suscitare sentimenti forti, profondi, Cécile Kyenge. Poi dipende da cosa uno ha nel fondo del suo animo. Evidentemente l'unica corda che riesce a vibrare nel cuore di Mario Borghezio sono le note di Faccetta nera. A Tarsia, piccolo paese dell'entroterra calabro, appena l'hanno vista e riconosciuta per strada, le finestre si sono aperte, la gente si è messa a salutare dai balconi. No, non perché è il primo governante di origine straniera e con la pelle di colore nero o perché si batte per l'integrazione e una società multiculturale. «Sono tutti molto orgogliosi di me spiega lei e non mi considerano una straniera, anzi proprio l'opposto. Mi dicono: sei la prima tarsiana che va al governo e quando ci ricapita a noi?».
Aggiunge la ministra: «In effetti sono anche un po' di Tarsia, perché è da lì che viene la famiglia di mio marito, sono orgogliosa di essere anche calabrese». Nata in Congo, prima di fare il ministro lavorava come medico a Modena. Quindi si può definire una congolese-modenese-calabrotta. Insomma, frutto, oltre che della globalizzazione, anche dello squilibrio territoriale italiano: un record di ibridazione o mdting-pot. Ciò che fa gonfiare le vene del collo ai cantori di Faccetta nera sotto il vessillo di Casa Pound odi altre bandiere.
C'è chi la odia e anche chi i si butterebbe nel fuoco per lei. Non le scoccia essere al centro di opposti furori politici?
«Non è facile. Anche perché si aggiunge a un carico di responsabilità che pesa sulla mia figura, diventata una sorta di simbolo. E, guardi, non solo in Italia. Anche in Africa, anche negli Usa. Il mio stato d'animo è che so che devo dare il meglio, so che devo dare risposte anche dal punto di vista comportamentale, dare educazione e formazione, avere un effetto pedagogico. E nonostante gli insulti andare avanti proponendo una diversa visione del mondo anche a chi ne ha una opposta alla mia. In fondo tanti progetti, pur partendo molto distanti, se improntati al rispetto dei diritti umani, possono portare a risultati analoghi».
Non teme di essere schiacciata da questo ruolo di donna-immagine al positivo? Gasparri dice che non conta nulla e non le faranno fare nulla.
«Gasparri è in Parlamento dal '92, non sono io a dover rendere conto a lui casomai sarebbe lui a dover rendere conto di cosa ha fatto in questi 21 anni. Battute a parte, certo che i timori di non riuscire ci sono sempre. Quando una persona diventa un simbolo che spacca la cultura di prima, vuol dire che apre una strada e che su questa strada si può lavorare insieme. Non si deve incentrare tutto su quello che fa quella persona. C'è il Parlamento, ci sono le autorità locali, la società civile. Ognuno deve fare la sua parte».
Quest'estate ha girato in lungo e il largo l'Italia, dalle feste nel Nord ai piccoli centri del Sud. Quale idea si è fatta?
«È vero, ho avuto pochissimi giorni di ferie. Ho avviato un monitoraggio dei luoghi dove si presentano le difficoltà e anche delle buone pratiche che nascono dai territori. Per verificare i limiti delle politiche sull'immigrazione fin qui adottate e anche i punti di forza su cui imbastire politiche nazionali nuove. Ho avuto molte sorprese. Molti enti locali, pur nella enorme difficoltà di trovare risorse, che è il comune denominatore, stanno portando avanti progetti innovativi come qui in Calabria ad Acquaformosa e a Riace. Persiste una difficoltà culturale, e parlo del Sud, dove non sono certo io a segnalare un aumento dell'attività della criminalità organizzata che fa da freno allo sviluppo e al lavoro. Le persone che sono più invisibili sono spesso le più ricattabili».
Sta lavorando a un piano per il superamento dei Cie?
«Ho chiesto una riflessione su questo. Il monitoraggio in giro per l'Italia è servito anche ad acquisire dati sulle condizioni di vita nei Cie. Quello di Isola Capo Rizzuto è stato chiuso dopo l'ultima rivolta ma la struttura è in condizioni inutilizzabili. Sui Cie ci sono considerazioni che devono essere fatte sul piano umano, econole sue regole, le sue leggi, ma sempre devono essere tutelati i diritti delle persone, specialmente se non hanno commesso alcun reato e vengono trattati peggio dei peggiori criminali. Non ha senso, ad esempio, che l'identificazione non sia possibile farla in carcere. Bisogna eliminare questa commistione. E si potrebbero risparmiare fondi da destinare all'accoglienza. Una persona che ha fatto un percorso di integrazione, non crea problemi. Ma le si devono offrire opportunità per uscire dalla clandestinità e dall'illegalità. Ci guadagnamo tutti quanti».
Il vice premier Alfano ha proposto di far pagare rette e alloggi ai Paesi di provenienza. Una provocazione?
«Potrebbe essere. Certo non è il mio pensiero né lo posso condividere, mentre le proposte serie vanno condivise, discusse con tutti, per riuscire a capire gli obiettivi e su cosa si basano concretamente. Sapendo che i diritti sono universali, non si può operare una disparità di trattamento. Che facciamo se alcune persone hanno problemi con il potere politico in loco, da cui dipendono per le rette? E poi c'è il carovita che non è lo stesso ovunque, un euro non vale un euro qui come in Egitto o in Albania. Vorrei ragionamenti sensati piuttosto che spot».
Ha detto di voler cambiare la legge Bossi-Fini. Ha una proposta di legge alternativa?
«Nessuna proposta. Il tavolo deve essere avviato a settembre con tecnici, amministratori ed esperti. La fase degli annunci verrà dopo. Per ora sto condividendo un percorso con i cittadini e con tutte le forze politiche. Il mio metodo è sempre lo stesso, il confronto, che non deve essere solo dall'alto. Segnalazioni di difficoltà e proposte devono venire anche dal basso».
Tutto il governo chiede all'Europa di aiutare di più l'Italia ad affrontare il problema dell'immigrazione. C'è già il Frontex, ci sono i fondi europei. Cosa in particolare dovrebbe fare l'Europa?
«Non vorrei invadere un campo non mio. Abbiamo delle norme. La Convenzione di Dublino sul diritto d'asilo è stata rivista solo pochi mesi fa. Nel 2010 e nel 2011 c'era la possibilità di chiedere di modificare la norma per cui si può chiedere l'asilo politico nella zona Schengen solo nel Paese dove si è sbarcati o atterrati. Ci si poteva far sentire, chiedere di essere considerati come Paese di transito, ma non è stato fatto. Forse questo passaggio è mancato perché la collaborazione con la Commissione europea su molti punti non era delle migliori. Ora è un punto debole. Con Letta, Moavero e Bonino stiamo lavorando. L'occasione per porre la questione sarà il semestre di presidenza europea l'anno prossimo. Esiste poi una norma del 2011: per casi di calamità e emergenze umanitarie la presa in carico del problema deve essere a livello comunitario. Alcuni eurodeputati si battono perché questa norma venga applicata come invece non è stato nel caso dei tunisini rigettati oltrefrontiera dalla Francia. Speriamo che l'Europa la applichi diversamente ora».
Con il Medioriente in fiamme, perdurerà un'emergenza sbarchi?
«Non dobbiamo alimentare un sentimento o una aspettativa di invasione. I numeri e le previsioni servono per approntare e migliorare l'accoglienza. Credo che si debba partire dai limiti che sono emersi durante la cosiddetta emergenza-Nordafrica. Il tavolo di lavoro nato allora sta andando avanti. La logica deve essere quella della distribuzione sul territorio dei profughi, non della concentrazione a Lampedusa o in pochi centri. Si deve anche ricordare sempre che si tratta di persone, che fuggono da guerre, catastrofi naturali, fame. L'Europa e la comunità internazionale devono rafforzare la democrazia e la pace. E si deve rafforzare la collaborazione con i Paesi d'origine dei migranti. A quel punto andarsene è solo una scelta».
Con la crisi molti immigrati se ne vanno. Potrebbero avere un permesso di soggiorno per cercare un nuovo lavoro?
«Adesso se un immigrato perde il lavoro perde anche il diritto al soggiorno e cade nel circuito dell'illegalità, da cui poi è difficile uscire. Il lavoro è anche un bisogno e c'è tanto da recuperare. Lo si può fare anche attraverso l'integrazione. Ad esempio i piccoli comuni spopolati aderendo al circuito Sprar si sono rivitalizzati, hanno riaperto botteghe, laboratori, bar. Il tavolo del Nordafrica deve ripartire di lì, credo. Più in generale: il lavoro crea lavoro. Ho visitato una ditta nel Padovano che fa trattori, era in difficoltà e ha chiesto ad alcuni operai stranieri di aiutare a aprire canali di vendita all'estero. Ora ha varie sedi nel mondo ed è uscita dalla crisi. Se un lavoratore conosce tre lingue, potenzialmente ha accesso a tre mercati. Dopo la crisi può esserci la depressione oppure dobbiamo attrezzarci ad andare oltre le frontiere. L'immigrazione non deve essere vista come un problema, ma come una risorsa».
Fonte: L'Unità
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Richetti: "Si sono traditi, vogliono zittire gli iscritti"

Notizie dal PD - Sab, 24/08/2013 - 09:48
Intervista Matteo Richetti di Daniela Preziosi - Il Manifesto
Matteo Richetti (deputato, renziano, stravotato alle parlamentarie di Modena, classe '74, già presidente del consiglio regionale dell'Emilia Romagna, ndr), il suo collega Zoggia dice che le primarie potrebbero non tenersi. Benissimo. Così rende chiara la strategia del gruppo dirigente del Pd, da qualche mese a questa parte.
Quale strategia?
"Togliere l'aggettivo «democratico» dal nome del partito. Per Zoggia è evidente che gli iscritti del Pd, i simpatizzanti e gli elettori non debbano né scegliersi il segretario del partito né il candidato premier con cui il centrosinistra dovrebbe tentare finalmente di essere maggioranza nel paese".
Zoggia parlava di un'eventualità remota per non fare le primarie: il caso in cui 'precipiti tutto'. 
"Il punto non è se l'eventualità è remota o no. Il punto è che uno dei dirigenti più importanti del partito, tale è il responsabile dell'organizzazione, possa anche solo ipotizzare che in quattro scelgono il candidato a Palazzo Chigi. Certo che non succederà: grazie al cielo il paese non è nelle loro mani. Ma la dice lunga sulla necessità di cambiare questo gruppo dirigente".
Le dispiace che Letta posso sfidare Renzi per la premiership?
"Mancherebbe che chi, come me, ha chiesto le primarie quando è stata ora di poter sfidare Bersani, oggi non consentisse a qualcuno di candidarsi. Siamo coerenti, noi. Se il Pd ha più di un leader da mettere in campo non è un problema, è un valore. Lo vedremo a suo tempo. Non vorrei però che il Pd vivesse di sfide annunciate".
Si spieghi.
"La sfida per il segretario, la sfida per il premier. Stiamo accumulando primarie da fare e non ne facciamo neanche una. Il congresso si poteva tenere ai primi di ottobre e invece non si farà perché c'è chi gioca a temporeggiare. Forse sarebbe bene cominciare a mettere in fila le scadenze e farle davvero, invece che costruire fantascenari che poi non si verificano mai".
Il problema della possibile caduta del governo esiste. Non sarebbe un buon motivo per rimandare il congresso?
"Capisco che qualcuno ha tutto l'interesse di usare le difficoltà del governo per non fare il congresso del Pd, ma grazie al cielo cosa fare in caso di crisi di governo lo decide il presidente Napolitano, non Davide Zoggia. Zoggia invece deve organizzare il congresso. Segnalo che l'assemblea nazionale del 20 e 21 settembre si fa perché qualcuno ha sentito il bisogno di cambiare regole. Che invece c'erano già e andavano solo seguite. Ognuno faccia il suo mestiere: al Pd compete organizzare la vita del Pd, alle istituzioni compete pensare alla guida del paese. E smettiamola di inventarci problemi. Dei tanti che ha il Pd, non ha proprio quello di trovare un candidato premier. C'è già".
E Matteo Renzi?
"È lui e sta lavorando per questo. Con buona pace di Zoggia, Stumpo e D'Attorre".
Fonte: Il Manifesto
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Stumpo: "Enrico non può essere un leader transitorio"

Notizie dal PD - Sab, 24/08/2013 - 09:33
Intervista a Nico Stumpo di Antonio Pitoni - La Stampa
La premessa è un invito a distinguere guere le due facce della stessa ....A medaglia. «Perché un conto è il governo Letta, altra cosa è il politico Letta», fa notare Nico Stumpo. Corollario necessario dopo l'affermazione di Massimo D'Alema che ha definito il premier in carica «solo un leader transitorio». Il responsabile dell'organizzazione del Pd prova a rispondere con una battuta: «Su questa nostra Terra tutto è transitorio, figuriamoci gli incarichi politici».
Niente male, ma ora andiamo al punto: Enrico Letta non ha futuro?
«Penso che su una parte del suo ragionamento D'Alema abbia perfettamente ragione. E cioè che la coalizione che sta sostenendo il governo oggi Pd, Pdl e Scelta civica non può e non deve essere una scelta di governo per il futuro. Destra e sinistra devono tornare ad essere alternative. Questo governo non può avere una prospettiva superiore a quella che si è data in ragione di una fase di servizio e di necessità per fare le riforme costituzionali ed economiche per il rilancio del Paese».
Veniamo al Letta politico...
«Questo non significa che il futuro del politico Letta sia legato a doppio filo alla fine del governo. Se Letta lo riterrà, quando nel centrosinistra si aprirà la competizione per la leadership, credo possa essere tranquillamente uno di quelli che può giocarsi una chance di guidare la coalizione».
Scenario: si apre la crisi. Cosa cambia per il Pd?
«Penso che sia valida sempre la stessa posizione: viene prima l'Italia, poi il Partito democratico, poi i singoli dirigenti del Pd. Abbiamo dato vita al governo Letta non certo per vedere che effetto facesse governare con il centrodestra. Ma lo abbiamo fatto per necessità e servizio nei confronti del Paese, per toglierci da una situazione economica disastrosa e uscire dalle secche».
Quindi avanti con Letta? 
«Non è pensabile che il destino del governo dipenda dalla questione dell'agibilità politica di Berlusconi. Tutti gli italiani sono uguali dinanzi alla legge: dopo la Cassazione non c'è un quarto grado di giudizio neppure per lui. Bisogna arrendersi all'evidenza, al fatto che Berlusconi è stato condannato per frode fiscale e deve assumersene la responsabilità personale, politica e anche morale».
E in caso di elezioni anticipate come vi regolerete per la leadership?
«Penso si debbano prendere le regole di vita del Pd che dicono cose chiare. In caso si costituisca una coalizione il Pd promuove primarie di coalizione. Mi auguro prevalga il buon senso perché in questo momento di tutto c'è bisogno tranne delle risse».
Il voto della Giunta del Senato sulla decadenza di Berlusconi sarà il punto di non ritorno?
«Dinanzi alla legge non c'è ragion di Stato che tenga. Su questa questione il Pd ha una sola voce e voterà la decadenza. E se il Pdl decidesse di far cadere il governo se ne assumerà la responsabilità».
Fonte: La Stampa
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Leva: "E' una proposta strumentale. Non siamo disposti a baratti"

Notizie dal PD - Sab, 24/08/2013 - 09:18
Intervista a Danilo Leva di Francesco Moscatelli - La Stampa
Danilo Leva, 35 anni, è il responsabile Giustizia del Pd. Onorevole cosa pensa dell'ipotesi di amnistia avanzata ieri dalla Guardasigilli Cancellieri e subito ripresa anche dal ministro Mauro?
«Lo ripetiamo da settimane: noi del Pd siamo contrari all'amnistia. Il sovraffollamento delle carceri va risolto con misure strutturali. È necessario proseguire sulla strada già tracciata dalle leggi approvate recentemente in Parlamento, riformare la custodia cautelare e intervenire per maggiore azione di depenalizzazione. Fuori da un contesto di riforme, l'amnistia è un provvedimento una tantum, e come tale non serve a nulla».
L'obiettivo della proposta è anche politico. Non è un mistero per nessuno: se anche Berlusconi potesse godere dei benefici dell'amnistia la crisi, probabilmente, rientrerebbe. Molti esponenti del Pdl come Bondi e Cicchitto si sono detti favorevoli. Il ministro Mauro la paragona addirittura all'amnistia voluta da Togliatti per pacificare l'Italia nel Dopoguerra... 
«È vero, la tempistica del provvedimento fa sorgere il dubbio che l'emergenza che il Pdl vuole affrontare non riguardi tanto le sorti della popolazione carceraria italiana quanto quelle di Silvio Berlusconi. Ribadisco: non ci stiamo. A loro interessano le sorti di Berlusconi, a noi quelle del Paese».
E se questo volesse dire staccare la spina al governo Letta?
«Noi siamo stati chiari fin dall'inizio. La legge vale per tutti. Non siamo disponibili a barattare questo principio con la stabilità dell'esecutivo. Il governo è nato per tirar fuori l'Italia dalla crisi e non per salvare Berlusconi dai suoi guai. Non saremo noi a staccare la spina, e chi lo farà se ne assumerà la responsabilità davanti agli italiani».
Cosa pensa dell'ipotesi che il capo dello Stato commuti la pena di Berlusconi? 
«La commutazione della pena, come la grazia, rientra fra le prerogative del Quirinale. Non spetta ai partiti fare queste scelte. Secondo noi, in ogni caso, non ci sono le condizioni per una decisione del genere».
Fonte: La Stampa
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Damiano: "Avanti con le stabilizzazioni, poi tocca alle pensioni"

Notizie dal PD - Sab, 24/08/2013 - 09:01
Intervista a Cesare Damiano di Luca Cifoni - Il Messaggero
Bene la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione, che ora va approvata dal Consiglio dei ministri: ma il governo deve dare in tempi brevi segnali anche sul rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga e sulla flessibilità delle pensioni. Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, ricorda che già il governo Prodi alcuni anni fa aveva tentato di affrontare il nodo dei dipendenti pubblici a tempo con forme di stabilizzazione progressiva. E dunque vede con favore il provvedimento del ministro D'Alia.
Sarà la volta buona per dire addio al sistema delle proroghe?
«Naturalmente mi riservo di leggere i dettagli del decreto, ma si va nella direzione giusta. La stabilizzazione aiuta a risolvere il problema dei dipendenti pubblici che alla scadenza del contratto andrebbero ad aggiungersi agli oltre tre milioni di disoccupati; ma serve anche al buon funzionamento della pubblica amministrazione, visto che stiamo parlando di persone ormai integrate nella macchina pubblica, che garantiscono servizi essenziali. Si passa per il concorso e questo è importante. E giustamente con norme più stingenti si pongono le premesse per evitare che questa situazione si crei di nuovo in futuro».
Però è un po' difficile che possano essere assorbiti tutti i 150 mila dipendenti di cui si parla.
«Ma almeno sarà possibile per una prima tranche. Naturalmente per questo tipo di operazioni serve gradualità: per la stabilizzazione dei precari ma anche per l'estensione della validità delle graduatorie, altro tema su cui siamo impegnati da tempo, che riguarda 70 mila persone: non è giusto rifare i concorsi, con conseguente spreco di denaro pubblico, quando ci sono già vincitori e idonei che possono essere immessi nella pubblica amministrazione. Su entrambi i fronti precari e vincitori di concorso una soluzione più complessiva potrà arrivare quando ci si deciderà a rivedere il patto dí stabilità che impedisce alle amministrazioni virtuose di assumere, oltre che di investire. Va allentato il blocco del turn over e bisogna svecchiare la pubblica amministrazione».
Obiettiva non facile con i requisiti richiesti per la pensione dopo la riforma.
«Infatti quella riforma va cambiata: bisogna andare verso il modello di uscita flessibile tra i 62 e i 70 anni, non solo per i dipendenti pubblici ma per tutti i lavoratori. Su questo punto, come sul rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, mi aspetto che il presidente del Consiglio dia segnali concreti nel consiglio dei ministri che dovrà decidere sull'Imu».
Vede consenso nella maggioranza sugli aggiustamenti alla legge Fornero?
«Mah, vedo qualche resistenza nel centro-destra. Io sono d'accordo con Brunetta sul fatto che serve una cabina di regia politica, però lui pretende che l'Imu sia tolta a tutti, il che è assurdo, ma poi non sembra molto interessato a discutere delle altre priorità».
A parte il nodo dei precari, il pubblico impiego ha i contratti bloccati e quindi gli stipendi fermi fino al 2014. Pensa che su questo punto ci possa essere qualche novità?
«Anche su questo tema è necessari dare qualche segnale. È vero che il blocco è stato prorogato, ma si possono aprire tavoli, discutere della parte normativa, dare il via alla contrattazione decentrata. E si può ragionare su aumenti che scattino dal 2015».
Fonte: Il Messaggero
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I Bellunesi nel mondo ricordano la tragedia di Mattmark

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 17:47

Belluno, 23 ago - Quest’anno ricorrono 48 anni dalla terrificante catastrofe di Mattmark, in Svizzera. Ottantotto lavoratori, di cui 56 italiani - 17 bellunesi - morirono sotto l’implacabile massa di ghiaccio, roccia e fango in quell’infausta giornata del 30 agosto 1965. “In pochi istanti si consumava un dramma che ha ferito profondamente la nostra terra – si legge in una nota dall’Associazione bellunesi nel mondo - e che è doveroso non dimenticare, tragico esempio delle sofferenze che hanno segnato la storia della nostra emigrazione. Proprio da questa immane tragedia è nata, nel 1966, l’Associazione bellunesi nel mondo. Domenica 1 settembre la Famiglia Ex emigranti ‘Monte Pizzocco’, con il patrocinio dell’Abm e dei comuni che hanno avuto delle vittime a Mattmark, vuole commemorare a Mas di Sedico questa tragedia sul lavoro che ha duramente colpito il territorio bellunese". L'appuntamento è alle 10.30 quando verrà celebrata la messa e di seguito il corteo, accompagnato dalla banda di Sedico. Davanti al monumento dedicato alle vittime sul lavoro e in emigrazione in via Buzzati verrà deposta una corona di fiori.
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Fedi (PD): “Le chiusure dei Consolati non dipendono dal Parlamento ma dalla Farnesina”

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 17:43

Adelaide, 23 ago - “La scelta del 15 agosto per incontrare gli esponenti della comunità italiana di Adelaide è metaforica. L’Italia, almeno oggi - mi dicono sarcasticamente i primi connazionali che incontro - non sarà impegnata a pensare a come colpire gli italiani all’estero”. E’ quanto scrive il deputato del Pd Marco Fedi che nel suo viaggio in Australia ha incontrato gli italiani residenti ad Adelaide ai quali ha spiegato che “le chiusure di sedi consolari sono decise dall’amministrazione degli esteri, dalla Farnesina, che non è previsto alcun passaggio parlamentare e che la decisione non ha nulla, ma proprio nulla, a che vedere con la spending review decisa dal Parlamento. Le chiusure sono il frutto delle scelte di un Ministero che ha deciso di privilegiare i costi amministrativi rispetto a quelli per l’erogazione dei servizi. Temo che questa spiegazione, per quanto logica, non faccia molta breccia tra i presenti. In questa giornata fredda, anche nell’accoglienza riservata ad un modesto parlamentare che si pone oggi come bersaglio mobile delle reazioni irate e deluse dei connazionali, devo assumermi responsabilità mie e di altri. Soprattutto quelle di altri. Io sono qui, la Farnesina è lontana. La protesta per la chiusura del Consolato di Adelaide, insieme a Brisbane ed altre undici sedi nel mondo, è già partita. E continuerà, mi dicono. Inizio a spiegare – prosegue il parlamentare eletto all’estero - che la revisione analitica della spesa, la spending review, ha indicato ai ministeri aree di sprechi sulle quali è possibile intervenire. Non ha apportato tagli diretti. Ricordo che un comitato istituito alla Farnesina aveva indicato, ai primi punti delle proprie raccomandazioni, tutte disattese dal ministero degli Esteri, la riduzione dell’ISE, l’indennità di sede per i trasferimenti all’estero dei diplomatici e del personale di ruolo, e l’aumento del personale assunto localmente, che costa molto di meno. La risposta della Farnesina è stata l’aumento dell’ISE e la semplificazione del pagamento di essa, con il sistema forfettario anziché con la documentazione della spesa. Più soldi, più veloci e non documentati. Qualcuno ricorda che Adelaide e Brisbane non hanno un Console da qualche anno, che ricollocando il personale a contratto in altre sedi o rafforzando i consolati riceventi di Melbourne e Sydney con personale locale o dall’Italia, non si realizza alcun risparmio se non il fitto dei locali, per il quale la comunità sarebbe disponibile a trovare soluzioni. Io non ho una risposta, tocca a Canberra e a Roma darne una ragionevole. Domando, ad esempio: chi, e con quale mandato, sta verificando queste possibilità? Si sta già lavorando alla peggiore soluzione possibile, cioè il Consolato onorario? Come saranno organizzati i servizi con un Consolato onorario? Non sarebbe meglio avere un’agenzia consolare, ben organizzata, in grado di rispondere ai bisogni della gente? Certamente, rispondo. Il nostro impegno è questo, garantire i servizi consolari. In modo che non ci sia più chi si senta dire: ‘Lei ha il passaporto australiano, viaggi con quello!’ Oppure: ‘Ma perché non si fa cittadino australiano, così non ha più bisogno del passaporto italiano!’ Perché – mi ricordano – siamo arrivati a questo punto: se sei un cittadino italiano all’estero conti davvero poco e rischi di diventare un peso: l’Italia ti chiede di diventare cittadino australiano. Rispondo che la scelta della cittadinanza australiana è positiva, ma – spiega Fedi - non può essere fatta per evitare il passaporto italiano. Molti si chiedono, ancora, se sia sufficiente pensare unicamente ai servizi consolari, se rinunciare alla presenza di un Console non significhi anche rinunciare alla presenza di un rappresentante dello Stato italiano nello stato dell’Australia del Sud. Può essere un segnale, un brutto segnale, di un ripensamento complessivo della presenza strategica italiana nell’Asia-Pacifico e in Australia, con prevedibili ripercussioni sui rapporti bilaterali tra Italia e Sud Australia. La storia dei prossimi mesi, e degli anni a venire, darà una risposta. L’importanza economica e strategica dell’Asia-Pacifico è stata sottovalutata dall’Unione europea e dall’Italia. Il nono appuntamento dei G20, a Brisbane, nel 2014, poteva segnare un positivo momento di confronto e di ripresa di attenzione verso questa importante parte del mondo. Ma per la politica italiana il 2014 è lontanissimo. E per l’amministrazione degli Esteri – conclude Fedi - sembrano contare sempre più l’oggi dei tagli e il subito dei privilegi di pochi”.
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Berlusconi, Stumpo: "Non vuole rispettare la legge"

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 17:10

"Berlusconi sta orchestrando una campagna indegna perché pretende di non dover rispettare la legge. Il leader del Pdl è stato condannato in terzo grado e in modo definitivo. Non pretendiamo che faccia come prescritto nello statuto del Pd, e qui basterebbe una condanna di primo grado, ma non è accettabile in nessun modo che anziché ritirarsi dalla vita pubblica sia alla ricerca della cosiddetta agibilità politica chiedendo sponda a chi come il Pd fa della moralità pubblica un punto irrinunciabile".
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Berlusconi, Zoggia: "Quello condannato é il Pdl"

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 17:00

"Il Pdl insiste nel cercare dal Pd ciò che non può ottenere, perché è contro la legge. E’ ora di dire basta. E di finirla anche con i continui ripescaggi dell’idea di amnistia per salvare Berlusconi. Sta diventando una storia indecente, oltre che imbarazzante per coloro che avanzano queste proposte. Faccio mie le parole di Michele Serra, che questa mattina ha posto alcune domande ineludibili nella sua rubrica: “È il Pd o il Pdl a ritrovarsi con un leader condannato definitivamente per frode fiscale (cioè per avere creato fondi neri all`estero, sottraendoli al fisco, per più di 270 milioni di euro)? È il Pd o il Pdl a pretendere che questo suo leader fuorilegge ottenga, non si sa bene sulla base di quali principi e perfino di quale logica, una specie di salvacondotto che gli consenta di continuare a fare politica?”. "Il Pdl si assuma le sue responsabilità e la finisca di tirare la giacca del Pd. Quel che faremo noi è chiaro, lo abbiamo detto da tempo: con ponderazione, con attenzione, senza pregiudiziali né posizioni preconcette, faremo ciò che è giusto fare".
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Amnistia, Pd: "Ribadiamo la nostra contrarietà"

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 16:53

"Come già più volte dichiarato nelle scorse settimane, siamo nettamente contrari a un provvedimento di amnistia. Per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, c’è bisogno di interventi strutturali. E’ quindi necessario proseguire sulla strada già tracciata dalle leggi recentemente approvate in Parlamento, nonché riformare la custodia cautelare e intervenire per maggiore azione di depenalizzazione. Fuori da un contesto di riforme, l’amnistia è un provvedimento una tantum, e come tale non serve a nulla". "La tempistica del provvedimento fa tra l’altro sorgere il dubbio che l’emergenza che il Pdl vuole affrontare non riguarda tanto le sorti della popolazione carceraria italiana quanto quelle di una sola persona, Silvio Berlusconi. E’ l’unica cosa che interessa al Pdl. Ma non è nell’interesse dell’Italia".
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Ritorno dal futuro - dalla città all'Europa

Agenda eventi PD - Ven, 23/08/2013 - 14:00
Festa Democratica Nazionale sulla Pubblica Amministrazione
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Un milione non è solo un numero

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 11:56
L'UNHCR: "Con il terzo anno di guerra in Siria, il numero di bambini siriani costretti ad abbandonare la propria terra come rifugiati è ora salito ad un milione".
Con il terzo anno di guerra in Siria, il numero di bambini siriani costretti ad abbandonare la propria terra come rifugiati è ora salito ad un milione.   
 “Il milionesimo bambino rifugiato non è solo un numero” ha dichiarato Anthony Lake, Direttore Esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF). “È un bambino reale, strappato alla propria casa, forse anche alla propria famiglia, e costretto ad affrontare orrori che noi possiamo comprendere solo in parte”.  
“Tutti noi dobbiamo condividere questa vergogna” ha aggiunto Lake “perché mentre noi lavoriamo per alleviare le sofferenze di coloro che sono colpiti dalla crisi, la comunità globale ha mancato alla propria responsabilità nei confronti di questo bambino. Dovremmo fermarci e chiederci come possiamo, in tutta coscienza, continuare a deludere i bambini della Siria”. 
“Ciò che è in gioco adesso non è altro che la sopravvivenza e il benessere di una generazione di innocenti” ha proseguito l'Alto Commissario ONU per i Rifugiati António Guterres, a capo dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). “I giovani della Siria stanno perdendo le proprie case, i propri famigliari e il proprio futuro. Anche dopo che hanno attraversato un confine internazionale e raggiunto la sicurezza, sono traumatizzati, depressi e bisognosi di trovare una ragione di speranza”. 
In base ai dati forniti dalle due agenzie i bambini costituiscono la metà di tutti i rifugiati provocati dal conflitto in Siria. Molti di loro sono riusciti a raggiungere Libano, Giordania, Turchia, Iraq ed Egitto. Sempre più numerosi anche i siriani che fuggono verso i paesi del Nord Africa e dell'Europa. 
Gli ultimi dati inoltre mostrano che 740mila bambini rifugiati siriani hanno meno di 11 anni. 
All'interno della Siria - sostiene poi l'Ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani – circa 7mila bambini sono stati uccisi durante il conflitto, mentre le stime di UNHCR e UNICEF dicono che oltre 2 milioni di bambini sono sfollati all'interno del paese. 
Lo sconvolgiomento fisico, la paura, lo stress e i traumi subiti da così tanti bambini rappresentano tuttavia solo una parte della crisi che colpisce questa parte di umanità. Entrambe le agenzie evidenziano infatti le minacce che il lavoro minorile, i matrimoni precoci, il potenziale sfruttamento sessuale e il traffico di esseri umani pongono sui bambini rifugiati. Oltre 3.500 bambini hanno attraversato la frontiera siriana per cercare rifugio in Giordania, Libano e Iraq non accompagnati o separati dalle proprie famiglie.  
La più imponente operazione umanitaria nella storia ha visto UNHCR e UNICEF mobilitare il loro sostegno in favore di milioni di famiglie e bambini colpiti dalla crisi. 
Ad esempio oltre 1,3 milioni di bambini nelle comunità di rifugiati e nelle comunità d'accoglienza nei paesi limitrofi quest'anno ha potuto essere sottoposto alla vaccinazione contro il morbillo grazie al sostegno garantito dall'UNICEF e dai suoi partner. Quasi 167mila bambini rifugiati hanno ricevuto assistenza psico-sociale; oltre 118mila bambini e adolescenti hanno potuto proseguire il loro percorso d'istruzione all'interno o all'esterno di strutture scolastiche ufficiali; oltre 222mila persone hanno ricevuto una fornitura d'acqua.  
L'UNHCR ha registrato tutti i bambini rifugiati – 1 milione – restituendo loro un'identità. L'Agenzia inoltre aiuta i bambini nati in esilio a ottenere certificati di nascita, preservando loro da un difficile futuro da apolidi, e fa in modo che tutte le famiglie e i bambini rifugiati vivano in qualche tipo di alloggio sicuro. 
Ma molto resta ancora da fare, fanno sapere UNHCR e UNICEF. Il Piano di risposta regionale per i rifugiati della Siria, attraverso il quale sono stati richiesti 3 miliardi di dollari USA per rispondere alle gravi necessità dei rifugiati fino al prossimo dicembre, è attualmente finanziato solo per il 38%. 
Oltre 5 miliardi di dollari sono stati richiesti per affrontare la crisi in Siria, con necessità critiche nei settori dell'istruzione, della salute e di altri servizi fondamentali per i bambini rifugiati e per quelli appartenenti alle comunità d'accoglienza. Ulteriori risorse poi devono essere destinate allo sviluppo di solide reti attraverso le quali identificare i bambini rifugiati a rischio e garantire assistenza a loro e alle comunità che li accolgono. 
Un maggior flusso di finanziamenti rappresenta comunque solo una parte della risposta che serve a soddisfare le necessità dei bambini. 
È infatti necessario un impegno più intenso per trovare una soluzione politica alla crisi in Siria, le parti in conflitto devono cessare di prendere di mira la popolazione civile e devono porre fine al reclutamento dei bambini. I bambini, gli adolescenti e le loro famiglie devono poter lasciare la Siria in sicurezza e le frontiere devono rimanere aperte in modo che essi possano attraversarle e raggiungere la un rifugio sicuro. 
Coloro che mancano di adempiere a tali obblighi contemplati nel diritto umanitario internazionale dovrebbero rispondere appieno delle loro azioni, concludono UNHCR e UNICEF.
Fonte: UNHCR
Categorie: PD nazionale

Guerini: "Primarie sempre, anche se si precipita al voto"

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 11:48
Intervista a Giuseppe Guerini di Alessandro Di Matteo - Il Secolo XIX
Lorenzo Guerini, deputato del Pd, è l`uomo di Matteo Renzi al tavolo che in questi mesi ha discusso le regole per il prossimo congresso del partito e non condivide il pensiero di Davide Zoggia, responsabile organizzazione, che sul Secolo XIX di ieri ha invitato a tenere conto della «situazione politica» per decidere che tipo di congresso fare, se scegliere un segretario o un candidato premier. Anche sulla data, che per Zoggia può slittare a dicembre, Guerini chiede certezza. E se c`è una crisi e si torna a votare le primarie vanno fatte in ogni caso. 
Guerini, ma sul congresso è ancora tutto da definire? 
«E evidente che il congresso dovrà confrontarsi con il quadro politico, ma il nostro statuto già risolve la questione che pone Zoggia: il segretario è anche potenzialmente candidato premier. C`è stata in questi mesi una riflessione su una modifica per consentire anche ad altri, come in passato, di partecipare alle primarie, ma basterebbe dire "non modifichiamo lo statuto"». 
Molti, però, dicono che se il governo regge al Pd serve un segretario, non un candidato premier... 
«Mi sembra un argomento un po` p oliticista, il congresso deve definire soprattutto i contenuti della proposta del Pd agli italiani, si deve occupare di contenuti. Il segretario è il segretario: è il leader del partito, incarna la linea politica che il congresso sceglierà, una figura che per sua natura può essere un leader politico». 
Ma le primarie si faranno il 24 novembre o no? 
«Non si può pensare che la data non venga mai definita, questo non serve né al Pd né al governo. All`ultima direzione è stata la vice-presidente Marina Sereni, in maniera impegnativa, a parlare del 24 novembre: lavoriamo a un timing che ci consenta di rispettarla. Mi permetto dell`ironia: prima il congresso andava rinviato per non danneggiare il governo, ora perché potrebbero esserci le elezioni... Io dico: convochiamo il congresso, lo statuto dice che si dovrebbe tenere entro il 7 novembre, siamo già oltre quella data. Siamo stati disponibili, abbiamo accolto la proposta di Epifani di partire dai congressi locali. Ora rispettiamo i tempi». 
Per cambiare lo statuto serve un quorum difficile da raggiungere. Non c`è il rischio di una paralisi? 
«No, perché se non ci sono i numeri resta lo statuto attuale, e si lavora con quello. Con queste norme sono stati eletti Veltroni, Bersani, nessuno le ha mai messe in discussione. E comunque il segretario sarà eletto con primarie aperte. E interesse non di qualcuno, ma del Pd evitare un nuovo balletto sulla data del congresso, sulle regole... ». 
Si parla di Letta candidato premier in caso di crisi. Voi chiedereste le primarie? 
«Direi proprio di sì, per noi sono la modalità ordinaria con la quale il Pd elegge il segretario e candidati. Spesso ci si costruisce dei film con protagonisti che forse non vogliono recitare quel copione. Ora ci sono passaggi difficili, la cosa peggiore sarebbe trascinare Letta dentro dinamiche congressuali, dalle quali lui vuole stare fuori». 
Voterete la decadenza di Berlusconi? 
«Al netto degli approfondimenti che si potranno decidere, le sentenze vanno eseguite, pulito». 
Il ministro Mauro parla di un`amnistia... 
«Mi pare fantascienza, il paese non capirebbe. Scommetto che nel Pd nessuno sarebbe disposto a prendere in considerazione un`idea del genere, sarebbe un`amnistia ad personam».
Fonte: Il Secolo XIX
Categorie: PD nazionale

Fassina: "Il governo andrà avanti, prevarrà il senso di responsabilità"

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 11:39
Intervista a Stefano Fassina di Arturo Celletti - Avvenire
Non voglio lo scontro. E non ho mai pensato a Silvio Berlusconi come un nemico». Stefano Fassina parla lentamente. «Non ho gioito ascoltando la sentenza di condanna e non ha gioito il Pd. Non c`è ostilità, non c`è odio, c`è invece rispetto per la sofferenza politica di un partito e del suo leader». È una riflessione inedita quella del viceministro dell`Economia del Pd. Dove si legano comprensione umana e rispetto politico. «Vuole la verità? È una maledizione trovarci in una situazione così complicata in un momento così delicato... Ma sono sereno. A tratti fiducioso. Prevarrà il senso di responsabilità e il governo andrà avanti. Troveremo un`intesa alta su Imu, Iva, cassa integrazione ed esodati. E insieme, Pd e Pdl, costruiranno le condizioni per contribuire a imprimere all`Europa un cambio di rotta. Abbiamo un`occasione irripetibile che è il semestre di presidenza italiana della Ue: saremo uniti nel dire che è ora di convinzione crescita e occupazione». 
Oggi però il quadro è complicato, il Pdl parla di plotone d`esecuzione... 
«Non è così, non c`è un pregiudizio. C`è, invece, la volonta di affrontare questo passaggio senza astio, senza spirito di vendetta. La condanna di Berlusconi è stato un fatto negativo non solo per Berlusconi e per il Pdl, ma per tutto il sistema politico. Insisto, quasi una maledizione che prova a bloccarci mentre siamo sulla strada giusta».
Voterete l`incandidabilità? 
«Lo faremo. Ma senza nessun compiacimento. Lo faremo perché l`Italia pagherebbe un prezzo troppo alto se si rompesse il principio dell`uguaglianza davanti alla legge: una comunità non sta insieme se si mettono in discussione i principi fondamentali».
Che dice al Pdl? 
«Che per tutti il governo Letta è l`occasione per far crescere un bipolarismo efficace. Per loro per superare il partito personale. Per noi per dire basta a un anti-berlusconisno di cui per troppo tempo si è servita un pezzo di sinistra. Ora c`è la consapevolezza che due forze che sono e resteranno alternative possono, in questa fase emergenziale straordinaria, lavorare insieme per il bene del Paese. Ma...».
Ma cosa, Fassina? 
«La vicenda giudiziaria di Berlusconi è un problema politico, ma non può essere scaricato sulle istituzioni, sul governo, sul Parlamento, sulla Presidenza della Repubblica. Il Pdl deve riuscire a risolverlo al proprio interno. Soltanto così può fare l`interesse generale del Paese. Ha la forza per riuscire, ha le risorse politiche e umane per trovare la soluzione... In questi mesi di governo ho lavorato con il Pdl e ho visto una classe dirigente di prima qualità. Sono convinto di quello che dico».
Lei scommetteva sul semestre di presidenza... Ma una crisi quali ripercussioni avrebbe? 
«Una tragedia. Sarebbe la conferma dell`inaffidabilità dell`Italia. Perderemmo forza, peso. Vedremmo morire una credibilità faticosamente riconquistata che poi è la condizione per poter dare risposte alle drammatiche emergenze economico e sociali che vivono imprese, famiglie, lavoratori. Mi creda: in un momento così delicato per l`area euro sarebbe esiziale perdere credibilità. Sarebbe un colpo di grazia alle prospettive del nostro Paese e dell`Unione».
Una crisi oggi potrebbe portare... 
Non vada avanti, non voglio nemmeno prendere in considerazione un`ipotesi così drammatica e al tempo stesso sciagurata. Il Paese non vuole il voto. Vuole stabilità. La stessa stabilità che invoca l` eurozona. Dobbiamo tenere i nervi saldi e pensare che l`agenda del semestre di presidenza non si costruisce durante il semestre, si costruisce prima, si costruisce ora. Soprattutto se si vogliono raggiungere obiettivi ambiziosi oggi a portata di mano del governo».
Crede che i ministri del Pdl sottoscriverebbero queste parole? 
«C`è un governo che parla a una sola voce. Tutti i ministri sottoscriverebbero. E non solo i ministri, anche tutti i leader dei partiti che sostengono il governo. Anche tutti i parlamentari. Oggi c`è sul nostro cammino questa maledizione e abbiamo poco tempo per scongiurare il baratro. Già poco, pochissimo tempo: il livello di sofferenza economico-sociale è già a livello di guardia e noi abbiamo una gigantesca responsabilità».
Fonte: Avvenire
Categorie: PD nazionale

Realacci: "Le norme vanno rispettate. Il partito non cambierà idea"

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 11:37
Intervista a Ermete Realacci di Antonio Angeli - Il Tempo
Nel Pd nessuno ha mai messo in dubbio che le leggi vanno rispettate e nessuno può chiederci di cambiare idea ora: parola di Ermete Realacci, esponente di spicco del Pd dalla solida anima ambientalista che vede anche molto lontana l`ipotesi del voto. 
Onorevole Realacci, il problema della decadenza di Berlusconi sta sollevando un dibattito all`interno del suo partito?
«Non direi, nessuno ha mai messo in dubbio che le leggi vanno rispettate e nessuno può chiederci ora di cambiare idea». 
Alfano sta chiedendo al Pd di prendere in considerazione la possibilità di votare contro la decadenza... 
«Alfano lo capisco, per loro questo è un grande problema perché il Pdl non è riuscito a costruire una leadership alternativa. Si tratta di un passaggio difficile e delicato». 
Il voto sulla decadenza potrebbe creare problemi al governo? 
«Questo dipenderà da come il Pdl interpreterà la cosa». 
Grillo dal suo blog chiede a gran voce il voto. 
«Grillo gioca al tanto peggio tanto meglio: la sua idea è di ottenere il cento per cento dei. voti. Il suo Movimento ha raccolto il consenso di tanta gente insoddisfatta, persone sia di destra che di sinistra, ma credo anche che il suo atteggiamento alla fine abbia deluso una buona parte delle persone che l`hanno votato. Lui continua a fare Grillo, a mantenersi distante da tutto e da tutti, ma questa alla fine è una condanna all`impotenza, visto che le percentuali che vorrebbe non le ha mai avute nemmeno Pol Pot. Io, comunque, che frequento persone normali, non sento tutto questo desiderio di andare al voto». 
Quest`estate la politica non è andata in vacanza... 
«Sì, le vacanze sono state poche. E devo dire che forse in Italia c`è ormai un`overdose di comunicazione sulle dinamiche politiche del Paese, ma si parla sempre meno di quello che realmente serve, come del fatto che c`è una mancanza di speranza delle famiglie. Ormai la politica sembra il Processo del lunedì. Il rapporto tra politici e giornalisti è come quello tra Dorian Gray e il suo ritratto». 
Un esempio... 
«La Camera, in relazione ai fatti dell`Ilva di Taranto, pochi giorni fa, ha approvato una legge unica in Occidente, che dàla possibilità di commissariare un`azienda per motivi ambientali. Un evento importantissimo... ecco il giorno dopo sui giornali non c`era un rigo su questo, ma paginate e paginate di litigi. Questa è un`idea di politica che non è mia». 
Fonte: Il Tempo
Categorie: PD nazionale

Migliorare la vita nei Cie. Questa la priorità di Letta

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 11:22
Livia Turco - L'Unità
Il Governo deve intervenire subito sui Centri di identificazione ed esplulsione degli immigrati (CIE), considerando questo problema una priorità della sua agenda. Deve farlo mettendo da parte le posizioni politiche del passato e guardando ai fatti, alla cruda realtà che si squaderna di fronte agli occhi di chi entra in quei luoghi e di chi li conosce bene. Ci sono tre aspetti che rendono grave e per certi versi esplosiva la situazione: 
1) Le persone che si trovano nei centri. Si tratta di condizioni umane diverse che rendono difficile la convivenza. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone che non dovrebbero trovarsi in quei luoghi che dovrebbero servire solo alla identificazione di chi, clandestino, nega in modo ripetuto l`accertamento delle sue generalità. Invece, grazie alle norme sulle espulsioni della Bossi-Fini e della Berlusconi-Maroni, capitano lì immigrati che da tempo sono in Italia ma che si trovano in una condizione di irregolarità perché hanno perso il lavoro e non lo hanno più trovato e dunque, sempre secondo la Bossi-Fini, non possono rinnovare il permesso di soggiorno. Poi ci sono persone che non sono mai riuscite a regolarizzarsi e altre che, appena approdate nel nostro Paese, non conoscono le regole: si sono affidate agli schiavisti che lucrano sul loro sogno di scappare dalla povertà e dalla guerra e non capiscono perché, anziché la libertà, si trovano confinati in prigioni. C`è poi il caso dei condannati per reati commessi che, dopo aver scontato la pena in carcere, scoprono di dovere subire le sanzioni accessorie dell`espulsione. Sono nei Cie perché devono essere identificati... Paradossale che chi è stato in carcere debba essere nuovamente identificato e ciò debba avvenire in una struttura diversa dal carcere. I ministri dell`Interno e della Giustizia possono intervenire subito, per via amministrativa, stabilendo che il carcerato - che deve poi essere espulso - venga identificata durante la permanenza in carcere. Realizzando così una riduzione dei costi umani ed economici. 
2) La norma che prevede un trattenimento fmo a 18 mesi per coloro che sono entrati in modo irregolare nei Paesi ospitanti ha reso questi luoghi delle vere carceri, senza le regole e i diritti previsti nelle carceri. Questa norma deve essere cancellata subito. 
3) La condizione di vita nei Cie, imposta dalla politica adottata della riduzione dei costi sul cibo, l`assistenza sanitaria, la mancanza di figure professionali che potrebbero alleviare il dolore e aiutare la gestione della vita quotidiana. Su questi punti il governo Letta deve intervenire subito, d`intesa con i parlamentari ma anche con quelle associazioni come Lasciateci entrare che svolgono un ruolo prezioso. Per noi del Pd la prospettiva è quella del superamento dei Cie e l`abrogazione della Bossi-Fini. Troppe volte si dimentica il rapporto che intercorre tra i Cie e la normativa sulle espulsioni. La normativa in vigore prevede il reato di immigrazione clandestina e l`espulsione coatta con immediato accompagnamento alla frontiera con la forza pubblica quale normale sistema di espulsione che si applica a qualunque perso- na priva del permesso di soggiorno e la detenzione carceraria per chi dopo essere stato espulso entra in modo irregolare nel nostro Paese. La legge del centrosinistra, la 40/98, prevedeva invece la sanzione amministrativa con l`intimazione a lasciare il territorio attraverso la concessione del foglio di via, l`accompagnamento coatto alla frontiera era previsto solo nei casi di persone che potevano rappresentare un pericolo per la sicurezza del nostro Paese ed era disposto dal prefetto o dal questore. Dunque, nella legge del centrosinistra chi era irregolare non veniva espulso o rinchiuso nei centri di permanenza temporanea ma subiva una sanzione amministrativa e veniva intimato a lasciare il territorio o a regolarizzarsi. Il trattenimento nei Centri di Permanenza era previsto solo nei casi di persone che negavano in modo ostinato l`accertamento delle loro generalità ed il trattenimento durava trenta giorni procrastinabile a 60. Ecco perché è molto grave, e diffamatorio ed inaccettabile sul piano del diritto e dei fatti, che si stabilisca una sorta di linea di continuità tra la legge 40/98 e gli attuali Cie come viene proposto da taluni ambienti. L`Italia è diventata un Paese di immigrazione, in cui la popolazione immigrata è stabile e integrata. Per questo è arrivato il tempo di deporre l`ascia delle ideologie, delle contrapposizioni di principio per adottare il criterio della valutazione dell`efficacia delle politiche. Sarà un bel giorno quello in cui tutte le forze le forze politiche e sociali, insieme, scriveranno una nuova legge quadro sull`immigrazione. 
Per questo ha fatto bene la ministra Kyenge a parlare di un tavolo di lavoro comune per cominciare ad affrontare il tema. Sarebbe un grande servizio al Paese se il governo Letta facesse un gesto per la dignità del più deboli, di quelle persone che noi non vediamo e talvolta non vogliamo vedere, cominciando a cambiare questi luoghi disumani che sono i Cie.
Fonte: L'Unità
Categorie: PD nazionale

Delrio: "Non siamo la causa dei suoi guai non possiamo esserne la soluzione"

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 11:13
Intervista a Graziano Delrio di Osvaldo Sabato - L'Unità
E il cavaliere sceglie la metafora marinara per giustificare il possibile naufragio del governo Letta. «Se un amico ti butta a mare, la barca sbanda» dice Silvio Berlusconi. «Nessuno lo sta buttando a mare» è la replica di Graziano Delrio. «C`è una sentenza, non siamo noi la causa dei suoi problemi e non possiamo essere noi la soluzione a questo problema» ribadisce da Rimini il Ministro per gli Affari regionali. Quindi per riprendere l`immagine di Berlusconi al mare lo hanno buttato i giudici «ritenendolo colpevole», naturalmente «tutto ciò ha delle conseguenze dal punto di vista giudiziario» spiega Delrio. 
Ministro, il vicepremier Alfano nel frattempo insiste nel chiedere al Pd di votare contro la decadenza di Berlusconi.
«Il Pd non può accettare di votare contro la decadenza, su questo non c`è nessun dubbio, lo ha detto in maniera molto chiara il segretario del nostro partito Epifani. Il Pd voterà per la decadenza e non mi pare che dettando diktat si possano risolvere poi i problemi». 
Anche se potrebbe portare ad una crisi di governo? 
«Come abbiamo sempre detto: non si scambiano i programmi di governo con l`autonomia della magistratura e con l`autonomia del potere giudiziario. Quindi, credo che confondere i due piani sia sbagliato, dopodiché posso anche comprendere che nel Pdl questa condanna ponga molti più problemi di quelli che pone a noi, per cui è chiaro che sarebbe necessario continuare a sostenere il governo accettando serenamente, come hanno fatto in passato altri uomini politici, la verità giudiziaria». 
Per il Pdl però bisogna trovare un modo per continuare a garantire l`agibilità politica a Berlusconi. 
«Ripeto, non è stata determinata dalla politica la sua condanna. Non è la politica, che lo ha condannato. Questo dibattito in un Paese occidentale qualsiasi sarebbe impensabile, surreale. In qualsiasi altro Paese europeo un secondo dopo la condanna una persona di qualsiasi livello o grado si sarebbe dimessa, io non pretendo tanto, ma nemmeno si pretenda di pensare che questo è un problema nostro. Ribadiamo che non è nelle mani del Pd la soluzione dei problemi giudiziari di Berlusconi ed è giusto che sia così, guai se questa soluzione fosse nelle mani della politica». 
Che atmosfera si respira nel governo, parlando con i suoi colleghi ha l`impressione che si sia vicini alla fine di questo esecutivo? 
«Certamente dopo la condanna di Berlusconi c`è tensione, anche se noi siamo un governo di servizio, nel senso che deve prendere provvedimenti per il Paese e a me sembra che l`urgenza di questi provvedimenti non sia venuta meno». 
Le questioni sul tavolo sono tante. 
«E infatti bisogna ancora prendere decisioni importanti nei prossimi mesi, quindi veramente noi ci appelliamo al senso di responsabilità di tutti perché non sono venute meno le ragioni che hanno indotto il Pd e il Pdl a fare un governo straordinario di larghe coalizioni. Posso dire che questa situazione di emergenza, come il rifinanziamento della cassa integrazione, il tema degli esodati, gli aumenti dell`Iva e la decisione da prendere sull`Imu, sono ancora sul piatto. Quindi non avrebbe senso abbandonare proprio ora questo lavoro che sta cominciando a diventare produttivo. È un appello al contrario che io faccio ai miei colleghi: non mescoliamo i piani, teniamo presente che al primo posto ci sono le esigenze del Paese, delle famiglie e delle imprese, perché è questo che ci ha indotto a metterci insieme, nonostante non avessimo progetti comuni e questo è quello che ancora ci deve tenere insieme fino alla naturale soluzione dei problemi più urgenti, fra cui inserisco anche la riforma della legge elettorale e delle riforme istituzionali». 
Berlusconi sul suo caso dice che la Costituzione e il buon senso offrono molte strade. In questo modo ributta la palla nel campo del Pd. 
«Noi come ministri siamo pronti a continuare a lavorare senza pregiudiziali per il bene del Paese. E il Pd non può fare altro che dire che le sentenze si rispettano e si applicano». 
Il suo collega Lupi (Pdl) invece afferma che state ricreando un nemico esterno per nascondere le vostre divisioni.
«Non cerchiamo nemici. Ci siamo sempre posti l`obiettivo di sconfiggere Berlusconi attraverso la via democratica e non quella giudiziaria». 
Come si intrecciano le vicende di questi giorni con il congresso del Pd? 
«Io ho sempre detto che al primo posto per il Pd ci devono stare gli interessi del Paese, del lavoro, dei giovani, delle famiglie e delle imprese. Al secondo posto c`è la forma partito e la sua conduzione più adatta a rispondere al meglio a queste esigenze. Quindi, il dibattito congressuale aiuta a mettere a fuoco, le cose sono interconnesse, il dibattito congressuale non è un`interferenza rispetto ai progetti per il Paese, anzi è un aiuto, come ha efficacemente scritto Fassina proprio sul vostro giornale e come hanno fatto altri, a definire al meglio un progetto convincente per il Paese». 
Con Renzi alla leadership dei democratici? 
«L`ho detto da subito e lo confermo. Credo, che Matteo sia il candidato giusto alla segreteria nazionale del Pd».
Fonte: L'Unità
Categorie: PD nazionale

Cambiamo la legge elettorale e andiamo subito al voto

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 10:27
Goffredo Bettini - L'Unità
C'è qualcosa che non torna nei ragionamenti che si anno conducendo sulle conseguenze politiche della condanna a Berlusconi. Sul piano logico e formale il Pd ha una posizione ineccepibile; che non si può non condividere. Chiediamo, giustamente, che la legge sia uguale per tutti; voteremo, dunque, la decadenza del Cavaliere (ci mancherebbe altro non farlo) e facciamo appello a tutti per salvare il governo; perché la vicenda giudiziaria di un singolo, seppure con un ruolo importantissimo, non deve interferire su un esecutivo che ha enormi responsabilità e che nel complesso ha agito positivamente.
Tutto giusto: salvo dimenticare che il ragionamento potrebbe funzionare in un Paese normale, democratico e liberale, fondato sulla "religione" delle istituzioni repubblicane. Purtroppo, non è il nostro caso. Sono venti anni che siamo alle prese con una destra anomala, plebiscitaria e populista; la quale, per altro, ha introiettato tutti gli inquietanti difetti di un certo sovversivismo delle classi dominanti, tipico della storia italiana. Ho l`impressione che questo fenomeno non sia stato sufficientemente compreso e, quindi, combattuto con la dovuta efficacia, dalla sinistra e dalle forze democratiche. 
Tant`è che, dopo tanto tempo, siamo ancora di fronte ai suoi perniciosi effetti. Ci può aiutare, a fare qualche passo in avanti, l`analisi di un grande filosofo contemporaneo, Slavoj Žižek, che a proposito del populismo, sottolineava come per esso sia indispensabile fare emergere una minaccia latente alla legalità, alle pratiche istituzionali e all`assetto liberale. 
Il capo populista non vuole intermediazioni tra se stesso e il cittadino. Non vuole rappresentare il popolo: lo vuole incarnare, esserne la voce incondizionata, nei modi che a lui paiono più consoni e che cerca di imporre a tutti gli altri. Vuole, insomma, ribadire continuamente che qualora fosse messo alle strette, tra la volontà del popolo e la democrazia, sceglierebbe incondizionatamente la prima. Considera la legalità un concetto formale; la sostanza è mantenere la sua libertà d`azione, che naturalmente è da considerare sempre santa e giusta. Questo è il populismo.
In questo quadro le vicende giudiziarie di Berlusconi si trasformano nel suo racconto nella persecuzione di un uomo in buona fede, volta a scardinare la simbiosi magica che è riuscito a costruire con la nazione. Persecuzione perpetrata delle oligarchie conservatrici, parruccone e invidiose. 
È inevitabile rispondere a questa offensiva con la difesa delle leggi e con la pretesa che siano rispettate come meritano; ma se si fa solo o prevalentemente questo alla fine si è perdenti: perché i processi, i codici, le indagini, la richiesta di punizioni, l`esaltazione dell`azione dei magistrati per certi aspetti finiscono col trasformarsi in un carburante che alimenta la narrazione populista. 
Questi sono anche i motivi per i quali è impossibile separare la condanna di Berlusconi dalla sua dimensione politica. La destra italiana è ancora principalmente Berlusconi. Si è costituita sul nucleo perverso della sua agitazione demagogica. 
In essa ci sono tante persone perbene, ma il timbro e il patto costituente è quello antico e iniziale. E non illudiamoci: esso resisterà, fino all`ultimo; almeno fin quando Berlusconi non sarà battuto in campo aperto proprio attraverso il voto dei cittadini, che è la sola cosa a poterlo delegittimare sul suo terreno. Operazione, purtroppo, riuscita pienamente alla sinistra in 20 anni solo una volta, con Prodi; e non per via definitiva. 
Per le cose dette, persino la grazia (qualora vi fossero le condizioni) per Berlusconi è una strada preclusa. Essa sarebbe la sua morte politica. Il piegarsi alla legalità dei nemici, smentendo la battaglia della sua vita. Così come sono poco credibili le dimissioni volontarie e ogni atto in grado di ricondurlo alla normalità. Che sarebbero vissute come il tradimento di se stesso. Potrebbe accettare solo la così detta pacificazione. Cioè un`intesa politica, al di fuori e al di là di ogni legge vigente. 
Ci sono casi in cui nel mondo ciò è accaduto ma per ragioni molto più decisive, che non la salvezza di un governo o la protezione di un evasore fiscale. In quei casi, si è trattato di superare dittature criminali e affermare un regime democratico. Per questo obbiettivo sono stati lasciati in libertà e amnistiati anche degli assassini. Ciò è stato possibile, peraltro, grazie all`autorevolezza di personalità eccezionali (Mandela, la San Suu Kyi), che in Italia non mi appaiono all`orizzonte. 
In conclusione, se c`è un po` di verità nelle cose fin qui dette, mi pare ingenua, o velleitaria, o furbesca la richiesta alla attuale destra di accettare la punizione del suo capo e contemporaneamente continuare a collaborare nel governo. Lo ha detto Berlusconi ai suoi: non si può stare insieme con i propri carnefici. Né mi pare una buona idea cercare di navigare ancora un po`, con alchimie fragili, improbabili, ancora più esposte a quella crisi di rappresentanza che attanaglia la nazione. 
La strada è fare al più presto una legge elettorale, che nessuno ha il coraggio di ostacolare; e realizzare i provvedimenti economici già istruiti. Poi occorre andare al voto. Con le nostre energie migliori. Avendo l`ambizione, in mare aperto, di convincere il popolo a sconfiggere il populismo. 
Questa è stata la nostra difficoltà negli anni passati. In questo c`è la nostra crisi, che va affrontata e non rimossa. Oggi è l`ora di guardare in faccia con fiducia questa prova: perché abbiamo mille buone ragioni per vincere.
Fonte: L'Unità
Categorie: PD nazionale

Plotone di esecuzione? In giunta il Pd sarà serio

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 09:00
Stefania Pezzopane - Europa
Un paese capovolto. Dove alcuni protagonisti della vita politica italiana si muovono al confine tra i personaggi di Alice nel paese delle meraviglie e gli orrori di 1984 di Orwell. Nulla in questi giorni di stravaganti neologismi politici, corrisponde alla verità dei fatti. Tutto ciò che è normale, applicare le leggi e eseguire le sentenze, diventa un’aberrazione, addirittura si invoca la guerra civile. Mentre ci si augurano atti e gesti politici per eliminare sentenze e condanne per reati gravissimi. Vivo la vicenda della giunta per le immunità e della decisione sulla decadenza di Berlusconi con assoluta responsabilità, ma con grande sorpresa. Mai avrei pensato che Berlusconi e il Pdl potessero arrivare a pretese tanto assurde quanto devastanti. Un ministro della repubblica parla dei senatori della giunta per le immunità, addirittura come di un plotone di esecuzione. Un misto di patetico vittimismo, e di pericolosa devastazione dei capisaldi della repubblica. I principi di legalità e di eguaglianza tra i cittadini diventano di poca importanza di fronte allo stravagante quanto terroristico pretesto dell’«agibilità politica». La legge Severino è molto chiara, peraltro si sta già applicando per il tramite delle prefetture a circa ed oltre 20 rappresentanti delle istituzioni già condannati. La giunta ed il Pd nella giunta si comporteranno con serietà e rigore, senza pregiudizi e senza il metro della politica. Al condannato si assicura il diritto alla difesa, ma non si accettano ricatti e minacce terroristiche sul governo. Viene quasi il sospetto che questo governo servisse, nella mente dei più perversi, a risolvere questo problema e non a dare per una volta un servizio al paese. Unire le forze del paese, non per risolvere i problemi dell’Italia, ma ancora una volta per mettere al centro dei problemi del paese, i problemi giudiziari di Berlusconi. Ha ragione Stefano Menichini, non si può chiedere al Pd di versare tutto il proprio sangue. Il Pdl abbia la forza di sganciare le sorti del paese dalle vicende giudiziarie del loro leader. Vicende che tra l’altro vedranno ancora altri processi e il riesame dell’interdizione a giorni. Un Pdl vampiro che succhia il sangue al Pd e al paese, non serve a nessuno. E non servono le rappresaglie, le reazioni scomposte, addirittura i dossieraggi sui componenti della giunta secondo lo stile dei peggiori dittatori. Facciamo per una volta il paese normale. Dove le leggi sono leggi e si rispettano e le sentenze si eseguono. A prescindere. Fonte: Europa
Categorie: PD nazionale

Cuperlo: "Non siamo al governo a tutti i costi in questa partita ci giochiamo l'anima"

Notizie dal PD - Ven, 23/08/2013 - 08:41
Intervista a Gianni Cuperlo di Tommaso Ciriaco - La Repubblica
«La decadenza di Berlusconi è un atto dovuto, scontato. La destra deve capire che noi non possiamo arretrare di un millimetro, perché ne andrebbe di mezzo la nostra concezione della democrazia». Né vendetta, né accanimento verso il Cavaliere: perilv candidato alla segreteria democratica Gianni Cuperlo è soltanto una questione di «coerenza» rispetto ai «principi dello Stato di diritto». I dem non possono muoversi diversamente. Altrimenti perderebbero l`anima: «Non penso che il Pd si spaccherà. Sul principio non cederà. Dovesse cedere, semplicemente non ci sarebbe più il Pd». 
Il Cavaliere si affida a un`immagine: "Sono in barca con un amico che mi vuole buttare a mare". L`amico è il Pd. 
«Così la metafora non funziona. Non abbiamo mai immaginato di risolvere la vicenda per via giudiziaria. Ma la decadenza è un atto dovuto, scontato. Su questo il Pd è unito». 
Atto dovuto, dice. Spieghi a noi e al Pdl perché. 
«Si tratta di una sentenza passata in giudicato e come tale va rispettata e applicata. Sa che cos`è irricevibile?». 
Dica. 
«La concezione sostanziale della democrazia che ha questa destra, dove le regole e i principi vengono dopo la realtà. Loro dicono: "Abbiamo preso milioni di voti". E da lì fanno discendere la valutazione sulla decadenza.Ma non funziona così. Se prendi milioni di voti non sei esentato dal rispetto della legge. Nel `900 questa visione è stata all`origine della distorsione dei valori democratici. Per questo non possiamo arretrare di un millimetro». 
Un bel problema, per il premier. 
«Ho apprezzato Letta. Ha difeso la responsabilità di essere al governo per affrontare l`emergenza economica che per me vuol dire redistribuire risorse a chi è finito a terra, rappresentarci in Europa e, me lo lasci dire in queste ore terribili, anche guardare al mondo e a un Medio Oriente segnato dalle tragedie in Egitto e Siria. Ma Letta ha anche spiegato che non siamo al governo a ogni costo». 
Eppure, tutto ruota ancora intorno al Cavaliere. 
«Quel che non funziona a destra è un`idea del consenso elettorale come potere sovraordinato agli altri. Ma quella è la premessa dell`assolutismo. L`opposto di quell`equilibrio dei poteri elaborato da un paio di secoli». 
Insomma, nessun passo indietro. 
«Ma non è questione di tattica politica. È una questione di principio in uno Stato di diritto. Lo devono capire i nostri avversari». 
C`è chi ha proposto di allungare i tempi in giunta sulla decadenza. Così intanto si chiude la finestra elettorale. 
«Mi sembrano suggestioni spericolate. Sui tempi di lavoro deciderà la Giunta, non c`è nessuna volontà di venire meno a principi garantisti. Ma sarebbe fuori luogo e poco credibile che si tendesse a diluire il tempo della decisione seguendo la logica che mi ha descritto». 
E il Pdl? Seguirà Berlusconi fino alla fine? 
«Spero che la destra prenda atto che si è conclusa una stagione politica e storica. Spero siano in grado di aprire una riflessione. Per loro è uno spartiacque politico. Prevarrà un modello leaderistico, dinastico, quella pulsione populista venata da sovversivismo? Oppure l`anima democratica, europea, costituzionale?». 
Forse non possono abbandonare il Cavaliere proprio ora. 
«Sarà la destra a decidere la strada. Ma se non sarà in grado di rendersi autonoma, sarà un`occasione persa».
Fonte: La Repubblica
Categorie: PD nazionale


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