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Updated: 5 anni 43 settimane fa

Imu, Garavini (PD): “Prima delle case dei ricchi, c’è la casa degli italiani all’estero”

Lun, 26/08/2013 - 18:04

Roma, 26 ago - “Fare cadere il governo Letta, adesso, sarebbe un grave errore. Il centrodestra calcoli bene gli effetti devastanti che provocherebbe un atto del genere”. Lo afferma Laura Garavini, dell’Ufficio di presidenza del Gruppo Pd alla Camera dei deputati. E aggiunge: “Il governo di servizio sta facendo bene, sta rimettendo in sesto l’economia. Gli indicatori internazionali ci dicono che la crisi globale sta rallentando e che l’Italia sta imboccando una strada di possibile ripresa. I mercati, però - continua la deputata Pd - non perdonano i trucchi di chi fa la voce grossa sulla pelle dei cittadini. Lo si è visto stamane all’apertura della Borsa, con un brusco calo a causa dell’incertezza politica sul futuro del governo e con la risalita dello spread. Si tratta di milioni di euro di denaro pubblico bruciati, che vanno addebitati a chi si preoccupa soltanto del destino personale di Berlusconi e non del bene del Paese”. “Il Partito democratico - nota la Garavini - guarda con preoccupazione a questi ultimi sviluppi, perché ha a cuore la tenuta dell´Italia e la soluzione di tutti quei problemi per i quali il governo Letta sta iniziando a trovare risposte vere ed efficaci. Al Pdl, che alza la posta e chiede l’abolizione totale dell’Imu pensando di guadagnarsi il favore dei cittadini più abbienti, ripetiamo che non accettiamo ricatti. L’abolizione totale dell’Imu non stimolerebbe l’economia perché favorisce le rendite, di per sé improduttive. Bisogna invece mettere fine a una ingiustizia – evidenzia la deputata – L’abitazione in Italia dei connazionali all’estero va considerata prima casa. A inizio legislatura ho presentato una proposta di legge in materia, il cui spirito è stato fatto proprio dal governo, che ha accolto un nostro ordine del giorno. Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti e, compatibilmente con la difficile situazione politica, eliminare la discriminazione di cui gli italiani all’estero soffrono da un anno a questa parte”.
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Imu, Nardi (Uim): “Se non cambia la normativa, gli italiani all’estero svenderanno casa”

Lun, 26/08/2013 - 17:51

Zurigo, 26 ago – “Sì, siamo convinti di abbaiare alla luna, come si suol dire quando si tenta di convincere qualcuno che non vuole o non può capire. Tuttavia, considerato che, secondo i media, mercoledì prossimo (28 agosto 2013) sarà il giorno decisivo in cui il governo italiano dovrà decidere in merito al destino dell’Imu e sulla eventuale introduzione della ‘Service tax’, che dovrebbe inglobare l’Imu, la tassa sui rifiuti (Tares) ed altri servizi locali, non possiamo esimerci dal ricordare, ancora una volta, al governo di Enrico Letta ed ai 945 parlamentari e, soprattutto, ai diciotto eletti nella circoscrizione Estero, che gli emigrati italiani si attendono finalmente che si eviti in modo generalizzato sull’intero territorio nazionale di continuare a penalizzare fiscalmente – come seconda casa - l’abitazione posseduta, e tenuta a propria disposizione in Italia, dagli iscritti all’Aire e per la quale, peraltro, si producono rifiuti per un periodo molto limitato nel corso dell’anno pur dovendo pagare l’intera tassa in quasi la generalità dei comuni”. Lo scrive in una nota il coordinatore Uim Europa e membro Cgie Dino Nardi, aggiungendo che “se ciò non dovesse accadere saranno sempre di più gli emigrati intenzionati a liberarsi (anche svendendo la proprietà) di questo peso finanziario diventato ormai insostenibile (tra tasse ed utenze varie) quantomeno per molti pensionati emigrati di prima generazione, con tutte le conseguenze negative che ne conseguirebbero per le economie dei luoghi di maggiore emigrazione e non solo!”.
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Berlusconi, Merlo: "Pdl punta a sfascio con Grillo come sponsor?"

Lun, 26/08/2013 - 17:17

"Epifani ha completamente ragione. Quella di Berlusconi non è una questione democratica, ma un caso che riguarda la destra. Non tocca né al Pd e né al Colle risolverla. Semmai, e questo è il punto, adesso il Pdl dica con chiarezza se vuole la crisi di governo, il voto anticipato, mantenere il Porcellum e lavorare per il tanto peggio tanto meglio. Al momento, questo programma di sfascio ha un grande sponsor: Grillo. E' questo l'obiettivo dei vertici del Pdl?".
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Montagna, Boschi: "Bene l'impegno di Zanonato per la difesa territori montani"

Lun, 26/08/2013 - 17:13

"Le dichiarazioni odierne del ministro Zanonato confermano la volontà del governo Letta di riconoscere la specificità dei territori montani nel quadro di riordino istituzionale e di rilancio economico-produttivo del Paese. Si tratta di un importante passaggio, che naturalmente salutiamo con favore, nella consapevolezza che i parlamentari eletti nelle zone montane d'Italia sapranno dare il loro proficuo apporto ad un'azione di governo in tal senso che già dalle prossime scadenze autunnali (legge di stabilità, legge di abolizione delle province e programmazione fondi UE 2014/2020) può dare risposte concrete alle esigenze dei territori montani e alla copertura dei sovracosti derivanti dagli handicap geo-morfologici presenti in essi". Così l'on. Enrico Borghi, capogruppo Pd in commissione Ambiente e presidente dell'integruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, commenta le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato.
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Genova: una casa-museo dedicata alla mamma di Frank Sinatra

Lun, 26/08/2013 - 16:28

Genova, 26 ago - Una casa-museo, una mostra permanente sull’emigrazione nelle Americhe tra l’800 e il ‘900 dall’entroterra e dai paesi di montagna del Genovesato. La proposta è stata lanciata a Rossi, la frazione di Lumarzo (Genova), in Val Fontanabuona, borgo nativo di Natalina Garaventa, mamma del grande Frank Sinatra, in chiusura della sesta edizione di “Hello, Frank!”. L’idea è venuta al sindaco di Lumarzo Guido Guelfo inaugurando un percorso espositivo improvvisato, allestito in occasione della manifestazione. Un itinerario della povertà contadina sfociato in una emigrazione di massa, con tante testimonianze ritrovate nei cassetti nelle case dagli abitanti del borgo montano: 16 d’inverno e una cinquantina d’estate. Libri, fotografie di battesimi e matrimoni, licenze di negozi e ristoranti, lettere, soprammobili, arredi vecchi di un secolo e persino un grammofono della Victor Talkin Machine Co di Camden, New Jersey, tutto a ricordare le storie di tanti emigranti e come la via delle Americhe, verso i luoghi dell’esodo, passi da quassù, come da altre località della vallata, a cominciare dalla vicina Favale di Malvaro di cui è originario Pietro Amedeo Giannini, fondatore della Bank of America, Cicagna, Moconesi, Torriglia e tante altre. Località dove ancora oggi la parlata dialettale è intrecciata con parole inglesi conosciute in quegli anni là. A Rossi capita di sentire anziani che per dire lavoro dicono “giabba”, da “job”, chiamano il lecca-lecca dei bambini “lalli-pappi” (“lolly-pop”), il recinto “fensa”, da “fence”, il bollitore del latte “ a chitulla”, da “kittle”. La proposta di aprire una casa-museo dedicata alla Via delle Americhe di Rossi di Lumarzo, - come si legge in una nota della Regione - in un immobile in pietra da ristrutturare, di proprietà di una famiglia disposta a donarlo al comune di Lumarzo, piace alla Regione Liguria. “Ricordare l’emigrazione ligure con eventi, mostre, iniziative come “Hello, Frank!”, che quest’anno ha registrato un particolare successo, è molto importante. Una casa-museo intitolata a Natalina Garaventa, mamma di Frank Sinatra, arricchita di nuove tracce e testimonianze della nostra emigrazione, sarebbe anche forte un richiamo per il turismo culturale, in vista anche di Milano 2015”, ha detto l’assessore regionale Giovanni Boitano, ex sindaco di Favale di Malvaro, dove c’è la casa di Pietro Amedeo Giannini. Favale di Malvaro, ogni anno ospita la Festa dell’Emigrante.
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“Gilda Mignonette la regina degli emigranti”

Lun, 26/08/2013 - 16:25

Perugia, 26 ago - “Gilda Mignonette - La regina degli emigranti” è l’originale spettacolo teatrale incentrato sulla figura, poliedrica ed appassionante, dell’ eroina dell’emigrazione italiana, l’attrice-cantante napoletana Gilda Mignonette. L'artista nel 1924 non trovando fortuna in patria, decide di lasciare la sua amata Napoli. Conquisterà tutto il mondo grazie al proprio talento artistico approdando a New York e da lì divenendo indimenticabile icona della Canzone italiana e partenopea. L’allestimento debutta in prima nazionale al “Todi Festival 2013” venerdì 30 agosto alle 20,30. Replica sabato 31 agosto). “Gilda Mignonette - La regina degli emigranti” viene prodotto ed organizzato dalla Loups Garoux Produzioni di Roma in stretta sinergia con il “Todi festival 2013”, con il patrocinio della Regione Umbria e di Asmef, Associazione Sviluppo Mezzogiorno e Futuro. L’Asmef, infatti, è attiva da anni, a livello nazionale ed internazionale, nello studio della storia dell’emigrazione italiana di ieri e di oggi nel mondo, avendo ideato il format itinerante di meeting e progetti socio-culturali-istituzionali, denominato “Le Giornate dell’Emigrazione”, giunto, nel 2013, alla sua ottava edizione. Lo spettacolo “Gilda Mignonette” non poteva che essere sostenuto da Silvano Spada, eccellente rappresentante del Teatro Italiano che torna alla direzione artistica del “Todi Festival” che aveva fondato nel 1987 e diretto fino al 1998. “Todi Festival 2013” ha come protagonista il Teatro di Prosa, con spettacoli inediti, prodotti o coprodotti dal Festival, e sta mettendo in scena successi internazionali mai rappresentati in Italia come, appunto, “Gilda Mignonette” . L’allestimento teatrale narra le vicende di Gilda Mignonette che, emigrata in America, diventa icona di quella Little Italy che, ancora oggi, attraverso nipoti e pronipoti, ne celebra il mito, canta le sue canzoni e la imita nei dopo cena dei ristoranti italo-americani eternandone fascino e memoria di generazione in generazione. La drammaturgia viene firmata da Francesca Pedrazza Gorlero, Guido Polito e Riccardo Reim. Brillante e luminosa interprete di Gilda Mignonette è Marta Bifano, in scena con Massimo Abbate. Lo spettacolo sarà partitura teatrale recitata, cantata e suonata con virtuosismo e funambolismo anche grazie a Sergio Colicchio al pianoforte e alla fisarmonica e Alessia Moio al mandolino ed alla tammorra. L’ impianto scenico dello spettacolo è stato ideato da Gaetano Russo, i costumi sono stati disegnati da Raffaella Naddeo. Dopo le due messe in scena al “Todi festival 2013”, lo spettacolo in una versione ampliata emigrerà oltreoceano per essere portato in scena, a partire dal mese di dicembre, negli Usa: sia a New York che a Washington.
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Salerno, “Tanos: l’emigrazione meridionale in Argentina e Uruguay”

Lun, 26/08/2013 - 16:23

Salerno, 26 ago - La Fondazione MIdA di Pertosa (Salerno) sosterrà la campagna di crowdfunding finalizzata alla realizzazione del progetto di ricerca intitolato “Tanos: l’emigrazione meridionale in Argentina e Uruguay” a cura di Fabio Ragone (fotografo-documentarista, professore di fotografia e ricercatore in formazione presso l’Università di Barcellona). Il progetto sarà presentato domani, alle 17.30, presso la Sala Convegni della nuova sede della Banca Monte Pruno di Roscigno e Laurino in Via Paolo Borsellino a Sant’Arsenio (Salerno), a cui parteciperà il presidente MIdA Francescantonio D’Orilia. “La Fondazione è sempre vicina ad esperimenti culturali, come quello di Fabio Ragone – spiega il presidente – che tendono ad arricchire la memoria storica del nostro territorio”. Il crowdfunding consiste in una campagna di microdonazioni per la quale molte persone apportando piccole somme di denaro permettono il finanziamento di grandi progetti. Nello specifico, verrà finanziata una ricerca sull’emigrazione meridionale in Argentina e Uruguay, che prevede una permanenza del ricercatore, durante sei mesi (da febbraio a luglio 2014), presso le comunità di emigranti meridionali residenti nella provincia di Buenos Aires (Argentina) e le città di Montevideo e Florida (Uruguay). L’obiettivo della ricerca è recuperare la memoria collettiva di uno dei capitoli più importanti della storia del meridione registrando le testimonianze dei protagonisti (video-interviste) e raccogliendo e catalogando le immagini conservate negli archivi familiari di emigranti e loro discendenti (album di famiglia, documenti, corrispondenze), documentando nell’attualità la persistestenza di quegli aspetti della cultura meridionale e, in particolare campano-lucana, che hanno influenzato la formazione della cultura contemporanea uruguayana e argentina (soprattutto nella sfera religiosa con la diffusione di culti come quello di San Cono).
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Schiavone (PD): “Mattmark esempio per giovani generazioni”

Lun, 26/08/2013 - 16:17

Roma, 26 ago - “La tragedia di Mattmark rischia di avere un sapore antico, quasi a rappresentare un mondo lontano dalle nostre abitudini e consuetudini. Eppure sono trascorsi soltanto 48 anni, dal 30 agosto del 1965, da quel triste evento in cui persero la vita decine di operai italiani, impegnati in una sfida disumana contro la natura, risultata tragica e perdente per molti di loro”. Lo ricorda Michele Schiavone, segretario del Partito democratico in Svizzera, sottolineando che “la costruzione di una diga, assieme alla perforazione di una delle montagne più alte d’Europa, doveva permettere la costruzione di una galleria per facilitare il trasporto di merci e persone ed agevolare il traffico.Perciò, il nostro pensiero non può soffermarsi sul tempo che scorre inesorabile verso l’oblio, tanto meno diventare l‘arcano infelice e terribile della vita, ma il ricordo può e deve diventare esempio da cui partire per guardare in faccia il futuro con maggiore fiducia. Ricordare Mattmark ed i suoi eroi, per noi cresciuti all’ombra di una storia che rischia di sbiadirsi, non è un esercizio di pura celebrazione, ma dovrà diventare l’architrave su cui costruire gli obiettivi futuri delle giovani generazioni, di tutte le lavoratrici e dei lavoratori in Svizzera e in Europa”.
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Sereni: "Berlusconi in campagna elettorale. Per Pd priorità è l'Italia"

Lun, 26/08/2013 - 15:07

"Le grandi città già tappezzate di manifesti di Forza Italia, falchi sempre più scatenati in dichiarazioni pro-Silvio e anti-Pd, ricatti e ultimatum: da settimane il Pdl mostra di avere come unico obiettivo quello di piegare gli interessi del Paese, i destini di tutti, all'interesse di Berlusconi. Per un partito che, invece, mette al primo posto le priorità degli italiani gli obiettivi immediati sono altri: risolvere il problema della tassa sulla casa, facendo pagare soltanto chi se lo può permettere ed esonerando tutti gli altri, chiudere la partita esodati, ripristinando un patto di fiducia tra lavoratori e Stato, rifinanziare la cassa integrazione in deroga, far sì che le imprese ricevano quanto gli deve la pubblica amministrazione, dare certezze a chi è precario da anni e poi… continuare ad operare per rilanciare competitività e crescita". Così la vice presidente democratica della Camera dei deputati, Marina Sereni. "Per fare queste cose serve un governo in carica, serve un Parlamento che approvi buone leggi. L’obiettivo del Pd è questo, non inchiodare il dibattito e le prospettive del Paese alla condanna definitiva per frode fiscale del leader del Pdl. Rispettare le leggi e la separazione del poteri e agganciare, con atti politici, la fragile prospettiva di ripresa: questo dobbiamo fare, al Governo e nelle Camere". "Se il Pdl vuol passare il tempo in un andirivieni dalle residenze di Berlusconi, faccia pure - conclude - Ma l’Italia lo sa e, se chiamata follemente alle urne con una legge vergogna, saprà a chi farla pagare".
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IMU, Moscardelli: "Per la prima casa legata al reddito e taglio del 50% per le imprese"

Lun, 26/08/2013 - 13:02
Sarebbe un’inutile spreco di risorse eliminare l’IMU anche a chi ha redditi alti e non avere la possibilità di aiutare chi fa impresa
Ho depositato al Senato, in qualità di primo firmatario, insieme ai colleghi Senatori del Pd Pezzopane, Cucca, Fabbri, Mirabelli, Pagliari, Ruta, Scalia, Spilabotte e Valentini il Disegno di Legge sulle modifiche all’IMU. Equità, virtuosità e stabilità dei conti pubblici le parole d'ordine del disegno di legge che punta a salvaguardare i cittadini in difficoltà e del ceto medio per la prima casa e a intervenire con il taglio del 50% dell’IMU sui beni di imprese, artigiani e commercianti. 
Sarebbe un’inutile spreco di risorse eliminare l’IMU anche a chi ha redditi alti e non avere la possibilità di aiutare chi fa impresa. Nello specifico il testo prevede per la prima casa l'introduzione di un sistema di detrazioni legate al livello del reddito dichiarato passando dai 500,00 per chi dichiara un reddito inferiore ai 10.000,00 euro ad una detrazione pari a zero per i titolari di reddito superiore a 120.000,00 euro. 
In base ai dati forniti dal Ministero Economia e Finanza questa modifica determina l'esenzione totale dal pagamento dell'imposta per tutti coloro che dichiarano un reddito complessivo fino a 26.000,00 che rappresentano ben il oltre il 70 % dei soggetti passivi dell'imposta municipale propria. Per i redditi tra 26.000 euro e 55.000 si avrebbe un beneficio di euro 100 in meno rispetto a quanto pagato nel 2012. Per i redditi superiori si avrebbe una contribuzione crescente con il diminuire delle detrazioni. 

Le risorse per finanziare questo intervento vengono recepite attraverso l'introduzione di un contributo di solidarietà sulle fasce di reddito superiore ai 100.000,00. Il disegno di legge prevede un ulteriore disposizione che consente ai comuni di decidere l'innalzamento della detrazione sino a concorrenza dell'imposta ovvero l'esenzione totale dal pagamento dell'imposta per tutti i contribuenti se pongono in essere comportamenti virtuosi, attraverso la partecipazione all'attività di contrasto all'evasione a livello nazionale e locale, che permetterebbe di destinare le risorse recuperate al taglio dell’IMU sino a zero. 
Non solo prima casa, anche se non soprattutto immobili destinati ad usi produttivi che rappresentano il vero punto delicato della tassazione immobiliare. Infatti, come chiarito da più parti oggi ben il 41 % del gettito i.m.u proviene dalle attività produttive, dato intollerabile in un momento di estrema delicatezza economica. Il disegno di legge prevede la riduzione del 50 % dell'aliquota standard applicata nei confronti dei capannoni, negozi e laboratori artigianali che passa dall'attuale 0,76 % allo 0,38 % con un notevole vantaggio per le attività produttive che vedono ridursi drasticamente il peso fiscale su un importante fattore produttivo. 
Riduzione dell’aliquota d’imposta per i fabbricati strumentali utilizzati nel settore dell’agricoltura che passa dall’attuale 0,2 per cento allo 0,1. Particolare attenzione sulle coperture al fine di salvaguardare i saldi di bilancio, con la previsione di una innalzamento della tassazione sulle rendite e i redditi da capitale, rispetto ai quali l'imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi passa dall'attuale 12,5 % al 23 %. 
Se la redistribuzione e la virtuosità dei comuni sono la parola d'ordine per la prima abitazione, la crescita e la competitività sono quelle in tema di immobili posseduti dalle attività produttive, anche agricole, per le quali viene previste uno spostamento dalla tassazione dai fattori produttivi alle rendite. 
Categorie: PD nazionale

Roubini: "Se torna l'instabilità, tornate sopra quota 300"

Lun, 26/08/2013 - 10:17
Intervista a Nouriel Roubini di Eugenio Occorsio - La Repubblica
«Si sta rompendo a causa di Berlusconi il patto non ufficiale, una sorta di gentlemen agreement che doveva evitare qualsiasi sconvolgimento politico prima delle elezioni tedesche. Viviamo in una fase di "volatilità controllata": ma se la situazione si avvita, come ormai sembra tutt`altro che impossibile, le conseguenze potrebbero essere molto pesanti per l`Italia». Questa volta Nouriel Roubini non vorrebbe abbandonarsi al pessimismo, ma poi analizzando le ipotesi possibili le speranze di una schiarita si dimostrano davvero poche. Sono ore febbrili negli uffici del centro studi Rge, che Roubini ha fondato a pochi isolati dalla New York University dove insegna. Da qui il professore segue minuto per minuto la partita-Italia con l`assistenza di Brunello Rosa, l`economista della London School of Economics che è direttore delle macro-strategie del think-tank. 
«La situazione - dice Roubini - potrebbe precipitare già domani alla riapertura (oggi per chi legge, ndr)». 
Così presto? 
«E` una giornata in cui potrebbero accavallarsi diversi fenomeni negativi: le contrattazioni sono limitate perché è periodo di ferie, anche in America dove l` attività riprenderà a pieno regime dopo il Labor Day del 2 settembre, ed è chiuso il mercato di Londra per una festività. In ogni caso, se non si trova una soluzione, lo spread risalirà entro pochissimi giorni a quota 300, il buon momento del mercato azionario italiano si interromperà, i titoli bancari saranno particolarmente penalizzati e i costi del credito torneranno ancora una volta a salire. Quanto più le elezioni sono prossime, tanto maggiore è il danno per i Btp». 
Tutto questo perché si è infranto il patto con l`Europa, e la fiducia che è stata riposta nel nostro Paese e che ha evitato finora traumi malgrado le tensioni, come ricordava nel suo editoriale domenicale Eugenio Scalfari, sarà stata ancora una volta tradita? 
«Esattamente. Ed è un peccato, perché Enrico Letta, una persona seria e rispettata da tutti sul piano internazionale, sta con il suo governo facendo molte cose buone, a partire dall`accelerazione per i pagamenti dei crediti della pubblica amministrazione. Letta sta agendo bene con l`appoggio del governo tedesco, fondamentale che ci piaccia o no, nonché della Bce Mario Draghi, sostegno che non si può sapere se verrà conservato se la situazione precipita. Sull`Imu la soluzione che si sta profilando è quella giusta: una tassa da far gravare solo sui più abbienti. Con le risorse che ne verranno, si imposterà l`alleggerimento del carico sulle imprese e sui lavoratori. Una linea corretta, e i mercati la stavano apprezzando. Invece Berlusconi per un mero calcolo personale prende a pretesto proprio l`Imu per aprire la crisi. Anzi, per pretendere l`immunità personale, a costo di sfasciare tutto. Una posizione inaccettabile. Vedremo se Napolitano riuscirà ad evitare le elezioni prima della Finanziaria. Il nostro scenario più probabile è che si voti all`inizio del 2014 ma non escludiamo un`accelerazione. I mercati stanno facendo un ragionamento simile». 
Lei parlava del patto implicito, o diciamo riservato, verosimilmente raggiunto dalla Merkel direttamente con Napolitano come era avvenuto già nel 2011, che doveva evitare "incidenti" fino al 22 settembre. Ma questo significa che sotto la cenere cova comunque una certa preoccupazione sull`Italia? 
«La domanda di fondo rimane: l`Italia ha un immane debito pubblico, ce la farà a ripagarlo? Il problema è la crescita. Il Paese viaggia con un Pil più basso dell`8% rispetto a prima della crisi. Ammesso che si sia raggiunto il fondo, quale velocità avrà la ripresa? Gli indicatori mostrano un quadro di sviluppo assai limitato, quindi la questione della sostenibilità rimane. Con una prospettiva temporale decente questi problemi si possono affrontare con lucidità al pari degli altri casi europei. A partire dalla Grecia, che ha bisogno, come si è lasciato sfuggire lo stesso Schauble, di una nuova ristrutturazione finanziaria, e vedremo a chi saranno imposte le perdite. Altre sorprese potrebbero venire dagli altri Paesi sotto programma internazionale di assistenza. L`Italia per ora non ha avuto bisogno di interventi d`emergenza, ma non è escluso che un`operazione sul debito sia necessaria fra qualche tempo, magari un allungamento delle scadenze: swap di titoli a corto con altri a lungo dietro un piccolo mark-up (sconto, ndr). Sono normali misure di gestione delle passività condotte in un regime market-friendly, senza emergenze, da realizzare con gradualità in un quadro di stabilità nel prossimo anno e mezzo. Ecco, quest`equilibrio rischia di saltare. L`Italia è sotto osservazione perché tutti temono l`instabilità politica, che si confermai` punto debole: non ci sentiamo più di escludere misure più radicali di ristrutturazione del debito a medio termine». 
Ha rivisto le previsioni sulla crescita italiana per quest` anno? 
«No, lo stiamo facendo adesso. Finora eravamo più ottimisti della media: per il secondo trimestre il mercato diceva - 0,4%, noi - 0,1%. Alla fine la perdita del Pil è stata dello 0,2. Per l`intero 2013 noi prevedevamo un -1,7%, il Fondo Monetario ha detto - 1,8 e la Banca d`Italia è arrivata quasi a 12%. Temo che dovremo rivedere anche le nostre previsioni al ribasso, e neanche di poco, se la situazione precipita».
Fonte: La Repubblica
Categorie: PD nazionale

Segretario Pd e premier due figure da separare

Lun, 26/08/2013 - 10:13
Giorgio Merlo - L'Unità
Che l'attuale situazione politica italiana sia confusa e contraddittoria è cosa nota a tutti. Come è altrettanto noto che d'ora in poi tutto è possibile. Dalla crisi di governo alle elezioni anticipate, dal prosieguo dell`attuale governo ad un Letta bis per fare la riforma elettorale e poi correre al voto anticipato. Insomma, come si suol dire, tutti gli scenari sono aperti. Ora, senza prevedere ciò che non è nelle nostre reali possibilità, è indubbio che ci siano alcuni elementi che sono esclusivamente riconducibili alla nostra responsabilità. Tra questi c`è sicuramente la necessità di distinguere, alla luce di quel sta concretamente capitando nella politica italiana, il ruolo del segretario nazionale del partito da quello del premier o del candidato a premier. 
Se sino a qualche settimana fa questo era un puro esercizio di regolamento - sempre molto frequente, purtroppo, dalle parti del Pd - adesso diventa quasi un imperativo. Del resto, se la situazione dovesse precipitare a chi conviene avere un segretario di partito che, contemporaneamente, sia anche il futuro candidato a premier? La questione, questa volta, non è legata solo a temi di lana caprina o a questioni stupidamente e ridicolmente regolamentari. No, d`ora in poi servirà avere un segretario di partito realmente a tempo pieno e un leader che incarni la possibilità reale di far vincere il centro sinistra e dar vita ad una legislatura finalmente costituente e riformatrice come tutti auspichiamo ormai da anni. 
La pianificazione delle carriere personali e il desiderio di potere adesso devono cedere il passo ad un contesto politico che richiede una oggettiva distinzione dei ruoli. 
E questo non solo per l`ingarbugliamento dovuto alla celebrazione delle primarie che rischierebbero di trasformare il Pd in un votificio continuo ma anche, e soprattutto, perché i tempi rischierebbero di creare oggettive difficoltà. Se le elezioni si avvicinano, e non può essere diversamente visto le reazioni del Pdl sulle vicende giudiziarie che coinvolgono l`onorevole Berlusconi e la posizione netta e solitaria di Grillo e Casaleggio, è facile dedurre che il congresso del Pd e la elezione del segretario nazionale diventi sempre più ravvicinata con la scelta del futuro candidato a premier. 
Al di là della data della celebrazione del congresso e della partenza di tutta la macchina congressuale, credo sia necessario adesso evitare una concentrazione eccessiva di potere nella stessa persona dedicando, invece, maggior tempo ed energie al partito, al suo rilancio e al suo profilo politico. 
Al di fuori di ciò si continua a restare prigionieri dei regolamenti, dei cavilli e dello statuto seguendo la tesi, strampalata e singolare, di tutti quegli invasati che sostengono che un partito, cioè il Pd, vive o muore a seconda se celebra continuamente e ripetutamente le primarie. 
Certo, lo Statuto dice e recita. Ma nelle fasi eccezionali è la politica che deve ritornare protagonista e con la politica la responsabilità e la maturità dei suoi gruppi dirigenti al di là delle singole convenienze e dei posizionamenti tattici e di potere. Dopodiché, per evitare equivoci o fraintendimenti, si faccia il congresso, si facciano le primarie e tutto ciò che prevede la tempistica regolamentare. Ma non si aggiri, con artifici vari, ciò che avviene realmente nella politica e nel rapporto concreto tra i partiti.
Fonte: L'Unità
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Orfini: "Ma che grazia, il Pdl chieda scusa. Se si vota il Pd farà le primarie"

Lun, 26/08/2013 - 10:04
Intervista a Matteo Orfini di Maria Zegarelli - L'Unità
Il governo delle larghe intese non lo ha mai convinto, ma adesso Matteo Orfini ritiene che una crisi sarebbe davvero un passaggio difficile per il Paese. A Enrico Letta riconosce di «aver fatto un miracolo», ad aver tenuto finora riuscendo anche a ottenere risultati importanti. 
Ci sta pensando il Pdl a mettere fine al "miracolo". Schifani ha appena detto che il futuro del governo è nelle vostre mani. Se votate la decadenza, stop. Tutti al voto. 
«C`è molta confusione alimentata dal Pdl. Noi dall`inizio abbiamo detto con chiarezza qual è la nostra posizione: le vicende di Berlusconi devono restare separate da quelle del governo. In Senato voteremo per la decadenza perché Silvio Berlusconi è stato condannato, deve pagare il suo prezzo con la giustizia e ogni richiesta di salvacondotto è irricevibile. In qualunque Paese normale un partito nelle condizioni del Pdl chiederebbe scusa agli elettori perché ha un leader colpevole e subito dopo si metterebbe al lavoro per trovare un`altra leadership. Se decideranno di far saltare il governo se ne assumeranno la responsabilità fino in fondo». 
Schifani parla di decadenza, Brunetta avverte Saccomanni: se pone condizioni sull`Imu, salta il governo. Insomma, non crede che il destino dell`esecutivo Letta sia ormai già segnato? 
«Questo è un governo che non può andare avanti con i ricatti. Dire "o abolite l`Imu o salta tutto" è un`altra posizione irricevibile. Non credo che non si debba abolire l`Imu per tutti perché non ci sono le risorse, come sostiene qualcuno del governo, penso che non si debba abolire per tutti perché non è giusto. Noi dobbiamo dare il segno dell`equità nelle misure che il governo adotta: se la mia famiglia non dovesse più pagare l`Imu sarebbe ingiusto perché è una spesa che può affrontare. Credo che nell`agenda della priorità del Paese prima vengano gli esodati, le pensioni minime, il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e poi tutto il resto. Non possiamo partire dall`abolizione dell`Imu sugli immobili di lusso. Direi proprio che l`ultimatum di Brunetta vada rispedito al mittente». 
Ma come è possibile mandare avanti il governo in queste condizioni? Ormai Pd e Pdl sono ai ferri corti. 
«Questo governo è nato con grandissime difficoltà e se siamo andati avanti fino a questo punto è perché Letta è riuscito a fare un vero e proprio miracolo, è riuscito a mettere la macchina nella direzione giusta e ha ottenuto alcuni risultati importanti. È chiaro, però, che se l`altra forza politica, il Pdl, che tiene in piedi la maggioranza, decide di far saltare tutto pur di non prendere atto che sta finendo il ventennio berlusconiano, diventa impossibile andare avanti. Un comportamento del genere sarebbe duramente punito dagli elettori». 
Secondo lei ci sarebbero le condizioni per un Letta bis? 
«Se questo governo cade non vedo altra strada che il voto, subito dopo aver cambiato la legge elettorale. La legge si può cambiare in pochissimo tempo, anche se mi sembra di capire che l`unico partito che vuole farlo davvero è il Pd dal momento che il Pdl si accontenta di piccoli ritocchi al Porcellum mentre a Grillo sta bene così». 
Veltroni ipotizza le urne in primavera. Più verosimile l`autunno? 
«Se il Pdl apre la crisi ora e in questo modo credo proprio che si andrà al voto in autunno». 
E a quel punto per il Pd si aprono partite completamente diverse. 
«A quel punto credo diventerebbe inevitabile uno slittamento del congresso, perché di fatto non ci sarebbe il tempo, dovendo affrontare le primarie per decidere il candidato premier del centrosinistra e questo non sarebbe un problema per il Pd». 
Già si parla di una sfida Letta-Renzi. Rosy Bindi in un`intervista a l`Unità ha detto che non sarebbe un bene per il Pd perché la sfida sarebbe tra due moderati. Lei che ne pensa? 
«Credo anch`io che in caso di primarie per la premiership i candidati dovrebbero essere diversi rispetto a quelli per la segreteria del Pd...». 
A parte Renzi, che ovviamente punta a Palazzo Chigi. 
«A parte Renzi perché gli altri candidati alla segreteria non mi sembrano interessati a Palazzo Chigi. Nel caso in cui Letta decidesse di candidarsi per la premiership sono sicuro che ci sarebbe lo spazio per una terza ipotesi». 
Per esempio Fabrizio Barca? 
«Non mi sembra il caso di fare nomi perché la crisi di governo ancora non c`è». 
Ma sembra molto vicina. 
«Beh, è chiaro che in caso di primarie la sfida non potrebbe giocarsi soltanto tra Renzi e Letta, ci sarebbe la terza ipotesi, un altro candidato». 
Di sinistra? O anche lei preferisce non pronunciare questa parola? 
«Le pare che uno con la mia storia possa avere timori di questo tipo... dico che ci sarebbe un candidato più in sintonia con il popolo democratico e meno sedotto dalla sirene liberiste di questi ultimi venti anni». 
Anche Massimo D`Alema sostiene che soltanto Matteo Renzi può farvi vincere le elezioni. Cosa le fa pensare che il popolo democratico, che ormai in ogni festa consacra il sindaco di Firenze, voglia un altro candidato? 
«Rispetto le idee e le opinioni di ognuno, ma tendo a non comprendere chi passa dal dire tutto il male possibile di Matteo Renzi al sostenere che è il miglior candidato premier per governare il Paese. Io, che non ho mai demonizzato Renzi e spero si candidi al congresso, per le stesse ragioni per cui non lo voterei segretario non lo voterei alle primarie per Palazzo Chigi». 
E se queste primarie non si facessero? Davide Zoggia, responsabile Organizzazione del Pd, ha detto che se non ci sono i tempi potrebbero saltare. 
«Spero che prima o poi Bersani faccia chiarezza. Ho avuto l`onore di stare per anni in segreteria con lui e ha sempre detto che quando non sarebbe stato più lui segretario avrebbe fatto girare la ruota. Dal giorno delle sue dimissioni c`è un pezzo di partito incatenato a quella ruota per non farla girare e anzi lavora per cercare di fermare questo congresso. Siccome questo pezzo di Pd lo fa nel nome di Bersani spero che Pier Luigi trovi il modo di smentirlo quanto prima perché non fa bene al partito questa immagine che si dà».
Fonte: L'Unità
Categorie: PD nazionale

Speranza: "No ai ping pong Matteo-Enrico. Non diamo alibi agli avversari"

Lun, 26/08/2013 - 09:54
Intervista a Roberto Speranza di Carlo Bertini - La Stampa
«Basta con questi ping pong su Renzi e Letta per la futura premiership, evocare questi scenari non fa che dare alibi a chi vuole gettare addosso al Pd una parte di responsabilità della caduta del governo». Roberto Speranza non vuole personalizzare ma è chiaro che si riferisce ai giudizi di D`Alema, Veltroni e a tutte le interviste che prefigurano già strategie, formazioni e nuovi assetti qualora franasse il governo Letta. Circostanza questa che il capogruppo del Pd vede come una iattura perché «gli italiani in questo momento l`ultima cosa che vogliono sono le elezioni». 
Faccia una previsione: cosa succederà di qui a un mese? 
«Se la loro posizione resta quella, il timore è che la corda si spezzi, perché non possiamo accettare ricatti. Io mi auguro che regga questo governo e sarebbe un errore gravissimo provocare nuova instabilità. Tutti sono convinti che sarebbe irresponsabile da parte del Pdl provocare una crisi drammatica. Anche se è comprensibile lo stato di disagio di una grande forza il cui leader è stato condannato in via definitiva. Ma il pallino è nelle mani del Pdl». 
Più che la vostra compassione per il legittimo travaglio, loro si aspettano un segnale politico tangibile. È possibile un rinvio del voto in Giunta? 
«Da parte nostra non può esserci alcun ripensamento, la nostra linea è di rispetto delle norme di uno stato di diritto. Il tema ora è: viene prima l`Italia o le difficoltà pur comprensibili legate alla vicenda personale di Berlusconi?». 
Non è un mistero che si lavori a un rinvio del voto, o a una qualche dilazione che suoni come una mano tesa... 
«La Giunta si riunirà, farà i suoi approfondimenti e poi si dovrà esprimere. Non mi risulta vi siano tentativi di dilazione. Un ricorso alla Consulta non mi sembra praticabile. Se si vuol intendere che bisogna prendere tempo perché si tratta di Berlusconi questo è irricevibile, perché la legge e le procedure devono essere uguali per tutti. Vanno fatte valutazioni di merito, ma non si può trasformare la Giunta in un quarto grado di giudizio. Non è che siccome Berlusconi è il padre del centrodestra possiamo interpretare in maniera diversa norme a nostro avviso molto chiare». 
Loro dicono che se cade il governo la colpa sarà vostra... 
«La nostra "colpa" sarà quella di voler rispettare le leggi. Non sarà secondario vedere chi sfiducerà questo governo. Una cosa è la propaganda, altra cosa sono i fatti. Le responsabilità sono tutte nel loro campo. Il Pdl è a un bivio». 
È legittimo il sospetto che anche voi ne approfittiate per rompere un governo scomodo e andare al voto? 
«No, nella maniera più assoluta: noi siamo convinti che questo governo sia utile all`Italia. Penso che Letta abbia fatto un lavoro di grande profilo sul piano interno e internazionale e sono stati messi in fila provvedimenti che vanno nella giusta direzione. È irresponsabile chi lo mette a rischio». 
Avete segnali di smottamento in Senato dal campo dei 5stelle o del Pdl? 
«Non mi risulta, confido nel senso di responsabilità del Pdl nel suo complesso. Ma è irricevibile uno scambio tra l`impunità di Berlusconi e la stabilità dell`esecutivo. Noi siamo uniti come Pd nel dire che il governo Letta serve all`Italia ma non possiamo subire ricatti di chi ci chiede di non rispettare le leggi perché c`è Berlusconi di mezzo».
Già litigate sulle candidature in caso di voto. Lei chi sosterrebbe, Renzi o Letta? 
«Noi oggi dobbiamo solo sostenere con forza il governo di Enrico, senza entrare in questi giochini che darebbero la sensazione all`esterno che anche noi giudichiamo finita questa esperienza. Che poi faremo le primarie è fuor di dubbio. Se si dovesse votare, in qualsiasi momento avvenga, le faremo. In questo momento Letta è il premier che serve al paese e ogni altra ipotesi porterebbe ad addossare sul Pd una parte di responsabilità della crisi. In questo momento non bisogna dare alibi a nessuno parlando di subordinate o sbocchi successivi, perché la responsabilità di uno strappo è tutta solo sulle spalle del Pdl».
Fonte. La Stampa
Categorie: PD nazionale

Epifani: "Basta ricatti"

Lun, 26/08/2013 - 09:39
Intervista a Guglielmo Epifani di Massimo Giannini - La Repubblica
«Il Pd respinge con forza qualunque ultimatum del Pdl. Quella di berlusconi non è una "questione democratica". E' un caso di assoluto rilievo politico, ma riguarda principalmente la destra. Non tocca a nessun altro risolverlo: né a Napolitano, né a Letta, né al Pd. Il Pdl decida cosa vuole fare, e se ne assuma la responsabilità di fronte al paese». Guglielmo Epifani respinge l'editto di Arcore, che può sancire la fine del governo Letta. Per il leader Pd sull'"agibilità politica" del Cavaliere non si tratta. 
Epifani, Berlusconi e Alfano considerano «impensabile e costituzionalmente inaccettabile» la decadenza di Berlusconi. Dunque, se il Pd la vota, il governo cade per colpa vostra. Cosa risponde? 
«L`unica cosa davvero inaccettabile, in tutta questa vicenda, è la motivazione che spinge Berlusconi a far saltare il tavolo. Vorrei dire una volta per tutte che in gioco non c`è alcuna "questione democratica". C`è solo da uniformarsi alle regole dello Stato di diritto, rispettando la separazione dei poteri, se non vogliamo diventare una Repubblica delle banane». 
Lei sta dicendo che il Pd dirà sì alla decadenza, quando si arriverà al voto in Giunta e poi in aula al Senato? 
«Il Pd rispetterà la legge. Ma è chiaro che voteremo sì. Io non ho mai avuto dubbi, né per il voto palese in giunta né per il voto segreto in aula. Tra di noi non ci saranno franchi tiratori. E questa decisione non nasce dal fatto che vogliamo "eliminare per via giudiziaria un avversario politico", cosa che in via di principio va sempre esclusa. Lo facciamo invece perché è giusto così e perché questo è ciò che ci impone il principio di legalità. Nessun giustizialismo da parte nostra, ma nessun salvacondotto per chiunque. Ed è la stesa cosa che abbiamo fatto quando si è trattato di valutare i comportamenti della nostra parte». 
Quindi lei chiude le porte alle varie ipotesi di cui pure si parla, dalla grazia all`amnistia alla commutazione della pena? 
«Tentativi affannosi, scorciatoie impercorribili. Nel metodo, non si affrontano temi così delicati sull`onda delle urgenze personali di un singolo. Nel merito, la grazia va chiesta, e sui requisiti giuridici il presidente della Repubblica, cui spetta questo potere esclusivo, è stato chiarissimo. Per l` amnistia, che sarebbe l`ennesimo provvedimento ad personam e che la destra ha sempre avversato, non ci sono i numeri in Parlamento. Il voto in Giunta sulla decadenza ha le sue regole e i suoi tempi, che non si precipitano né si diluiscono, fermo restando che in quella sede Berlusconi ha il diritto di difendersi. Ma insomma, qui l`unica cosa che conta è ancora una volta il rispetto della legge, che impone soluzioni limpide, nel solco della nota di Ferragosto del Capo dello Stato, nella quale il Pd si riconosce in pieno». 
Il Pdl esige un «ripensamento», visto che qualche giurista ipotizza l`incostituzionalità della legge Severino. Lei che ne pensa?
«Un tema di questa natura ha ovviamente un profilo che va soppesato, anche se personalmente non ne ravvedo le condizioni. Main ogni caso, non può essere il Parlamento a sollevare questo rilievo». 
Berlusconi e Alfano, di fronte a queste sue chiusure, le risponderanno che il Pd affossa il governo Letta. 
«Questo è un rovesciamento della verità. Berlusconi è stato condannato in via definitiva, deve scontare una pena principale e la pena accessoria dell`interdizione. E ora viene a dire a noi che il Pd deve trovare una soluzione? Ma ci rendiamo conto dell`assurdo salto logico e politico? Questo non è un problema del Pd, è un problema di Berlusconi e del Paese, al quale il Cavaliere deve rendere conto di cosa è successo nella vicenda che lo porta alla condanna, e al quale deve spiegare perché nel caso intende porre fine al governo e alla sua funzione di servizio nella crisi drammatica che ancora viviamo«. Il Cavaliere dice che se due amici stanno in barca e uno dei due butta l`altro in mare è chiaro di chi è la colp a se poi la barca affonda... «In questa storia evocare la categoria dell`amicizia è solo un diversivo. Per noi, quando c` è in ballo la legalità, vale un altro principio: "Amicus Plato, sed magis amica veritas". E non c`è altro da aggiungere».
A questo punto il governo Letta è al capolinea? 
«Solo un cieco non vede che il governo vive ore critiche. Il Pd ha fatto e continuerà a fare ogni sforzo perché il governo vada avanti. Se guardo all`interesse del Paese, e a quello di chi in questi mesi ha sofferto di più, i giovani, le famiglie e le imprese, sono sicuro che lo sbocco peggiore sarebbe la caduta del governo e la corsa ad elezioni anticipate. Letta sta facendo un lavoro prezioso, in pochi mesi ha ricostruito la credibilità dell`Italia, i prossimi impegni sono gravosi, dall`Imu all`Iva, dalla scuola ai precari, dalla revisione del Patto di stabilità interna alla legge di bilancio. Una crisi al buio, adesso, ci farebbe riprecipitare nel caos: i costi sociali sarebbero enormi, i mercati ci punirebbero ancora una volta». 
E` tutto vero. Ma come se ne esce, se il Pdl scioglie il patto, in nome dalla mancata «pacificazione» che lo giustificava? 
«La "pacificazione" è stato un tema usato dal centrodestra, ma non certo da noi. Non ho mai pensato che il governo dovesse essere utile a qualcuno, ma sono sempre stato convinto che dovesse e dovrebbe essere utile solo all`Italia. Per questo, adesso, di fronte agli ultimatum del Pdl rilanciamo noi l`appello a loro: in nome dell`interesse del Paese, non staccate la spina. La strada maestra, per quanto tortuosa, è far proseguire il governo Letta, perché questo chiede la stragrande maggioranza dei cittadini». 
Siamo al solito gioco del cerino: a chi lasciarlo in mano, additandogli la colpa della crisi? 
«A questo gioco non ci stiamo. Il Pd ha sempre avuto come stella polare il valore della responsabilità: verso l`Italia e verso tutti gli italiani. In nome di questa responsabilità abbiamo accettato e sostenuto il governo Monti, finendo per sopportare da soli il peso di scelte che non sempre condividevamo, perché alla fine, anche in quel caso, Berlusconi ha rotto il patto, ci ha portato al voto e si è presentato agli elettori "vergine", rinnegando le scelte che aveva appoggiato fino a pochi giorni prima. In nome di questa responsabilità abbiamo accettato e sostenuto il governo Letta, una scelta non certo ottimale per noi, ma necessaria per il Paese. Ogni volta abbiamo pagato e paghiamo un prezzo, per questa nostra responsabilità...». 
E` quello che vi rimproverano i vostri elettori. 
«Lo capisco, e per questo dico "adesso basta". Di fronte alla condanna definitiva di Berlusconi, non si può chiedere a noi ancora "responsabilità". E` un problema della destra, se ne faccia carico la destra. Scelga quale strada vuole imboccare: quella della responsabilità e della stabilità, o quella del "tanto meglio, tanto peggio". Poi la spieghi agli italiani, a viso aperto». 
Inutile illudersi. A questo punto si torna alle urne? 
«Lo ribadisco: una crisi adesso sarebbe un danno per l`Italia. Sullo scioglimento delle Camere la parola spetta al Capo dello Stato, ma certo tornare alle urne con il Porcellum sarebbe una follia».
Allora è possibile fare un altro governo con le colombe del Pdl che si staccano dai falchi? O si può riaprire un dialogo con M5S? 
«Sono scenari insondabili, oggi come oggi. Non so di faglie interne al Pdl, Quanto ai 5 Stelle, devo constatare purtroppo che l`ultima uscita sul ritorno al voto con il Porcellum conferma che Grillo punta solo al tatticismo, e gioca solo allo sfascio del Paese». 
Ma Letta può andare avanti a qualunque costo, compreso quello del galleggiamento? Ha ragione D`Alema, a dire che questo governo è una parentesi che non sarà riaperta? 
«Certo, il rischio del galleggiamento c`è e va scongiurato, ma questo Letta è il primo a saperlo. Dobbiamo aiutarlo noi, a fare le cose di cui c`è bisogno per rilanciare la crescita e il lavoro. Quanto alla "parentesi", Letta e i suoi ministri si sono assunti un compito enorme, e lo stanno portando avanti con forza e con dignità. Qualunque uscite volta a indebolire Letta non servirebbe e sarebbe ingenerosa». 
Veltroni sostiene che il Ventennio berlusconiano è finito, e che questo impone una svolta non solo al Pdl, ma anche al Pd. Lei che dice? 
«Un ciclo finisce quando termina, e lo scopriremo tra poco. Per quello che ci riguarda, il Pd deve essere ancora più unito, e mi pare che in queste settimane abbia dato prova di esserlo. Ci aspettano scelte importanti, e dobbiamo dimostrarci all`altezza del compito. Il cammino è tracciato e, se non ci saranno fatti traumatici, siamo a un passo dalla definizione delle regole per il congresso. Il 20 settembre, all`assemblea nazionale, tutto sarà chiaro. Non ci saranno rinvii, né tatticismi». 
Ma lei è davvero convinto che sia giusto separare la leadership del partito dalla premiership? 
«Si, io penso sia giusto che non ci siano automatismi». 
Renzi continua a scalpitare, su data del congresso e regole. E` davvero il candidato più forte, secondo lei? 
«Il Pd spesso, in tutti questi anni, ha dato di sé il volto delle divisioni. Ora è tempo di una nuova unità, anche come base di un maggior consenso nel Paese. Renzi ha in sé due forze: il rinnovamento e il consenso. Le primarie per la leadership decideranno il candidato della coalizione, e quello sarà il candidato che tutto il Pd sosterrà».
Fonte: La Repubblica
Categorie: PD nazionale

Veltroni: "Il ventennio è finito"

Dom, 25/08/2013 - 11:37
Intervista a Walter Veltroni di Stefano Messina - La Repubblica
Il ventennio del Cavaliere è finito con la sentenza della Cassazione: adesso il Senato dovrà solo applicare rapidamente la legge, "punto e stop". Il Pdl si rassegni al dopo-Berlusconi e diventi una vera forza moderata. Ma il bipolarismo va salvato a tutti i costi. "La destra punta allo sfascio ma il Ventennio di Silvio è finito via il Porcellum e poi al voto" Veltroni: Pd unito, Renzi sia in campo per la segreteria Dunque il governo Letta vari subito la riforma del Porcellum e poi si vada al voto in primavera. Magari con Renzi, che però deve candidarsi alla segreteria del Pd. Dal suo buon retiro senese, Walter Veltroni osserva da lontano ma non troppo le turbolenze della politica romana, e registra sconsolato le bellicose dichiarazioni che Alfano spedisce da Arcore a Enrico Letta. «Il Pdl sembra voler precipitare il Paese in una crisi drammatica, ancora una volta facendo prevalere gli interessi di una persona su quelli del Paese», commenta. 
Gli anni passano, ne sono trascorsi quasi venti, eppure sembra che non riusciamo a liberarci di quello che nel 2008 lei definiva «il principale esponente dello schieramento a noi avverso»...
«Però secondo me si è chiuso un ciclo. La sentenza della Corte di cassazione è la conferma della conclusione del ventennio berlusconiano. Questo sarebbe dovuto avvenire sul piano politico, se la sinistra non avesse compiuto una serie di errori che hanno impedito la vittoria alle elezioni di febbraio. Questo ventennio si sta concludendo, si è concluso, e al di là dei suoi rantoli e dei suoi sussulti bisognerà che i due principali soggetti politici, il Pdl e il Pd, lo capiscano e agiscano di conseguenza».
A giudicare dall'esito del vertice di Arcore, il Pdl sembra piuttosto intenzionato a difendere fino all'ultimo il padre-padrone del partito. Cosa dovrebbe fare, invece, secondo lei?
«Non dovrebbe seguire Berlusconi sulla linea della radicalizzazione estrema e dell'esasperazione. Dovrebbe invece cambiare natura al soggetto di centro-destra italiano, che non può continuare a essere un soggetto populista e irriguardoso delle regole ma cominciare a prefigurarsi per il futuro di questo Paese come un soggetto moderato analogo a quello di altri Paesi europei. Le ultime dichiarazioni di Alfano daArcore sembrano purtroppo andare in una direzione opposta».
E lei ritiene davvero immaginabile un Pdl senza Berlusconi?
«Lo devono immaginare loro, in primo luogo, come è naturale che sia. In nessuna parte del mondo le leadership sono infinite e illimitate nel tempo. In ogni caso loro avrebbero dovuto porsi il problema nel corso di questi anni, e lo debbono fare adesso, con tanta più urgenza».
Qualcuno di loro chiede addirittura un'amnistia ad personam.
«Io penso che non sia possibile nessuna della soluzioni che la destra chiede in questo momento, perché in questo Paese esiste il principio di legalità che vale per tutti i cittadini e al quale tutti gli uomini politici coinvolti in vicende giudiziarie si sono attenuti. Bisogna prendere atto che c'è stata una sentenza».
E cosa dovrebbe fare, secondo lei, un Berlusconi che accettasse questa sentenza?
«Lui può continuare, se vuole, a esprimere le sue idee sulla vita pubblica di questo Paese. Ma esistono leggi, se non codici morali minimi, che sanciscono che chi ha subito condanne definitive non possa svolgere funzioni istituzionali. Punto e stop. Naturalmente è giusto che la giunta delle elezioni del Senato approfondisca in qualche giorno tutti gli elementi di valutazione. Non bisogna dare l'impressione che ci sia una specialità al contrario. Il senatore Berlusconi non va trattato diversamente da come si tratterebbe qualunque altro parlamentare. Ma poi si decide, e si decide lì. E si deve decidere in ottemperanza alle leggi esistenti».
E se Berlusconi, privato del seggio e ridotto gli arresti domiciliari, decidesse di continuare a guidare comunque il suo partito? Se anche da lì facesse la campagna per le prossime politiche?
«Questo è un problema del Pdl, non mio. Sono loro che devono decidere se identificare il loro futuro con il destino personale di un uomo che ha avuto una sentenza di quelle dimensioni, o se invece vogliono reinventare la loro fisionomia polìtica. Non vorrei però che alla fine di questo ventennio, insieme a Berlusconi finisse anche il bipolarismo. Identificare il bipolarismo con Berlusconi può essere un errore tragico per l'intero Paese. Noi non abbiamo bisogno di tornare ai governi contrattati della Prima Repubblica, alla proporzionale e ai partiti padroni della vita pubblica. Il bipolarismo è un valore, come lo è l'alternanza. Se usciamo dal bipolarismo, se torniamo alla proporzionale, cadiamo in un baratro nel quale ci sono solo governi contrattati di larghe intese. E io non so quale delle due cose sia peggiore dell'altra».
Ma se il Pdl facesse cadere il governo, lei ritiene possibile la ricerca di un'altra maggioranza, magari per un Letta-bis, o pensa invece che sarebbero inevitabilile elezioni anticipate a novembre?
«Penso che quelli del Pdl sarebbero dei pazzi e degli irresponsabili a far cadere il governo:Io credo comunque che prima di andare a votare, anche nei prossimi mesi, bisogna assolutamente cambiare la legge elettorale. Come ha giustamente detto il presidente della Repubblica».
A giudicare dai toni che il Pdl usa in queste ore, non sembra che l'orizzonte dell'esecutivo sia lunghissimo...
«Questo governo è un'anomalia, però in questo momento deve fronteggiare l'emergenza economica e quella della legge elettorale. Quindi faccia ciò che deve fare per aiutare la ripresa dell'economia italiana ma al tempo stesso si impegni subito per la riforma elettorale».
E se invece la situazione precipitasse, il Pd dovrebbe affrontare le elezioni candidando Enrico Letta o Matteo Renzi?
«Le dico quale sarebbe lo sviluppo ordinato di questa vicenda. Si fa subito la legge elettorale che cambia il Porcellum e poi all'inizio delprossimo anno siva a nuove elezioni. Alle quali va il candidato che viene scelto da elezioni primarie del Pd».
Da fare quando, queste primarie?
«Subito. Io sono perché il Pd convochi subito il congresso. Sono perché Renzi si candidi a segretario del partito, perché sono contrario alla separazione dei ruoli tra segretario e candidato premier. Ma sono favorevole a istituzionalizzare la norma in base alla quale, come è successo per Renzi con Bersani, al momento delle elezioni anche altri possano candidarsi alla premiership con apposite pri-. marie. Una cosa però ci tengo a dirla: non sopporto le discussioni su "ex dc" ed "ex pci". Questo è il contrario del Partito democratico, che è nato per superare questa distinzione. Basta con questa storia: ciascuno rappresenta tutti, quale che siala storia dalla quale viene. Il Pd non è nato per mettere insieme due mezze mele, l'una diversa dall'altra: nessuno mangerebbe una mela metà rossa e metà verde, o bianca, perché apparirebbe come un frutto malsano. Se vogliamo essere un'alternativa credibile al centro-destra, se non vogliamo che sia solo Papa Francesco a parlare dei valori in una società, se vogliamo recuperare una coerenza tra valori e programmi che la sinistrahaperduto o dimenticato, dobbiamo essere innanzitutto un partito unito. E dobbiamo essere più di sinistra, parola che per me, come ho cercato di argomentare nel mio libro, significa cambiamento e non conservazione, società aperta e non bloccata, eguaglianza e opportunità diffuse. Questa sinistra può arrivare al 40 per cento, non al 25. È la vocazione maggioritaria senza la quale il Pd non ha ragione di esistere».
Lei è per Renzi segretario. E non pensa che la scelta di un altro candidato premier indebolirebbe automaticamente il governo Letta?
«Io penso che Renzi e Letta possano convivere, e mi auguro che convivano. Sono due energie, due risorse utilissime. E non sono le sole. Anche per il futuro si possono trovare delle forme di convivenza. Se uno fa il candidato premier, e l' altro il ministro degli Esteri o dell'Economia, è una cosa che accade nei grandi partiti. Ricordo che Obama e Hillary Clinton duellarono aspramente, alle primarie, poi uno ha fatto il presidente e l'altra il segretario di Stato...».
Categorie: PD nazionale

Berlusconi, Zoggia: "Non é pensabile che le sentenze non vengano rispettate"

Sab, 24/08/2013 - 21:27

"Possiamo comprendere  il travaglio che sta affrontando il Pdl, ma non per questo è pensabile che si possano eludere le leggi e non rispettare  le sentenze. Ci auguriamo che il Pdl  trovi la forza di scindere le questioni giudiziarie dall’azione che il governo sta portando avanti per il bene del Paese e degli italiani”.

 

Categorie: PD nazionale

Berlusconi, Misiani: "E' l'unica ossessione del Pdl, l'IMU è una foglia di fico"

Sab, 24/08/2013 - 21:15

“Sono settimane e settimane che in maniera ossessiva il Pdl parla esclusivamente di Berlusconi e della sua condanna. Oggi, per confondere le acque dopo l’ennesima giaculatoria sulle sorti del capo, del tutto incidentalmente parla anche dell’Imu. E’ ora che il Pdl accetti di rispettare la legge e le regole, come devono fare tutti i cittadini, nessuno escluso, e consenta al governo di concentrarsi sui problemi reali del paese che si chiamano disoccupazione, crisi delle imprese, esodati e riduzione della pressione fiscale”.
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Kyenge: "Non mi fermo voglio rompere il muro razzista"

Sab, 24/08/2013 - 10:17
Intervista a Cécile Kyenge di Rachele Gonnelli - L'Unità
Ha il potere di suscitare sentimenti forti, profondi, Cécile Kyenge. Poi dipende da cosa uno ha nel fondo del suo animo. Evidentemente l'unica corda che riesce a vibrare nel cuore di Mario Borghezio sono le note di Faccetta nera. A Tarsia, piccolo paese dell'entroterra calabro, appena l'hanno vista e riconosciuta per strada, le finestre si sono aperte, la gente si è messa a salutare dai balconi. No, non perché è il primo governante di origine straniera e con la pelle di colore nero o perché si batte per l'integrazione e una società multiculturale. «Sono tutti molto orgogliosi di me spiega lei e non mi considerano una straniera, anzi proprio l'opposto. Mi dicono: sei la prima tarsiana che va al governo e quando ci ricapita a noi?».
Aggiunge la ministra: «In effetti sono anche un po' di Tarsia, perché è da lì che viene la famiglia di mio marito, sono orgogliosa di essere anche calabrese». Nata in Congo, prima di fare il ministro lavorava come medico a Modena. Quindi si può definire una congolese-modenese-calabrotta. Insomma, frutto, oltre che della globalizzazione, anche dello squilibrio territoriale italiano: un record di ibridazione o mdting-pot. Ciò che fa gonfiare le vene del collo ai cantori di Faccetta nera sotto il vessillo di Casa Pound odi altre bandiere.
C'è chi la odia e anche chi i si butterebbe nel fuoco per lei. Non le scoccia essere al centro di opposti furori politici?
«Non è facile. Anche perché si aggiunge a un carico di responsabilità che pesa sulla mia figura, diventata una sorta di simbolo. E, guardi, non solo in Italia. Anche in Africa, anche negli Usa. Il mio stato d'animo è che so che devo dare il meglio, so che devo dare risposte anche dal punto di vista comportamentale, dare educazione e formazione, avere un effetto pedagogico. E nonostante gli insulti andare avanti proponendo una diversa visione del mondo anche a chi ne ha una opposta alla mia. In fondo tanti progetti, pur partendo molto distanti, se improntati al rispetto dei diritti umani, possono portare a risultati analoghi».
Non teme di essere schiacciata da questo ruolo di donna-immagine al positivo? Gasparri dice che non conta nulla e non le faranno fare nulla.
«Gasparri è in Parlamento dal '92, non sono io a dover rendere conto a lui casomai sarebbe lui a dover rendere conto di cosa ha fatto in questi 21 anni. Battute a parte, certo che i timori di non riuscire ci sono sempre. Quando una persona diventa un simbolo che spacca la cultura di prima, vuol dire che apre una strada e che su questa strada si può lavorare insieme. Non si deve incentrare tutto su quello che fa quella persona. C'è il Parlamento, ci sono le autorità locali, la società civile. Ognuno deve fare la sua parte».
Quest'estate ha girato in lungo e il largo l'Italia, dalle feste nel Nord ai piccoli centri del Sud. Quale idea si è fatta?
«È vero, ho avuto pochissimi giorni di ferie. Ho avviato un monitoraggio dei luoghi dove si presentano le difficoltà e anche delle buone pratiche che nascono dai territori. Per verificare i limiti delle politiche sull'immigrazione fin qui adottate e anche i punti di forza su cui imbastire politiche nazionali nuove. Ho avuto molte sorprese. Molti enti locali, pur nella enorme difficoltà di trovare risorse, che è il comune denominatore, stanno portando avanti progetti innovativi come qui in Calabria ad Acquaformosa e a Riace. Persiste una difficoltà culturale, e parlo del Sud, dove non sono certo io a segnalare un aumento dell'attività della criminalità organizzata che fa da freno allo sviluppo e al lavoro. Le persone che sono più invisibili sono spesso le più ricattabili».
Sta lavorando a un piano per il superamento dei Cie?
«Ho chiesto una riflessione su questo. Il monitoraggio in giro per l'Italia è servito anche ad acquisire dati sulle condizioni di vita nei Cie. Quello di Isola Capo Rizzuto è stato chiuso dopo l'ultima rivolta ma la struttura è in condizioni inutilizzabili. Sui Cie ci sono considerazioni che devono essere fatte sul piano umano, econole sue regole, le sue leggi, ma sempre devono essere tutelati i diritti delle persone, specialmente se non hanno commesso alcun reato e vengono trattati peggio dei peggiori criminali. Non ha senso, ad esempio, che l'identificazione non sia possibile farla in carcere. Bisogna eliminare questa commistione. E si potrebbero risparmiare fondi da destinare all'accoglienza. Una persona che ha fatto un percorso di integrazione, non crea problemi. Ma le si devono offrire opportunità per uscire dalla clandestinità e dall'illegalità. Ci guadagnamo tutti quanti».
Il vice premier Alfano ha proposto di far pagare rette e alloggi ai Paesi di provenienza. Una provocazione?
«Potrebbe essere. Certo non è il mio pensiero né lo posso condividere, mentre le proposte serie vanno condivise, discusse con tutti, per riuscire a capire gli obiettivi e su cosa si basano concretamente. Sapendo che i diritti sono universali, non si può operare una disparità di trattamento. Che facciamo se alcune persone hanno problemi con il potere politico in loco, da cui dipendono per le rette? E poi c'è il carovita che non è lo stesso ovunque, un euro non vale un euro qui come in Egitto o in Albania. Vorrei ragionamenti sensati piuttosto che spot».
Ha detto di voler cambiare la legge Bossi-Fini. Ha una proposta di legge alternativa?
«Nessuna proposta. Il tavolo deve essere avviato a settembre con tecnici, amministratori ed esperti. La fase degli annunci verrà dopo. Per ora sto condividendo un percorso con i cittadini e con tutte le forze politiche. Il mio metodo è sempre lo stesso, il confronto, che non deve essere solo dall'alto. Segnalazioni di difficoltà e proposte devono venire anche dal basso».
Tutto il governo chiede all'Europa di aiutare di più l'Italia ad affrontare il problema dell'immigrazione. C'è già il Frontex, ci sono i fondi europei. Cosa in particolare dovrebbe fare l'Europa?
«Non vorrei invadere un campo non mio. Abbiamo delle norme. La Convenzione di Dublino sul diritto d'asilo è stata rivista solo pochi mesi fa. Nel 2010 e nel 2011 c'era la possibilità di chiedere di modificare la norma per cui si può chiedere l'asilo politico nella zona Schengen solo nel Paese dove si è sbarcati o atterrati. Ci si poteva far sentire, chiedere di essere considerati come Paese di transito, ma non è stato fatto. Forse questo passaggio è mancato perché la collaborazione con la Commissione europea su molti punti non era delle migliori. Ora è un punto debole. Con Letta, Moavero e Bonino stiamo lavorando. L'occasione per porre la questione sarà il semestre di presidenza europea l'anno prossimo. Esiste poi una norma del 2011: per casi di calamità e emergenze umanitarie la presa in carico del problema deve essere a livello comunitario. Alcuni eurodeputati si battono perché questa norma venga applicata come invece non è stato nel caso dei tunisini rigettati oltrefrontiera dalla Francia. Speriamo che l'Europa la applichi diversamente ora».
Con il Medioriente in fiamme, perdurerà un'emergenza sbarchi?
«Non dobbiamo alimentare un sentimento o una aspettativa di invasione. I numeri e le previsioni servono per approntare e migliorare l'accoglienza. Credo che si debba partire dai limiti che sono emersi durante la cosiddetta emergenza-Nordafrica. Il tavolo di lavoro nato allora sta andando avanti. La logica deve essere quella della distribuzione sul territorio dei profughi, non della concentrazione a Lampedusa o in pochi centri. Si deve anche ricordare sempre che si tratta di persone, che fuggono da guerre, catastrofi naturali, fame. L'Europa e la comunità internazionale devono rafforzare la democrazia e la pace. E si deve rafforzare la collaborazione con i Paesi d'origine dei migranti. A quel punto andarsene è solo una scelta».
Con la crisi molti immigrati se ne vanno. Potrebbero avere un permesso di soggiorno per cercare un nuovo lavoro?
«Adesso se un immigrato perde il lavoro perde anche il diritto al soggiorno e cade nel circuito dell'illegalità, da cui poi è difficile uscire. Il lavoro è anche un bisogno e c'è tanto da recuperare. Lo si può fare anche attraverso l'integrazione. Ad esempio i piccoli comuni spopolati aderendo al circuito Sprar si sono rivitalizzati, hanno riaperto botteghe, laboratori, bar. Il tavolo del Nordafrica deve ripartire di lì, credo. Più in generale: il lavoro crea lavoro. Ho visitato una ditta nel Padovano che fa trattori, era in difficoltà e ha chiesto ad alcuni operai stranieri di aiutare a aprire canali di vendita all'estero. Ora ha varie sedi nel mondo ed è uscita dalla crisi. Se un lavoratore conosce tre lingue, potenzialmente ha accesso a tre mercati. Dopo la crisi può esserci la depressione oppure dobbiamo attrezzarci ad andare oltre le frontiere. L'immigrazione non deve essere vista come un problema, ma come una risorsa».
Fonte: L'Unità
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Richetti: "Si sono traditi, vogliono zittire gli iscritti"

Sab, 24/08/2013 - 09:48
Intervista Matteo Richetti di Daniela Preziosi - Il Manifesto
Matteo Richetti (deputato, renziano, stravotato alle parlamentarie di Modena, classe '74, già presidente del consiglio regionale dell'Emilia Romagna, ndr), il suo collega Zoggia dice che le primarie potrebbero non tenersi. Benissimo. Così rende chiara la strategia del gruppo dirigente del Pd, da qualche mese a questa parte.
Quale strategia?
"Togliere l'aggettivo «democratico» dal nome del partito. Per Zoggia è evidente che gli iscritti del Pd, i simpatizzanti e gli elettori non debbano né scegliersi il segretario del partito né il candidato premier con cui il centrosinistra dovrebbe tentare finalmente di essere maggioranza nel paese".
Zoggia parlava di un'eventualità remota per non fare le primarie: il caso in cui 'precipiti tutto'. 
"Il punto non è se l'eventualità è remota o no. Il punto è che uno dei dirigenti più importanti del partito, tale è il responsabile dell'organizzazione, possa anche solo ipotizzare che in quattro scelgono il candidato a Palazzo Chigi. Certo che non succederà: grazie al cielo il paese non è nelle loro mani. Ma la dice lunga sulla necessità di cambiare questo gruppo dirigente".
Le dispiace che Letta posso sfidare Renzi per la premiership?
"Mancherebbe che chi, come me, ha chiesto le primarie quando è stata ora di poter sfidare Bersani, oggi non consentisse a qualcuno di candidarsi. Siamo coerenti, noi. Se il Pd ha più di un leader da mettere in campo non è un problema, è un valore. Lo vedremo a suo tempo. Non vorrei però che il Pd vivesse di sfide annunciate".
Si spieghi.
"La sfida per il segretario, la sfida per il premier. Stiamo accumulando primarie da fare e non ne facciamo neanche una. Il congresso si poteva tenere ai primi di ottobre e invece non si farà perché c'è chi gioca a temporeggiare. Forse sarebbe bene cominciare a mettere in fila le scadenze e farle davvero, invece che costruire fantascenari che poi non si verificano mai".
Il problema della possibile caduta del governo esiste. Non sarebbe un buon motivo per rimandare il congresso?
"Capisco che qualcuno ha tutto l'interesse di usare le difficoltà del governo per non fare il congresso del Pd, ma grazie al cielo cosa fare in caso di crisi di governo lo decide il presidente Napolitano, non Davide Zoggia. Zoggia invece deve organizzare il congresso. Segnalo che l'assemblea nazionale del 20 e 21 settembre si fa perché qualcuno ha sentito il bisogno di cambiare regole. Che invece c'erano già e andavano solo seguite. Ognuno faccia il suo mestiere: al Pd compete organizzare la vita del Pd, alle istituzioni compete pensare alla guida del paese. E smettiamola di inventarci problemi. Dei tanti che ha il Pd, non ha proprio quello di trovare un candidato premier. C'è già".
E Matteo Renzi?
"È lui e sta lavorando per questo. Con buona pace di Zoggia, Stumpo e D'Attorre".
Fonte: Il Manifesto
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