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PD nazionale

La PA non è un lavacro di coscienze

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 22:30
I soliti vecchi vizi nell'ipotesi dell'assunzione in blocco dei testimoni di giustizia

Secondo “La Stampa” di oggi, pagina 6, l'articolo 2 del nuovo decreto legge in preparazione “recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione della pubblica amministrazione” prevederebbe che “i testimoni di giustizia potranno essere assunti a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni”.

La notizia, a quanto mi consta (scrivo alle 18 del 22 agosto), non ha ancora ricevuto alcuna smentita, né per la verità ha suscitato i commenti che mi sarei aspettato, almeno se si esclude una dichiarazione del promotore della Fondazione Antiracket Tano Grasso, il quale giustamente osserva che sarebbe invece assai più opportuno che chi è minacciato dalle organizzazioni criminali per averle coraggiosamente denunciate fosse aiutato a restare nelle funzioni e negli ambiti professionali precedenti, onde dimostare che quelle minacce, grazie all'azione dello Stato, sono vanificate e respinte.

Io però vorrei porre qui un'altra questione, più generale se volete, che è quella della politica che noi del Pd intendiamo perseguire nei confronti della pubblica amministrazione.

Per anni, e starei per dire per tutti i 150 anni della nostra storia nazionale, l'amministrazione è servita essenzialmente in Italiia (non così negli altri grandi paesi europei) come valvola di sfogo nella quale scaricare contraddizioni ad esse estranee, fossero i problemi del sottosviluppo meridionale (affrontati sin dai tempi di Giolitti con le grandi infornate della burocrazia proveniente dal Sud) o quelli della crisi industriale (con le immissioni in massa di esodati dalle fabbriche del Nord in difficoltà negli anni Ottanta: vedi caso Olivetti) o quelli della disoccupazione giovanile (cominciando dalla disastrosa legge 285, che assicurò un posto senza concorsi effettivi a una intera generazione di ragazze e ragazzi altrimenti disperati). Persino i professori universitari “incaricati stabilizzati”, seppure bocciati nella prima e nella seconda tornata delle associazioni (primi anni Ottanta), trovarono ingloriosamente il loro porto quiete nel posto statale assicurato. Tutto senza concorsi, senza valutazioni, senza giudizi di merito. Stipendi statali magari bassi ma sicuri, in cambio di pace sociale.

Oggi i nodi di questa devastante politica della prima e della seconda Repubblica vengono al pettine: abbiamo, tra quelli europei, l'apparato amministrativo più inefficiente, peggio organizzato, dotato di minori risorse professionali. Con il risultato che l'azione pubblica è attardata, priva di obiettivi, spesso freno alla potenziale ripresa del Paese. Quattro o cinque ministri della funzione pubblica di segno politico diverso, succedutisi negli anni, e decine di commissioni di studio composte da autorevolissimi esperti hanno indicato da tempo i rimedi: concorsi di accesso più orientati e rigorosi, merito individuale su ogni altra cosa, rinnovo culturale e generazionale. Uomini (e soprattutto donne: è in atto nel pubblico impiego un benefico processo di femminilizzazione) messi al posto giusto, con le competenze e le attitudini giuste. Basta quindi con l'amministrazione ospedale della società, nelle cui corsie ospitare – poco stipendio per poco lavoro – i morti e i feriti delle congiunture economiche.

Terapia sacrosanta. Solo che nessuno l'ha messa e la mette in atto. Ed anzi, non appena si profila una emergenza (e l'Italia è storicamente il Paese delle emergenze), ecco rispuntare quasi per caso la antichissima ricetta: dove li mandiamo i testimoni di giustizia, per premiarli della loro collaborazione preziosa? Ma che diamine, nella pubblica amministrazione, posto fisso, pensione assicurata. Certo: sono solo 60 (così dice “La Stampa”, per lo meno). Certo: dovranno avere “qualifiche e funzioni corrispondenti al titolo di studio e alle professionalità possedute” (così recita la relazione tecnica al decreto riportata dal giornale torinese). Ma concorsi alla pari con gli altri questi nuovi assunti non ne faranno. Entreranno ope legis (due paroline magiche che dominano tutta la nostra storia burocratica), senza colpo ferire. Che vuoi che sia se qualche incompetente finirà nel posto sbagliato? Quel che conta è che una classe dirigente incapace di capire l'importanza di una amministrazione moderna e efficiente si sarà così sgravata la coscienza. Danneggiando i cittadini, che dovrebbero essere i veri padroni dell'amministrazione e avrebbero diritto di trovare dietro lo sportello una burocrazia moderna e selezionata.

Guido Melis

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Previdenza sociale, ampliato l'accordo di cooperazione tra Inss e patronati in Brasile

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 20:39

San Paolo, 22 ago - Grazie al lavoro di coordinamento della commissione assistenza del Comites di San Paolo, presieduta dal consigliere Natalina Berto, è stato firmato nei giorni scorsi a San Paolo, presso la Direzione generale dell’Inss, l’Istituto di previdenza sociale brasiliano, il nuovo accordo di cooperazione tra Inss e alcuni dei patronati italiani operanti in Brasile. Presenti alla riunione Benedito Adalberto Brunca, direttore generale della Previdenza sociale e Maria da Conceição Coelho, coordinatrice delle Convenzioni e degli accordi internazionali dell’Inss, venuti da Brasilia e la direttrice generale dell’Inss di San Paolo, Dulcina de Fátima Golgato Aguiar, oltre ai rappresentanti dei patronati Acli, Enas, Enasco, Epasa, Inas, Ital-Uil. In base al nuovo accordo, i patronati potranno dare assistenza tanto per le pratiche di pensione in convenzione internazionale Italia-Brasile, così come per le pratiche di previdenza sociale a tutti i loro assistiti, attività che per il precedente accordo era limitato ai soli cittadini italiani. Nel corso della riunione sono stati abbordate altre questioni, tra le quali il nuovo metodo di pagamento delle pensioni brasiliane a pensionati residenti in Italia che, a partire dal corrente mese, saranno effettuati con deposito diretto su conto corrente senza più la necessità di nominare un procuratore in Brasile. Brunca, nel ringraziare i patronati per il lavoro svolto, li ha invitati a continuare la collaborazione, soprattutto attraverso le sedi italiane, “per la pubblicizzazione del nuovo sistema e l’ausilio nella compilazione dei formulari specifici sul sito www.previdencia.gov.br/assuntosinternacionais. Da parte dei patronati – si legge in un comunicato - presenti vi è stata piena soddisfazione per il raggiungimento di questa nuova meta e l’impegno di continuare a lavorare insieme sempre a tutela dei diritti dei pensionati e lavoratori italiani ed italo-brasiliani”.
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Berlusconi, Picierno: "Pdl scelga tra Italia e Cavaliere"

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 17:39

"La confusa litania di minacce e lamentele di questi giorni da parte del Pdl per alterare il naturale corso della legge deve finire. Su questo non c’è niente di cui discutere: le sentenze devono essere rispettate. In uno Stato di diritto degno di questo nome, l’uguaglianza davanti alla legge e la legalità sono principi a cui non si può derogare. Non esistono scappatoie linguistiche né politiche per far essere qualcuno meno uguale degli altri davanti alla legge. E a questo proposito è singolare e inaccettabile che un ministro dell’Interno possa chiedere alle forze politiche di votare contro la decadenza di un condannato in via definitiva". "I colleghi del Pdl la smettano di scaricare sul Partito Democratico problemi e contrasti che sono soltanto loro. Faccia dunque chiarezza, ormai è giunto a un bivio: da una parte c’è il bene del Paese intero, che rischia di veder compromessa la possibilità di agganciare una ripresa ormai a portata di mano, dall’altra la sorte di una sola persona. Il Popolo delle Libertà decida da che parte stare. E se ne assuma poi le responsabilità davanti agli italiani".
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Immigrati, Turco: "Alfano riveda strutture Cie, costose ed inefficaci"

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 17:37
Si adoperi per aiuti da Europa e accordi con paesi da cui provengono flussi migratori
"In un momento in cui la crisi economica morde è giusto porsi il problema di risparmiare in ogni ambito. Tuttavia, la proposta di Alfano è assolutamente strampalata, anche perché difficilmente praticabile. Se vuole risparmiare nell’ambito delle politiche per l’immigrazione, è meglio che il ministro dell’interno riveda le strutture dei CIE, centri di identificazione ed espulsione, che oltre ad essere disumani ed inefficaci sono anche molto costosi".
"Si adoperi per ottenere aiuti concreti dall’Europa e faccia gli accordi bilaterali con i paesi da cui provengono i flussi migratori. I fatti dimostrano che solo così si governa in modo efficace l’immigrazione".
 
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Berlusconi, Zoggia: "Responsabilità è solo del Pdl, no a ricatti e indegne furbizie"

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 11:12

"Bisogna rimettere la realtà con i piedi per terra. Lo dico con chiarezza ai colleghi del Pdl che invito ad assumersi le proprie responsabilità e a smetterla con il tentativo di scaricare sul Pd i problemi che riguardano il loro partito".
"Il problema di Silvio Berlusconi riguarda il Pdl. E’ lui che è stato condannato con sentenza definitiva, e per un fatto grave. Ricordo a tutti che l’evasione fiscale è una delle cause principali del debito pubblico, della mancanza di risorse per gli investimenti, della necessità di stringere la cinghia e della pesantezza del prelievo fiscale sugli onesti".
"Se il Pdl non regge questa situazione e vuol far saltare il governo perché Berlusconi non riesce ad ottenere un salvacondotto che lo metta, a differenza di tutti gli altri italiani, al di sopra della legge, se ne assuma la responsabilità di fronte all’Italia".
"E’ il Pdl che deve decidere se ritiene necessario sostenere il Governo per far uscire l’Italia dai guai o se non gliene importa nulla degli italiani e dei loro problemi e l’unica cosa che conta è l’interesse personale di Berlusconi, a prescindere da leggi, sentenze, diritto e legalità. E’ una responsabilità sua".
"Di conseguenza è inutile che i colleghi del Pdl continuino a chiedere: che farà il Pd? Il Pd sostiene il Governo Letta perché crede che serva ad affrontare i problemi degli italiani. Quanto a Berlusconi, noi faremo ciò che è giusto fare, con ponderazione, con attenzione, senza pregiudiziali né posizioni preconcette. Ma non vi sono spazi per manovrette, furbizie e accordi indegni per un  paese come l’Italia . La nostra decisione è chiara e trasparente. E non accetteremo ricatti". 
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Orfini: "Se non c`è la crisi di governo, il congresso va fatto"

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 10:54
Intervista a Matteo Orfini di Daniela Preziosi - Il Manifesto
«Il rischio che il Pdl faccia saltare il governo è concreto. Ma per noi è irricevibile qualsiasi atto che metta in discussione il fatto che Berlusconi debba pagare il suo debito con la giustizia». Matteo Orfini, sinistra Pd, scarso tasso di larghintesismo, non ha dubbi: nel suo partito - stavolta - «non ci saranno franchi tiratori». Anche perché quello che si svolge in queste ore «è un dibattito surreale. In qualsiasi paese normale il Pdl avrebbe chiesto scusa agli italiani perché il suo leader si è macchiato di reati così gravi. Qui chiede la grazia. Se il Pdl non accetterà che il Pd voti la decadenza, si assumerà la responsabilità di far saltare in aria tutto. Ma non c`è terza via».
In caso di crisi, la legislatura potrebbe proseguire con un Letta bis, o con un altro premier?
«Bisognerebbe portare a compimento l`iter della legge elettorale. Ma non ci sono le condizioni per un`altra maggioranza. Un patto con M5S non è realistico. L`abbiamo cercato, abbiamo ricevuto solo insulti. Hanno dimostrato di non avete cultura di governo».
Crede che legge elettorale si farà?
«Intanto si discuterà di legge elettorale solo grazie al Pd, che ha imposto questa discussione. Naturalmente non sarà la legge che ci dovrà essere alla fine del processo delle riforme. Ma ora, visto che l`ipotesi di votare presto non è irrealistica, ci sono due opzioni possibili: una correzione radicale del porcellum o il Mattarellum».
Una modifica del Porcellum basterebbe?
«Parlo di una modifica radicale: preferenze, soglia di sbarramento, soglia per il premio di maggioranza, uniformare camera e senato, ballottaggio caso nessun partito raggiunga il 40 per cento. E la proposta Violante. Di fatto è un`altra legge».
Nel Pd c`è chi vuole il Mattarellum.
«È meglio del Porcellum, ma produce coalizioni strampalate e dà il potere di interdizione ai partitini. Anche il meccanismo dei collegi è meglio delle liste bloccate, ma non di molto: a scegliere chi va nel collegio migliore non è il territorio ma i partiti. Quando c`era il Mattarellum, la distribuzione dei collegi avveniva in notti drammatiche con lunghe trattative ai Santi Apostoli. Quello che è accaduto ai poveri cittadini del Mugello (1997, Antonio Di Pietro fu catapultato li per essere eletto per l`Ulivo, ndr) è un caso di scuola. Le preferenze hanno difetti, ma sono meglio del Mattarellum. Ma è chiaro che chi ha paura di misurarsi col consenso le vuole».
Nel Pd c`è la tentazione di accontentarsi del `porcellino`, la modifica minima che chiede il Pdl?
«Non mi sembra. Non cambierebbe nulla e ci consegnerebbe alle larghe intese a vita. Fra Mattarellum e proposta Violante preferisco la seconda, ma bisogna capire su quale legge c`è una maggioranza parlamentare. Molti di quelli che dicono di cambiare la legge, poi non lo vogliono fare davvero».
Parla del Pd o delle 5 stelle?
«Non del Pd».
Fare una riforma senza il Pdl non significa di fatto rompere le larghe intese?
«Abbiamo accettato le larghe intese sulla base di una richiesta del presidente della Repubblica e del presidente del consiglio. Entrambi hanno segnalato la priorità di cambiare la legge elettorale. Se qualcuno si rifiuta di farlo, se ne assume la responsabilità. E sia chiaro: il trucco al Porcellum non è ricevibile. Si cercherà un`altra maggioranza».
Frase impegnativa. Non è che Letta ce l`aveva anche con lei quando a Rimini ha parlato dei «professionisti del conflitto»?
«Non lo so, ma quel passaggio mi preoccupa dal punto di vista culturale. Se c`è una cosa che abbiamo pagato in questi anni è la rimozione del conflitto, che è la fisiologia della democrazia. Teorizzare la fine del conflitto ha prodotto enormi vanta gg per i più forti. È una delle ragioni per cui sono aumentate le diseguaglianze. E per cui la sinistra ha tradito se stessa. Negare l`esistenza di contrapposizioni di interessi nella società significa smettere di rappresentare i più deboli e, per la sinistra, perdere di senso: quello che ci è accaduto. Ce ne fossero, di professionisti del conflitto, non saremmo ridotti così».
Ma la negazione del conflitto è II fondamento delle larghe intese.
«Infatti è uno degli errori che imputo a Letta e al modo in cui i ministri del Pd stanno nel governo. Va bene l`idea che in parlamento si compongano i conflitti; e che un governo di larghe intese, nella sua eccezionalità, debba tener conto di interessi contrapposti. Ma nel modo in cui stiamo nel governo abbiamo cancellato l`idea del conflitto: non si sa cosa ci stiamo a fare, per rappresentare chi. I nostri ministri, dal presidente del consiglio al capodelegazione Franceschini, sembrano ministri tecnici. Non fanno un`iniziativa che porti nell`agenda di governo il nostro punto di vista. Assistiamo ogni giorno al balletto di Lupi e Alfano che minacciano dimissioni se non si trova il salvacondotto per Berlusconi. Vorrei che i nostri ministri decidessero che si dimettono se entro ottobre non si risolve il problema degli esodati. Gli unici rappresentati sono gli interessi degli altri. Forse non abbiamo chiari i nostri interessi, dovremo chiarirci le idee al congresso».
Il congresso richia di essere rimandato?
«Se non c`è la crisi di governo, il congresso va fatto. Non capisco il gruppo dirigente asserragliato al Nazareno che cerca di ritardarne in tutti i modi la convocazione. E visto che molti agiscono in nome di Bersani, spero che Bersani prenda le distanze e dia una mano a convocare rapidamente la data».
In caso di voto si delinea uno scontro al centro per la premiership, Letta-Renzi. La sinistra del Pd come si orienterebbe?
«Non credo che andrà così. Ma almeno i nostri argomenti si sono fatti strada. Non passa giorno in cui Letta non critichi la gabbia dell`austerità, non sembra neanche la stessa persona che ci spiegò che la famosa lettera della Bce doveva diventare la base del programma del Pd. Anche Renzi ha lasciato alla destra le ricette della destra e si è dimenticato di aver scelto Zingales come guru. Tant`è che vedo che ha sedotto persino Vendola. Il fatto che i dirigenti del Pd si ritrovino su posizioni della sinistra europea e non su quelle della destra è un`evoluzione positiva, dimostra che le posizioni per cui ci volevano scomunicare qualche bontà l`avevano. Ma certo, una sfida del genere aprirebbe lo spazio per ipotesi differenti».
Fonte: Il Manifesto
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Zoggia: "Se sarà crisi serve un candidato premier"

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 10:42
Intervista a Davide Zoggia di Alessandro Di Matteo - Il Secolo XIX
Davide Zoggia, bersaniano, è il responsabile organizzazione del Pd. Assicura che il partito voterà per la decadenza di Berlusconi, ma parla soprattutto di congresso e dice che se le cose precipitano potrebbe non essere utile scegliere un nuovo segretario, ma un candidato premier. Chiede "responsabilità" a tutti, a cominciare dai renziani, e spende parole di elogio per Epifani e per Letta. Il Pdl continua a minacciare la crisi se voterete per la decadenza. 
Cosa farà il Pd? 
«Siamo stati chiari: non si baratta la tenuta del governo con provvedimenti ad personam. Per noi il principio della legge uguale per tutti è insormontabile. Si facciano gli approfondimenti che servono, ma la posizione del partito è unitaria. Anche le illazioni su parlamentari Pd pronti a votare a favore di Berlusconi col voto segreto non mi pare corrispondano alla realtà. Comprendiamo il disagio del Pdl, ma non si può chiedere al Pd di risolvere la questione. Abbiamo dato la fiducia a Letta per dare risposte a tutti gli italiani, non a "un" italiano...». 
Cioè voterete per la decadenza? 
«Le sentenze si rispettano e si applicano. E` una presa d`atto di un dato di fatto, ci sono tre livelli di giudizio, non si può dire che nel nostro Paese non ci siano garanzie per gli imputati». 
Con la crisi il congresso Pd si rinvia? 
«Abbiamo convocato l`assemblea il 20 e 21 settembre per le modifiche statutarie e per fissare la data precisa. Ma è evidente che saremo molto attenti alla situazione politica: il congresso è fondamentale, ma non sfuggirà che la fibrillazione continua sul governo ci obbliga a riflettere. Io dico che il congresso si fa, poi dipenderà dalla situazione politica che tipo di congresso sarà: se il governo continua, eleggeremo un segretario, una figura che si dedichi al partito. Se tutto precipita, si discuterà soprattutto del premier. E mi pare che si sia un po` spenta la polemica sulla data». 
A proposito: la data è quella del 24 novembre o no? 
«Dipende dalle modifiche statutarie che si fanno. Se partiamo dal basso - prima i circoli e alla fine il nazionale - il 24 novembre rischia di essere una data difficile. L`assemblea è sovrana e valuterà serenamente. Sarei laico: abbiamo sempre detto "entro l`anno"... Tra il 24 novembre o il 3 dicembre non credo cambi molto. Ma è impensabile dividersi sulle modifiche allo statuto, credo che la situazione politica obblighi tutti a una maggiore responsabilità». 
Non teme l`accusa dei renziani, che parlano di manovre per stoppare il sindaco? 
«Non sono d`accordo. Intanto, Renzi ci farà sapere prima o poi se si vuole candidare o no. Altri si sono già candidati: Cuperlo, Pittella... Ma insisto, datala situazione serve un atteggiamento costruttivo. E la sintonia tra Letta e Epifani dovrebbe essere estesa a tutto il gruppo dirigente: non si può fare un governo tra chi è più a favore e chi è più contro il governo». 
Gira voce che a molti di voi piacerebbe un Epifani bis... 
«Guglielmo lo conoscevo come segretario Cgil, e lo stimavo. Ora che ci lavoro assieme lo apprezzo ancora di più per la sua elaborazione e il suo equilibrio. Si è dato un compito, traghettare il partito al congresso, e lo sta svolgendo bene e con grande serietà. Sono fermo a quello che lui ha sempre dichiarato, che non vuole candidarsi. E in questa situazione credo che la sua figura sia ia la migliore per dare equilibrio all`azione del Pd, si guardi alla posizione presa dopo la sentenza della Cassazione...». 
Un buon motivo per confermarlo! 
«E un giudizio legato a questa fase politica, vedremo. Ritengo che le persone non vadano tirate per la giacca. Ma sta dimostrando capacità notevole in una fase difficilissima». 
In caso di nuove elezioni schierereste Letta, Renzi o fareste le primarie? 
«E` prematuro. Letta, pur alla guida di un governo con il Pdl, sta mostrando una capacità e una credibilità internazionale notevoli. Mi auguro che il governo possa continuare, ma sono convinto che, comunque vada, la sua esperienza non finisce qui. Certo le primarie per noi sono caratterizzanti, ma dipenderà anche dalla situazione politica, se precipiterà tutto, se ci sarà il tempo...».
Fonte: Il Secolo XIX
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Latorre: "Il Pd vuole solo applicare la legge"

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 10:30
Intervista a Nicola Latorre di Maria Zegarelli - L'Unità
«Mi sta dicendo che nel Pdl c`è ancora qualcuno che spera che il Pd scenda a più miti consigli? Mi dispiace deluderli ma il Pd su questa vicenda non ha che una strada da seguire: il rispetto della legge e della legalità». Il senatore Nicola Latorre mette da parte i suoi libri di inglese, «questa è una vacanza-studio», spiega dalla sua casa nel Salento, e risponde picche ai tentativi di abboccamento che dal Pdl si stanno via via intensificando proprio mentre Angelino Alfano fa il suo ingresso a Palazzo Chigi per incontrare Enrico Letta. Il tema non è l`economia, non è il lavoro che manca. Il tema è il destino di Silvio Berlusconi e il voto per la sua decadenza dal Senato. 
Enrico Letta dice che la terra promessa dell`uscita dalla crisi è vicina, ma il Pdl minaccia di riportare tutti nel deserto. Elezioni a novembre. Latorre, questo governo cadrà? 
«L`atteggiamento del Pdl è incomprensibile, politicamente non solo dannoso per il Paese ma drammaticamente miope. È paradossale che il tema del dibattito pubblico in questo momento sia se rispettare la legge e la legalità o gettare il Paese nel caos. Il modo in cui il Pdl sta affrontando questa fase è il tentativo di sancire il principio secondo cui il Parlamento deve negare l`attuazione di una legge approvata dal Parlamento perché, ancora una volta, bisogna capire come difendere il leader del proprio partito». 
Dicono che la legge Severino ha profili di incostituzionalità. Secondo lei? 
«Secondo me è un argomento che non regge nella maniera più assoluta. È assurdo che si debba sollevare l`ipotetica incostituzionalità nel momento in cui questa legge deve essere applicata nei confronti del senatore Berlusconi. Intanto vorrei ricordare che i parlamentari del Pdl non solo l`hanno approvata ma l`hanno annunciata, all`epoca, come un`ottima legge con enfatiche dichiarazioni. Era, dicevano, un atto di grande civiltà. Non mi sembra che sollevarono eccezioni di incostituzionalità». 
Ma adesso si tratta di applicarla al loro leader. E cosa sarebbe il Pd I senza Berlusconi? 
«Siamo arrivati al nodo vero: stanno cercando di arrampicarsi sugli specchi per trovare una soluzione che salvi il loro capo. Capisco il momento di grande difficoltà che stanno vivendo, ma il fatto di non voler applicare una legge è inammissibile». 
Avanzare dubbi di costituzionalità potrebbe anche dare il fianco a chi nel Pd avesse tentennamenti pensando ai rischi per il governo... 
«Non se ne parla. Qui dobbiamo sgomberare il campo da un equivoco: la governabilità non può essere subordinata alla violazione del principio di legalità. Io sono un garantista, convinto che un antiberlusconismo ideologico non abbia fatto bene al centrosinistra e alla sinistra, ma su questo tema non si transige. Nessuno può chiedere in nome della governabilità di mandare in soffitta il rispetto di una legge». 
Osvaldo Napoli inizia a intravedere spiragli di una possibile soluzione politica. Sbaglia? 
«È un`affermazione del tutto priva di fondamento. Nel nostro partito abbiamo posizioni articolate su molti argomenti, come è noto, ma sulla legalità e il rispetto della legge non si discute. La verità è che il Pdl invece di porsi il problema politico di come uscire dalla crisi del berlusconismo sta ponendosi quello di come restarne prigioniero. Posso capire il panico, ma la risposta non può essere quella di tentare di eliminare la legge». 
Berlusconi una soluzione ce l`ha: voto in autunno. 
«Questa non è una via d`uscita: questo significa gettare nel caos il Paese. Ed è un aut aut che né Enrico Letta né il Pd possono accettare. Se il Pdl farà cadere il governo dovrà assumersene la pesantissima responsabilità davanti agli italiani». 
Un Letta-bis le sembra improbabile? 
«Non mi pongo questo problema adesso, ma credo che in questa legislatura, al di là di questo governo, non ci siano altre soluzioni. L`esecutivo Letta, che non può essere di lungo periodo, è nato da uno stato di necessità e i motivi per cui è nato sono ancora qui: riforme istituzionali, legge elettorale e misure per dare ossigeno alla nostra economia. Sono misure per le quali non c`è altro tempo da perdere: un minuto dopo averle attuate si va al voto». 
Berlusconi potrebbe prendere tempo sulla decadenza allungando i tempi in giunta. 
«Così come ritengo doveroso rispettare la legge ritengo altrettanto doveroso rispettare le procedure. Non mi sembra che quelle della giunta prevedano un prolungamento dei tempi oltre ogni limite e personalmente mi auguro che il voto avvenga il prima possibile. Lasciamo che la giunta faccia il suo dovere, il Pd di sicuro non offrirà alcun pretesto per allungare i tempi. Anche in questo caso mi sembra che la strategia del Pdl sia miope». 
Non pensa che la vicenda di Berlusconi possa però allungare i tempi del congresso Pd? Tutto sembra sospeso in attesa di capire se si aprirà la crisi. 
«Sarei molto preoccupato se qualcuno nel Pd ritenesse che i nostri tempi debbano essere dettati da Berlusconi. Mi sembra inverosimile che il destino e la vita democratica del Pd debbano essere condizionati dal leader del Pdl». 
Se ci fosse una crisi di governo non si porrebbe il tema delle primarie per la premiership prima ancora del congresso?
«Andare a votare in autunno sarebbe una sciagura per il Paese e comunque, a prescindere da altre considerazioni, noi dobbiamo programmare il percorso congressuale. Poi, di fronte alle vicende concrete si valuterà il da farsi. Sarebbe agghiacciante dare la sensazione che noi si stia fermi ad aspettare cosa decide di fare Silvio Berlusconi. Il congresso va fissato il prima possibile, tanto più che questa vicenda conferma che siamo immersi in una crisi di sistema. Spetta a noi del Pd indicare una strada per uscire da questo stallo, dare una prospettiva che vada oltre, molto oltre, tutto quello a cui stiamo assistendo. C`è bisogno di aprire al più presto una seria discussione politico-programmatica sull`idea di Paese che abbiamo e che vogliamo costruire. Se qualcuno pensa, invece, che sia meglio aspettare di capire cosa succede nell`altra metà del campo, beh, allora non ci resta che chiamare il 118».
Fonte: L'Unità
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Congresso, andiamo oltre le piattaforme già in campo

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 10:18
Stefano Fassina - L'Unità
A cavallo di Ferragosto, il dibattito sul Pd si è positivamente ravvivato. Sono intervenuti con riflessioni più o meno estese e approfondite prima Pierluigi Castagnetti, poi Francesco Boccia e infine Beppe Fioroni. 
Tre dirigenti politici protagonisti di primo piano nel Pd, distanti per biografia ma accomunati da percorsi politici sul fertile terreno del cattolicesimo democratico. Le riflessioni hanno spessore e qualità decisamente diverse ma convergono su un punto di primaria rilevanza politica: le difficoltà del Pd derivano dalla continuità della storia del Pci nel partito nato nel 2007. (...) L`analisi dei tre amici mi ha sorpreso. Forse, è una reazione scontata da parte di chi viene dalla storia incriminata. (...) 
Insisto, come continuo a fare dai tempi del mitico Lingotto: la divisione tra di noi non è tra chi tenta di resistere e chi vuole cambiare, ma tra idee diverse di cambiamento, frutto di paradigmi alternativi. (...) Ma siamo nello stesso partito perché tutti riconosciamo il primato del merito, condividiamo gli interventi di regolazione dei mercati compiuti da Bersani, lo sviluppo sostenibile, vogliamo affermare classi dirigenti di qualità, valorizzare la sussidiarietà orizzontale e verticale, riconosciamo la pluralità dei soggetti della politica e i limiti della forma-partito, tutti vogliamo più Europa (...) tutti abbiamo capito che il fordismo e le connesse formazioni sociali, sono estinti da tempo. 
Ma qui e ora può bastare a rivitalizzare le democrazie delle classi medie in un`Europa e in un Occidente ridimensionato sul piano demografico, economico e politico? È preoccupante il tentativo di costruire leadership politica sulla base di punti condivisi presentati come frontiera dell`innovazione in quanto contrapposti allo statalismo, dirigismo, egualitarismo, operaismo, laicismo, parlamentarismo, settarismo degli eredi della storia del comunismo italiano. 
Cosa abbiamo fatto sul terreno economico e sociale durante la segreteria Bersani? In questi anni, abbiamo provato a rimettere al centro dell`agenda politica la persona che lavora. Abbiamo provato, grazie all`apporto della dottrina sociale della Chiesa e alla «Caritas in veritate» e alla spinta preziosa di Emilio Gabaglio, Franco Marini, Francesco Totaro, Pierre Carniti, a ri-declinare il rapporto tra persona e lavoro. 
Abbiamo proposto un «neo-umanesimo laburista» per cercare il filo comune alle diverse condizioni di lavoro, oltre la presunta "garantita" roccaforte del lavoro dipendente pubblico e della grande impresa privata. (...) Abbiamo esplicitato la presenza di «evasione di sopravvivenza» e trovato «connessione sentimentale» con ampi settori di lavoro autonomo, piccola impresa, professioni e lavoro dipendente marginale e precario o disperatamente fuori dai giochi. (...) 
Abbiamo approfondito la riflessione sull`intreccio tra «questione sociale e questione democratica» e sottolineato più volte come la fase in corso sia una «grande transizione», segnata dallo spostamento dell`asse geo-economico e geo-politico del pianeta e dallo svuotamento delle democrazie nazionali e dall`insostenibile squilibrio nei rapporti tra capitale e lavoro, piuttosto che una crisi generata dal «socialismo della spesa pubblica».
Abbiamo, pertanto, più volte rimarcato che oggi siamo fuori, oltre, la funzione storicamente svolta dalla socialdemocrazia, ossia la redistribuzione del reddito e delle opportunità in un assetto capitalistico equilibrato e, pertanto, funzionante. Abbiamo indicato, invece, la funzione generale da svolgere in una fase costituente a livello globale e specificamente europeo per ridefinire i connotati di economie capitalistiche sostenibili. (...) Davanti a noi, i trionfi attesi dalla leadership di Matteo Renzi sono indicatori di idee coraggiose e adeguate alle sfide storiche di fronte a noi? 
Attenzione. Senza dubbio, la politica non è il regno di De Coubertin: l`importante non è partecipare. Ma vincere è condizione necessaria. Non sufficiente. Come si può disconoscere che tra i principali fattori di successo di pubblico e di critica del sindaco di Firenze vi sia l`abile navigazione al vento impetuoso dell`anti-politica, orientata a colpire i residui presidi di autonomia culturale nel Pd e un programma protettivo degli interessi più forti espressi dai principali media? Allora cerchiamo di essere all`altezza del passaggio storico di fronte a noi. 
Come scrivono gli amici citati, il Pd deve ancora costruirsi un`identità e una classe dirigente adeguata alle sfide dell`Italia e dell`Unione europea. La costruzione, piaccia o no ai candidati in campo, si realizza, innanzitutto e soprattutto, nell`azione di governo. Il governo Letta è una straordinaria opportunità per il Pd perché, per la prima volta dalla nostra nascita, siamo direttamente al timone del Paese, in un mare in tempesta, fuori dalla comoda, ma perdente, rendita di posizione del anti-berlusconismo, purtroppo nelle ultime settimane rianimata dalle irricevibili pretese del Pdl di leggi ad personam. 
Per fare un congresso utile, cerchiamo ancora, insieme, con umiltà intellettuale e reciproca disponibilità all`ascolto, oltre le piattaforme già in campo per il congresso, deboli pur nelle loro profonde differenze a fare il Pd necessario all`Italia e all`Unione europea. Chi in questi anni è rimasto a rimorchio delle mode ideologiche oramai spompate e ripropone terze vie senza uscita eviti di dare lezioni a chi, pur tra limiti e errori, ha mosso qualche passo verso il cambiamento progressivo.
Fonte: L'Unità
Categorie: PD nazionale

Civati: "E' un'ammissione di debolezza e molti senatori contestano il leader"

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 10:09
Intervista a Giuseppe Civati di Sonia Oranges - Il Messaggero
«Gianroberto Casaleggio, in questo momento, è il miglior alleato del governo Letta e delle larghe intese. Potremmo chiamarlo Casaletta. Almeno finché i grillini continueranno a proporre come unica alternativa un proprio esecutivo»: non è piaciuta a Pippo Civati, dissidente democrat, l`ultima polemica pentastellata. Sostengono che state manovrando per spaccarli. 
«Da parte loro è un`ammissione di grande debolezza: se sono così tetragoni, perché si sentono esposti? Se non fossimo nel magnifico mondo di Amelie, tutti ammetterebbero che stiamo vivendo una crisi. E io trovo davvero incredibile che, dopo un mese in queste condizioni, il M5S non prenda un`iniziativa politica. Non le solite dichiarazioni, parlo di un`iniziativa a tutto tondo». 
Che tipo d`iniziativa? 
«Potrebbero dirci: mollate il Pdl, facciamo tre cose assieme, tra cui la legge elettorale. Accenderebbero un dibattito folgorante, nel Partito democratico. Ma finché ripetono che Pd e Pdl uguali sono, non c`è alcun margine di dialogo. Capisco che per Beppe Grillo sia una posizione perfetta, ma magari qualche suo senatore ha già capito che sarebbe opportuno parlare con noi: non per bontà d`animo, ma perché in questo momento siamo con i nervi scoperti. E invece, preferiscono andare avanti così, ottimi a litigare con Laura Boldrini». 
Perché il Pd è esposto? 
«Il Partito democratico va avanti solamente grazie alla consueta retorica consolatoria e autoassolutoria, quando tutti gli osservatori segnalano che siamo in una situazione insostenibile, sotto il banalissimo ricatto di Silvio Berlusconi: o lo salviamo o salta il governo. E noi, invece di individuare e provare a realizzare delle priorità d`azione dell`esecutivo, siamo preoccupati soltanto della sua sopravvivenza. Tutto drammaticamente prevedibile. Ora si negozia sulla vita del governo, poi sull`Imu, prima su Angelino Alfano: ma trattare non significa governare». 
Il Movimento 5 Stelle può fare la differenza? 
«E` la storia della "lettera rubata" di Edgar Allan Poe: è sempre lì. Dal primo giorno di vita di questo Parlamento, c`è un`area del Movimento che contesta l`attuale linea, ritenendo che se si vogliono veramente portare a casa dei risultati, lo si può fare solamente, con un ruolo di governo, non di opposizione. E per questo Casaleggio è il miglior alleato di Letta, in questo quadro. Dire "governiamo noi", non significa alcunché. Dovrebbero fare altre valutazioni, ricordando esperienze recenti: loro hanno insistito a votare Rodotà, e noi continuiamo a non votare Prodi, e il Capo dello Stato eletto è stato un altro». 
Nessun margine, dunque? 
«Al Senato in tanti dicono queste cose apertamente. Ci dicessero che legge elettorale vorrebbero, o quali sono le loro priorità nella legge di stabilità. Aprissero la discussione senza porre paletti. Troverebbero davanti a sé una prateria. Al pari, però, capisco quella parte che insiste nel voler smantellare il sistema dei partiti, per andare a votare e vincere. E` legittimo. Ma ci consegnano alla situazione in cui siamo». 
Fonte: Il Messaggero
Categorie: PD nazionale

Tonini: "Decisioni affrettate? Meglio approfondire"

Notizie dal PD - Gio, 22/08/2013 - 10:04
Intervista a Giorgio Tonini di Francesca Schianchi - La Stampa
«Sulla decadenza di Berlusconi, credo che il Pdl abbia diritto a chiederci, e noi il dovere di garantire, un approfondimento serio, una discussione che non lasci il dubbio di una decisione affrettata», concede il vicepresidente dei senatori Pd, Giorgio Tonini. «Loro però - aggiunge - devono impegnarsi ad accettare quello che sarà il verdetto della Giunta prima e dell`Aula poi, senza minacciare rappresaglie». 
Lei parla di approfondimento serio: quindi il voto del Pd per la decadenza non è scontato? 
«Al momento tutte le evidenze spingono nella direzione del sì alla decadenza, ma credo che il Pd esaminerà il caso in punto di diritto, con attenzione e serietà». 
C`è chi sostiene che occorra solo applicare la legge Severino, senza grandi approfondimenti... 
«Quando c`è da applicare una norma generale e astratta a un caso concreto c`è sempre da fare un approfondimento. Ci sono molte voci, anche di giuristi, che sostengono si tratti solo di applicare la legge Severino, ma esistono opinioni diverse, Berlusconi cercherà di argomentare la sua difesa, e mi sembra giusto prestare attenzione a questi argomenti. Senza pregiudizi di tipo politico». 
Dovesse votare oggi, lei cosa voterebbe? 
«Mi sentirei di votare serenamente la decadenza, senza compiacimento né accanimento. Ma aspetto di sentire l`altra campana e di capire. Anche perché è la prima volta che questa legge viene applicata». 
Non c`è il rischio, dicendo così, di passare per uno che vuole l`inciucio con Berlusconi? 
«Il rischio c`è, ma non per questo rinuncio al buonsenso. E al senso delle istituzioni: una delle ragioni del mio antiberlusconismo è dato proprio dal suo scarso senso delle istituzioni». 
Nel Pdl sostengono che la legge non è retroattiva. 
«Sarà la Giunta a fare gli approfondimenti necessari. Da evitare sono i due estremi: una tattica meramente dilatoria e quella già bocciata di una procedura per direttissima». 
Se il Pdl chiedesse più tempo in Giunta glielo potreste concedere? 
«Dipende da cosa vuol dire: se si tratta di una settimana per un passaggio in più è un conto, se chiedono sei mesi in più un altro. Tutto deve essere nell`ambito del ragionevole. Deve essere un rito normale, in cui non diamo al Paese la sensazione di una decisione già scritta sulla base delle appartenenze politiche». 
Ma così normale non è: da questo voto può dipendere la crisi di governo. 
«Ecco, questo è inaccettabile. Mentre accetto la richiesta di un approfondimento, non tollero il ricatto sul governo. Se mi si dice "se votate no il governo si salva, altrimenti affonda", respingo il ricatto al mittente, anche perché questo è in contraddizione col principio che ha consentito al governo di nascere: cioè la separazione tra le vicende processuali di Berlusconi e l`attività di governo». 
Quindi non c`è possibilità di cedere su questo punto, giusto? 
«C`è un punto oltre il quale non è possibile andare: non si può fondare un governo sulla violazione della legge. L`unica cosa che possono chiederci è un giudizio attento e scrupoloso al Senato».
Fonte: La Stampa
Categorie: PD nazionale

Colaninno: "Pdl sia responsabile, da Pd mai soluzioni da repubblica delle banane"

Notizie dal PD - Mer, 21/08/2013 - 18:45

Le minacce quotidiane di crisi di Governo di alcuni dirigenti Pdl rischiano di riportare l'Italia sotto l'immagine di un paese ingestibile e periferico, scarsamente affidabile proprio ora che l’esecutivo Letta sta ottenendo risultati importanti.
È fondamentale rimanere concentrati su ripresa dell'economia, stabilità finanziaria, occupazione, debito pubblico, istruzione e riforme delle istituzioni.
Nel Pdl prevalga il senso di responsabilità e consapevolezza: non si può chiedere al Pd soluzioni da repubblica delle banane. L'unica strada è indicata nel recente messaggio del Presidente Napolitano e rappresenta la più alta garanzia per tutti. 
E' quanto affermato da Matteo Colaninno, responsabile economico del Pd.
Categorie: PD nazionale

Tutto pronto per “Sacco e Vanzetti Memorial Day”

Notizie dal PD - Mer, 21/08/2013 - 18:40

Foggia, 21 ago - Dal 2007, il 23 agosto, nello stesso giorno del 1977 in cui l'allora governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, assolveva i due anarchici italiani dal crimine a loro attribuito , ed esattamente 50 anni dopo la loro esecuzione sulla sedia elettrica, l'Associazione Sacco e Vanzetti - iscritta all'Albo regionale delle Associazioni e Federazioni di Pugliesi nel Mondo - organizza il "Sacco e Vanzetti Memorial Day". L’appuntamento – come si legge sul sito “Pugliesi nel mondo” - è venerdì a Torremaggiore, comune della provincia di Foggia. In programma quest'anno il conferimento del Premio Diritti Umani 2013 al maestro Giuliano Montaldo. Tema del memorial day 2013 è "Associazionismo ed emigrazione: problemi e valori di ieri e di oggi".
Categorie: PD nazionale

Speranza: "Diremo sì alla decadenza però non è un voto antiberlusconiano"

Notizie dal PD - Mer, 21/08/2013 - 12:56
Intervista a Roberto Speranza di Claudio Marincola - Il Messaggero
Lo scenario che si prospetta non è forse diverso da quello che il capo dello Stato Giorgio Napolitano aveva immaginato il giorno in cui convocò nella tenuta di Castelporziano i rappresentanti parlamentari del Pd. Era il 9 agosto. Roberto Speranza, capogruppo dem alla Camera, era lì. 
Onorevole Speranza, se la situazione precipita il Pd si farà trovare pronto? 
«Il Pd è sempre è pronto. Abbiamo fatto le primarie in qualsiasi momento. Possiamo fare tutto, tranne ripiegarci in un momento come questo su una discussione sterile intorno a regole e date». 
Se la Giunta per le elezioni voterà la decadenza del Cavaliere il governo è spacciato. 
«Sarebbe irresponsabile pensare che il Pd metta i problemi di Berlusconi prima di quelli del Paese». 
Anche lei come il premier pensa a un bluff? 
«Sono consapevole delle difficoltà e delle sofferenze dei militanti di una forza popolare, milioni di persone che ora vedono il loro leader condannato. Comprendo lo smarrimento del centrodestra» . 
Dopo la decadenza, lei pensa che sarebbe possibile andare avanti? 
«Non tutti hanno capito che la decisione che prenderà la Giunta sarà una semplice presa d`atto. Il Parlamento non è il quarto grado di giudizio. Noi non siamo anti-berlusconiani, pur mantenendo il nostro giudizio storico negativo sul berlusconismo. Se uno del Pd si fosse trovato nella stessa condizione di Berlusconi avremmo ragionato allo stesso modo». 
Sull`applicabilità della legge Severino il Pdl vuole che a pronunciarsi sia la Consulta. 
«La legge Severino è chiara. Immaginare che le leggi possano cambiare a fisarmonica a seconda del destinatario è contrario a qualsiasi principio di diritto». 
A Castelporziano il capo dello Stato chiese una forte accelerazione sulla legge elettorale. Aveva già capito che le cose si sarebbero messe male? 
«Trovammo il presidente certamente consapevole dello stato delle cose. Proprio in quei giorni stava pensando alla nota che poi diramò poco dopo in cui era contenuto il fulcro del suo ragionamento». 
Legge elettorale avanti tutta.
«Priorità assoluta Del resto fui proprio io a chiedere la procedura d`urgenza». 
Però foste voi del Pd a bocciare la mozione-Giachetti che ci avrebbe liberato del Porcellum e riportati al Mattarellum. 
«La mozione è uno strumento di indirizzo. Noi abbiamo invece bisogno di una legge che ne superi i limiti e consenta ai cittadini di scegliere gli eletti. Noi come Pd da tempo abbiamo indicato come sistema di riferimento il doppio turno di collegio. Siamo disposti a discutere». 
Voi accelerate. Il Pdl frena. 
«Non voglio pensare che il Pdl si metta ora a difendere il Porcellum, uno degli elementi che hanno contribuito a creare una frattura nei rapporti tra i cittadini e la politica. In tutte le interlocuzioni che mi è capitato di avere con gli esponenti di quel partito ho colto la consapevolezza che il Porcellum vada superato». 
E se il governo cade prima? 
«Sarebbe irresponsabile. Questo governo sta facendo bene. Non sono venute meno, del resto, le ragioni che ci hanno portato a dargli vita, in primo luogo la possibilità di dare risposte concrete alla crisi e agganciare la ripresa». 
Nella mozione che Francesco Boccia presenterà all`assemblea nazionale si sostiene che siete un partito conservatore e che i vostri dirigenti vanno svecchiati. 
«Penso che i nostri dirigenti vadano aiutati di più, a tutti i livelli. E non dobbiamo dividerci per stabilire chi fra di noi è più governativo. Non abbiamo scelto il governo con il Pdl ma abbiamo fatto una scelta nell`interesse dell`Italia». 
Se il governo cade lei consiglierebbe a Letta di scendere in campo e candidarsi alla premiership. 
«Letta sta facendo benissimo il presidente del Consiglio. E noi siamo chiamati a sostenerlo in questo momento delicatissimo».
Fonte: Il Messaggero
Categorie: PD nazionale

Serracchiani : "Il Cie di Gradisca va chiuso immediatamente"

Notizie dal PD - Mer, 21/08/2013 - 11:23
Intervista a Debora Serracchiani di Elisabetta Reguitti - Il Fatto Quotidiano
Come in un film, hanno atteso il cambio di turno dei poliziotti e che il fragore di un tuono coprisse i loro passi. Sono riusciti a scappare in sei ma ci hanno provato in 20. L`altra notte dal Cie di Gradisca d`Isonzo i fuggitivi sono sgattaiolati dallo stesso tetto sul quale sabato urlavano Li-be-ri e una volta a terra si sono arrampicati sul muro di cinta dileguandosi nel buio. Fuga dal Cie per completare la cronaca che parte dal centro di Capo Rizzuto chiuso per danneggiamenti e rimbalza a Gradisca d`Isonzo con un`unica certezza: basta davvero poco per rendere permeabili e pericolosi i Centri d`identificazione ed espulsione. Un giorno sì e l`altro pure si registrano tentativi di fuga, danneggiamenti o peggio atti di autolesionismo. Per i 64 ospiti-reclusi del centro isontino sono impiegati poliziotti, carabinieri e militari. Inoltre le strutture si prestano spesso a pratiche illegali come fatturazioni fasulle, oggetto peraltro delle 13 richieste di rinvio a giudizio proprio per il Cie di Gradisca. 
Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, come intende muoversi? 
«Il Cie di Gradisca va chiuso e io mi darò da fare in questo senso soprattutto a livello nazionale. Non è accettabile che convivano nella stessa struttura persone che hanno già subito una condanna per reati gravi con altre che magari hanno solo perso il lavoro e che rischiano l`espulsione. I Cie sono contenitori che si finge di non vedere e anche Gradisca è diventata una camera di compensazione del carcere con pesanti ripercussioni sotto molti punti di vista. Oggi a Roma ne parlerò con Manzione sottosegretario con delega all`immigrazione e dopodomani ne discuteremo nel consiglio straordinario che si terrà proprio a Gradisca dove a settembre è prevista la visita della commissione Diritti Umani presieduta dal senatore Luigi Manconi. Detto questo il reato di clandestinità ha prodotto solo cortocircuiti, soprattutto in Italia». 
E in Europa? 
«L`Europa ha scoperto tardi l`immigrazione e ora sconta una gestione del fenomeno su base singola e nazionale. Persino la normativa dei richiedenti asilo politico è diversa da stato a stato con la conseguenza che i flussi migratori si rivolgono a ingressi più accessibili. Vero è che le espulsioni da noi sono difficili da effettuare perché le nazioni di appartenenza degli irregolari non hanno alcun interesse ad agevolarle». 
Invocati dalla destra i Cie spesso vengono gestiti da cooperative. Gli immigranti irregolari producono business bi-partisan... 
«Questo lo dimostrano i fatti. Ma alla base di tutto c`è la necessità di abrogare la Bossi-Fini per pensare a un serio progetto per regolare il sistema dei flussi immigratori perché non si capisce come mai in altri paesi d`Europa arrivi immigrazione qualificata a differenza di quanto accade in Italia dove ormai è normale ritrovarsi con persone che hanno già subito diverse condanne». 
È vero che in Fvg ha aperto la caccia ai disoccupati choosy, gli "schizzinosi", come li definì l`ex ministro Fornero?
«Assolutamente no, anche perché quel termine proprio non mi piace. Ritengo però vada rivisto il sistema degli ammortizzatori sociali perché i tempi sono diversi da quando sono stati pensati e soprattutto il mercato del lavoro è completamente differente oltre che in crisi. Penso a un meccanismo tale per cui alla terza volta che un disoccupato rifiuta un lavoro automaticamente venga meno il diritto di usufruire dell`assegno. Sono convinta che una riflessione nazionale su questo punto potrebbe portare a un sistema più utile anche alla riqualificazione professionale di chi ha perso il lavoro». 
Dicono di lei che all`assemblea del Pd preferì il mercato di Imola per sostenere la campagna del candidato. Una sua proiezione sul governo Letta? 
«Solo perché per Imola mi ero impegnata da tempo. Io penso servirà sangue freddo per reggere senza sottostare a ricatti. Di una cosa però sono convinta: se dovesse cadere questo governo noi siamo un passo avanti perché abbiamo personalità interne al partito che non vedo nel Pdl. Tutto dipende se non si preferirà agire come con i Cie e fare finta di non vedere».
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Categorie: PD nazionale

Professionisti del conflitto? Potrei essere uno di loro

Notizie dal PD - Mer, 21/08/2013 - 11:18
Franco Monaco - Europa
Nel suo discorso in apertura del meeting di Rimini di CL, Enrico Letta ha bacchettato i professionisti del conflitto. Coloro che fanno assurgere il conflitto a valore in sé e a ideologia. Messa così è difficile dissentire. Tuttavia, la fonte (il premier di un governo di larghe intese con il Pdl) e la sede (il meeting di CL) suggeriscono l’esigenza di qualche messa a punto al fine di scongiurare fraintendimenti perfettamente possibili.
Il primo: il conflitto (naturalmente civile e regolato) è immanente alla politica democratica. Per chi si fa impressionare dalla parola conflitto, diciamo competizione. Essa è il sale e la regola delle democrazie sane e mature. L’opposto del consociativismo. Di più: l’Ulivo prima e il Pd poi sono stati concepiti allo scopo di porre fine all’anomalia italiana, di passare da una democrazia difficile e bloccata a una democrazia competitiva e dell’alternanza, imperniata intorno a due major party tra loro antagonisti. Il che rimarca la singolarità del governo Letta quale figlio di uno stato di necessità e di eccezione.
Secondo: Enrico, già vicesegretario Pd che ha condiviso ogni e singolo passaggio del fallito tentativo di Bersani di dare vita a un governo del cambiamento, più di altri dovrebbe mostrarsi consapevole del carattere peculiare dell’esecutivo che presiede e comprendere, di conseguenza, l’alto prezzo e l’acuto disagio in capo al suo partito.
Terzo: Cl è il movimento politico-religioso che più organicamente ha sostenuto la ventennale avventura berlusconiana. Il germinale, estemporaneo terzismo di Cl oggi ha un innegabile sapore esorcistico. Sarebbe lecito chiedere loro una riflessione critica su quel lungo e organico connubio. Non ci si può contentare di un parziale distanziamento da Formigoni, il quale non a torto, dal suo punto di vista, reagisce stizzito a fronte della smemoratezza e dell’ingratitudine di un movimento che, grazie soprattutto a lui, ha partecipato in forma massiva al potere politico ed economico non solo il Lombardia. Brandendo il principio di sussidiarietà, cioè dell’autotomia della società civile, nel mentre, volta a volta, si legava ai partiti e ai leader al potere.
Quarto: quando, pur motivatamente, si argomenta l’esigenza di una cooperazione bipartisan, non si deve tuttavia rimuovere il macigno dell’anomalia rappresentata da Berlusconi e dal berlusconismo. Altrimenti si semplifica a dismisura, si falsifica l’analisi e si sbaglia la prognosi. Specie in queste ore in cui ci si chiede l’impossibile e l’indecente (il salvacondotto per il Cavaliere) come si può sottostimare l’anomalia/patologia?
Quinto: il caso vuole che, nella stessa domenica nella quale Letta inaugurava il meeting riminese, nelle chiese si leggeva la pagina del Vangelo di Luca in cui Gesù ammonisce così i suoi discepoli: «Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, io vi dico, la divisione». Un pagina che ne richiama un’altra circa la Parola di Dio come spada a due tagli. Espressioni certo da non equivocare, ma che mettono in guardia da un vacuo, ipocrita irenismo. Da quella melassa nella quale tutto si confonde: verità ed errore, giustizia e prevaricazione. Compresa l’equivoca teoria della pacificazione.
Nell’Angelus di quello stesso giorno, papa Francesco, invocando la pace per l’Egitto in fiamme, ha tuttavia avvertito che pace non è neutralità. Anni fa, il cardinal Martini, con riferimento all’Italia, metteva in guardia dall’ossessione della stessa Chiesa nel porsi come terza. Non sempre e di necessità la via della verità e della giustizia, ammoniva, è quella della neutralità o dell’equidistanza. Il discernimento cristiano (non solo quello politico) talvolta prescrive che si “prenda parte”.
Fonte: Europa
Categorie: PD nazionale

In tutte le mozioni un sostegno leale a Letta

Notizie dal PD - Mer, 21/08/2013 - 11:15
Giorgio Santini - Europa
Il nostro paese sta attraversando un momento critico: è stremato da una crisi infinita ma impegnato  a non perdere  la possibilità di agganciare una ripresa che in Europa è già iniziata. Ecco perché il Pd non può lasciarsi trascinare dai problemi del Pdl e dalle conseguenze della definitiva condanna del suo leader.
Il parlamento deve prendere atto della sentenza e degli effetti che essa produce, senza sconti o scorciatoie. Nel frattempo il Partito democratico deve mantenere saldamente la barra del timone del governo senza sbandamenti, impegnandosi in modo ancora più deciso per realizzare interventi concreti per lo sviluppo, per il lavoro, per rimodulare l’Imu con priorità alle fasce di reddito più basse, per ridurre la tassazione su imprese e lavoro. per sostenere le persone e le famiglie a rischio di povertà.
È nel giusto il presidente del consiglio quando dichiara che prima delle convenienze elettorali, prima del destino dei singoli e prima di avviare una crisi di governo tanto pericolosa quanto oscura, viene il nostro paese. Proprio per questo senso di responsabilità si deve separare con nettezza il percorso del governo dalle vicende giudiziarie di Berlusconi. La maggioranza che sostiene questo governo è senza dubbio inusuale e composta da forze tra loro alternative. 
Più che di larghe intese, è un governo “di servizio”, chiamato ad affrontare una difficilissima situazione economica ed una complessa situazione istituzionale che richiede riforme immediate ed efficaci, a partire da quella della legge elettorale, per la quale è già stata votata in entrambi i rami del parlamento la procedura di urgenza per una rapida approvazione. Dopo la pausa estiva continuerà il percorso per la riforma della seconda parte della Costituzione e verrà affrontata l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, tema sul quale il Partito democratico dovrà dimostrare essere una forza politica moderna ed innovativa, che opera in sintonia con quanto gli elettori ed i cittadini chiedono.
Un governo così composto richiede al Partito democratico un supplemento di responsabilità, forza d’animo e sangue freddo. Ad un Pdl sbandato va contrapposto un Partito democratico, fulcro della responsabilità e motore di innovazione. Da questo punto di vista va assolutamente evitato che la stagione congressuale metta in pericolo la stabilità di questo esecutivo con inutili fibrillazioni.
L’Italia, con i suoi drammi da affrontare, viene prima delle convenienze congressuali dei futuri candidati. È una consapevolezza diffusa tra i cittadini ed i nostri elettori e molto presente negli incontri con i circoli sul territorio. Una consapevolezza che può diventare una proposta semplice da assumere come decisione nella prossima assemblea nazionale del 20/21 settembre: le eventuali mozioni congressuali dovranno contenere una premessa comune che vincoli “ora per allora” chi guiderà il Pd dopo il congresso al pieno sostegno al governo fino alla completa realizzazione del programma di riforme istituzionali e di politiche economiche e sociali su cui il parlamento ha votato la fiducia.
Misurandosi in concreto con l’impegnativa responsabilità di governare e riformare il paese nel momento più critico, il congresso dovrà puntare sulla ri-costruzione di un partito aperto, in grado di garantire la partecipazione dei “cittadini elettori attivi” da una parte e delle migliori risorse intellettuali dall’altra. Un partito in grado di elaborare proposte concrete per il lavoro e lo sviluppo, un pensiero collettivo innovativo, che sia rete di relazioni umane e di rappresentanza del tessuto produttivo ed associativo che costituiscono la forza delle nostre comunità. Un partito animato da una nuova etica civile, basata su legalità, responsabilità e giustizia sociale. Affrontiamo, dunque il cammino congressuale con operosa umiltà e con l’entusiasmo che serve a ri-costruire un partito aperto, inclusivo e innovativo.
Fonte: Europa
Categorie: PD nazionale

Fassina: "Basta con i moralismi premiamo la fedeltà fiscale"

Notizie dal PD - Mer, 21/08/2013 - 11:01
Intervista a Stefano Fassina - La Stampa
Stefano Fassina, la sua"evasione di sopravvivenza", le ha attirato molto "fuoco amico", dalla Cgil e dal Pd. Si sentirebbe anche di sottoscrivere la frase famosa di Tommaso Padoa-Schioppa quando era ministro del governo Prodi: "le tasse sono bellissime"? 
«Insisto sull`importanza della fedeltà fiscale proprio perché le tasse sono il prerequisito per la scuola, per la sanità, per l`assistenza sociale e per tanti aspetti positivi della vita civile. E chiaro, però, che in un ambiente politico così segnato dalla demagogia e dallo strapotere mediatico di Berlusconi, è difficile fare un discorso sulla fedeltà fiscale, tanto più alla luce delle indubbie carenze e degli sprechi della P.A.». 
Non crede che identificare tout court l`elettorato berlusconiano con gli evasori, come qualcuno ha fatto in questi anni, vi abbia alienato anche gli "evasori di sopravvivenza"? 
«Una cosa è indubbia: l`era berlusconiana è stata quella dei ripetuti condoni- fiscali. Era questo, che noi notavamo. Non facilita certo la fedeltà fiscale. Ma bisogna distinguere, come dimostrano anche molte mail che ho ricevuto dopo quell`uscita». 
Cioè? 
«Mi hanno scritto persone che esprimevano sofferenza per comportamenti cui sono costretti, a causa di un fisco opprimente: non ce la fanno, a pagare le tasse e a mandare avanti le loro attività. Dobbiamo analizzare in modo meno moralistico le cause dell`evasione, per affrontarle con strumenti diversi». 
E l`evasore totale? 
«Ecco, distinguiamo. È tutta un`altra cosa: sta fuori dal patto di cittadinanza, è caratterizzato da un profondo egoismo sociale. Attua comportamenti che penalizzano la collettività e le imprese che faticosamente cercano di stare sul mercato». 
Non pensa che la reazione alla sua dichiarazione sottenda anche una presunzione culturale, come a dire che a sinistra non si evade? 
«Se qualcuno lo pensa, e purtroppo. come dice lei, qualcuno lo pensa, sbaglia clamorosamente. Fare un`analisi differenziata dell`evasione, non vuol dire sdoganare un fenomeno grave, che va contrastato». 
Come? 
«Riformando la Pa, ma soprattutto il fisco. Prenda il forfettone del 2008 che mettemmo per fatturati sotto i 30mila euro: togliemmo Irpef, Irap, studi di settore, eccetera e introducendo un`aliquota secca. Funzionò». 
Perché non lo reintroducete? 
«Ci stiamo lavorando, nell`ambito delle decreti attuativi della delega fiscale. L`obiettivo è di reintrodurre in regime semplificato un forfettone per determinate soglie di fatturato» 
È cambiata l`evasione, in questi ultimi 15 anni? 
«Ma certo, è questo il punto. Siamo passati dalla stagnazione alla recessione: figure che un tempo sarebbero state tranquillamente classe media, oggi vivono sulla soglia della povertà». 
E quindi è cambiato anche l`atteggiamento del centrosinistra... 
«Diciamo che c`è più attenzione alle condizioni materiali della società. Ma viste le reazioni nella mia parte politica, credo di essere ancora abbastanza un`eccezione. Purtroppo».
Fonte: La Stampa
Categorie: PD nazionale

PA, un bene insostituibile, non una palla al piede

Notizie dal PD - Mer, 21/08/2013 - 10:30
Questo lo spirito che animerà la Festa democratica dedicata alla PA, al via a Firenze dal 23 agosto al 15 settembre
Un bene insostituibile, non una palla al piede. Un determinante fattore di sviluppo e di coesione nazionale, non una zavorra che frena economia e società. Questo lo spirito che animerà la Festa democratica dedicata alla PA, al via a Firenze dal 23 agosto al 15 settembre. Una nuova tappa, la quarta, di un viaggio che ha già toccato la Basilicata, il Veneto e l'Umbria. E che ribadirà, attraverso dibattiti pubblici e approfondimenti, la necessità di lavorare a una riforma partecipata e stabile, nella consapevolezza che buon funzionamento delle pubbliche amministrazioni è condizione essenziale per la crescita del Paese. (scarica il programma della festa)
“Vogliamo lanciare un messaggio forte e costruttivo: la macchina pubblica italiana è un patrimonio insostituibile, che va valorizzato insieme. – commenta Sergio D’Antoni, responsabile Forum Pubblica Amministrazione Pd nazionale – Occorre aprire uno spazio di lavoro comune per ridisegnare e rinnovare le fondamenta di un edificio grande e complesso, troppo spesso e ingiustamente associato a un pesante fardello improduttivo, innovando, combattendo sprechi e inefficienze e valorizzando le tante e ottime risorse interne, accelerare una macchina pubblica che resta la più anziana d’Europa. Ed è proprio alle migliori pratiche europee che la Festa volgerà uno sguardo particolare. Per marcare le distanze e registrare le difficoltà di Città ed enti territoriali che devono essere sempre di più strumento al servizio dei cittadini e delle imprese”.
Tanti i dirigenti di partito, gli esponenti di governo e i membri della società civile che hanno confermato la loro partecipazione. Tra gli altri, Debora Serracchiani (24 agosto), il viceministro Stefano Fassina (27 agosto), Massimo D’Alema (28 agosto), il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato (29 agosto), Oriano Giovanelli (30 agosto), Maria Chiara Carrozza, ministro dell’Istruzione (31 agosto), il viceministro Lapo Pistelli (3 settembre), Giuseppe Civati (4 settembre), Gianni Pittella, (5 settembre), Gianpiero D’Alia, ministro della Pubblica amministrazione e la semplificazione (6 settembre), il responsabile Forum Riforma della Pubblica amministrazione Pd nazionale Sergio D’Antoni (6 e 9 settembre), Roberto Speranza (9 settembre), Pierluigi Bersani (10 settembre), Matteo Orfini (11 settembre), Andrea Barducci (12 settembre), Matteo Renzi (13 settembre), Enrico Rossi (14 settembre), Gianni Cuperlo, Carlo Trigilia, ministro della Coesione territoriale, (15 settembre), Leonardo Domenici (23 agosto e 7 settembre). È prevista la partecipazione di sindaci e amministratori di altre città europee. Chiuderà i lavori il segretario nazionale, Guglielmo Epifani.“Proviamo a pensare di essere stati nel futuro e avere scoperto che tante cose non sono cambiate, sono rimaste ferme, statiche: contro la città non ideale che abbiamo visto ci vuole da subito una politica nuova a servizio della persona, un nuovo umanesimo europeo". Spiega Patrizio Mecacci, segretario Pd metropolitano di Firenze.
"Partiamo da Firenze e dal Pd, dall’Europa e dalle città. Ambiente, cultura, lavoro, sostenibilità, progresso, uguaglianza, solidarietà: c’è bisogno di una sinistra coraggiosa, capace di pronunciare e rendere concrete queste parole, di avere una visione chiara del futuro e che sa tradurre nel presente scelte pubbliche moderne e innovative. Pensiamo sia giusto anche in un momento complesso come quello che stiamo vivendo, parlare di tutto questo: è da questi presupposti che vogliamo partire per una riflessione a tutto tondo".
Alla Festa ci sarà spazio anche per ammirare le opere di due artisti all’avanguardia. Uno è il fiorentino Giacomo Costa, noto per le sue immagini elaborate al computer con una tecnica molto particolare, che esporrà alcuni suoi lavori all’interno della festa. L’altro è il fotografo polacco Joseph Schulz, autore di un originale catalogo visivo dedicato a vecchie dogane europee ora abbandonate, dal titolo Übergang, ovvero passaggio: queste immagini saranno utilizzate in alcuni momenti della festa, per fare da sfondo a dibattiti o incontri.

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Moretti: "Trenta di loro pronti a una nuova maggioranza"

Notizie dal PD - Mer, 21/08/2013 - 10:21
Intervista a Alessandra Moretti di Rodolfo Sala - La Repubblica
Da uno a dieci? «Otto». Alessandra Moretti ci crede, in Parlamento un`altra maggioranza è possibile «se davvero il Pdl dovesse decidere di staccare la spina a Letta facendo prevalere gli interessi personali di Berlusconi su quelli del Paese». Per la deputata del Pd, già portavoce di Bersani alle ultime primarie, nonostante le levate di scudi degli interessati, le sponde restano due: i grillini e le colombe del Pdl. 
Onorevole Moretti, che cosa le fa credere che Letta possa andare avanti con un`altra maggioranza, nel caso in cui i berlusconiani si sfilassero? 
«Lo penso perché a quel punto non escludo affatto che Napolitano gli riaffidi l`incarico, per verificare in Parlamento se ci sono i numeri per realizzare un programma fatto di pochissimi punti». 
Quali? 
«Una nuova legge elettorale che garantisca stabilità al Paese. Poi un`alta legge di stabilità in vista del semestre italiano di presidenza della Ue, con politiche serie per proseguire sulla strada del rilancio della nostra economia». 
E lei è sicura che dai grillini arrivi disco verde a un nuovo governo Letta "de-berlusconizzato"? 
«Un conto è Grillo, un conto i parlamentari del movimento Cinquestelle. Ce ne sono diversi in sofferenza, e che sarebbero pronti ad andare nel gruppo misto». 
Da quel che dice il loro capogruppo al Senato non sembra davvero... 
«Lo vedremo. Per quel che ne so io, dai contatti che ho avuto, gli eletti dei Cinquestelle vivono una fase di grande dibattito interno, e anche di difficoltà. Conoscendoli, credo che qualcuno potrebbe cambiare idea, in numero sufficiente per dar vita a una nuova maggioranza. Anche loro devono stare attenti: i milioni di voti che hanno preso li spingono verso scelte di responsabilità nei confronti del Paese, perché non possiamo tornare a votare con questa legge elettorale». 
E quanti sarebbero, questi "responsabili" grillini? 
«Al Senato una trentina su circa 50. E non dimentichiamoci di Sel, anche da lì potrebbe arrivare un aiuto. Per non parlare, ovviamente, di Scelta civica». 
Ma la sua proposta è rivolta anche al Pdl? 
«Vedo e valuto che in quel partito molti continuano ad anteporre a tutto la vicenda giudiziaria di Berlusconi. Ma così sembrano dimenticare un elemento imprescindibile: la stretta connessione tra la rielezione di Napolitano e la nascita di un governo di servizio». 
E quindi? 
«Detto questo, bisogna verificare se tutti parlamentari del Pdl, e soprattutto i suoi ministri, decideranno di staccare la spina al governo». 
Che cosa potrebbe succedere? 
«Immagino che davanti a un reincarico a Letta, e a un programma di governo stringato e preciso, nel Pdl si apra una spaccatura profonda. Non riterrei così scontato il prevalere della fedeltà assoluta al Capo...». 
Facciamo qualche conto e qualche nome? 
«Il Pdl ha cinque ministri. In caso di crisi, che io non auspico, tre potrebbero restare: Lupi, Quagliariello, De Girolamo. E forse anche la Lorenzin». 
Qualche problema c`è anche nel suo partito, dopo il documento pro-Letta presentato da Boccia... 
«Io non l`ho firmato, anche se l`ho letto con attenzione. Può essere un contributo al dibattito, come quello presentato da 40 parlamentari del Pd, e io tra questi, che dicono basta al ritorno del correntismo asfittico».
Fonte: La Repubblica
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"L'Italia di domani" era anche il tema della Festa Democratica nazionale tenuta a Pesaro. Puoi rivedere l'intervento conclusivo di Bersani su Youdem.tv o leggere il testo integrale sul sito nazionale.

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