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Updated: 5 anni 43 settimane fa

Fotografia, patria e migrazioni in “Casa, il mio posto nel mondo”

Mar, 20/08/2013 - 19:01

Londra, 20 ago - Patria, identità, tribalismo e integrazione sociale. C’è questo e molto altro ancora negli scatti della mostra di fotografia contemporanea dal titolo “Casa, il mio posto nel mondo” che è possibile visitare a Londra fino al prossimo 14 settembre. Ad ospitare la singolare esposizione che ruota intorno ai temi della migrazione e della casa è il Museo di Wandsworth. La mostra mette insieme oltre 50 immagini tanto suggestive quanto sorprendenti: “Casa, il mio posto nel mondo” è infatti, un’esposizione unica nel suo genere che riunisce i lavori di fotografi internazionali premiati in questi anni nel corso dell’ “Accademia Apulia Photography Award”, premio istituito nel 2008 ed organizzato da Accademia Apulia Uk, Associazione iscritta all'Albo regionale dei Pugliesi nel Mondo e presieduta da Angelo Iudice, componente del Consiglio generale dei Pugliesi nel mondo.
Categorie: PD nazionale

No a restyling a sinistra, si vince con il pluralismo

Mar, 20/08/2013 - 11:30
Giuseppe Fioroni - Europa
Pierluigi Castagnetti ha messo i piedi nel piatto. In un suo recente articolo su Europa ha voluto abbandonare l’approccio più o meno diplomatico e, fuori da false cautele, ha denunciato la crisi del Partito democratico. Almeno, in questo modo, ci invita a fare chiarezza.

In effetti dietro le tensioni di questa lunga fase post-elettorale, legate fondamentalmente alla sconfitta della linea integralista di “autosufficienza a sinistra”, s’intravede null’altro che la difficoltà di identificazione e posizionamento di un partito che in origine è stato da noi pensato, voluto e costruito come il soggetto del nuovo riformismo italiano. Ora, in mancanza di una chiara piattaforma ideale e programmatica, è inevitabile che l’ambizione di farsi veicolo del cambiamento della società e delle istituzioni subisca un duro contraccolpo". 
Proprio la chiarezza aiuta a capire che all’atto pratico si procede a tentoni, spesso in preda alle ubbie della piazza reale o virtuale. La crisi si racchiude in questo spazio che i critici più intransigenti, anche quelli interni al partito, descrivono nei termini di una strana mescolanza di presunzione e frustrazione.
Però all’analisi severa Castagnetti aggiunge subito l’invito a gettare un ponte verso il domani. Lo fa, tuttavia, ricorrendo a una metafora che attinge paradossalmente alla forza evocativa del passato.
Il Partito democratico, dovendo disinnescare il continuismo della sinistra di radice comunista e post-comunista, è pressoché obbligato a realizzare qualcosa di analogo al congresso della Spd di Bad Godesberg in cui la socialdemocrazia tedesca si avviò a cavallo degli anni ’60 sulla strada di un coraggioso rinnovamento dottrinale e programmatico.
Mi domando però che senso abbia l’evocazione di una «Bad Godesberg non traumatica» - così si esprime sempre Castagnetti - se oggi, a differenza del congresso socialdemocratico di oltre sessant’anni fa, non si tratta di scindere il socialismo dal marxismo: nessuno, infatti, si preoccupa di emendare l’ideologia che fu all’origine della tragica esperienza sovietica.
Piuttosto in molti sono all’opera  con l’obiettivo d’inventare, oltre lo schema classico di sinistra e destra, un inedito profilo del riformismo democratico. In realtà, pare di cogliere la volontà di battezzare un nuovo corso del Partito democratico, non più incentrato sulla rappresentanza di un’area vasta e complessa di centrosinistra, quanto di un “mondo antico” di sinistra, certamente non piccolo e tuttavia incapace di conquistare la maggioranza del paese.
In questo modo non si esce dalla crisi, anzi si rischia di rimanerne imprigionati per sempre. Qualora infatti riducessimo il processo di rinnovamento del Partito democratico a una sorta di “andata e ritorno” nella inquieta peregrinazione della sinistra italiana ed europea, allora cancelleremmo la speranza di quanti, insieme a noi e attraverso di noi, hanno contato sulla capacità e la volontà di andare oltre le barriere ideologiche del Novecento.
E non ha importanza, alla fine, il modo con il quale ci si precipiti nel burrone della definitiva dissoluzione di questa speranza collettiva. Sarebbe comunque la discesa nei meandri di una logica di estemporanea sovrapposizione della linea revisionista di Bad Godesberg al progetto democratico del Lingotto. Certo, può accadere che un errore simile si identifichi con il volto di un leader giovane e seducente: ma di dritto o di rovescio, anche dietro il fascino del momento e l’entusiasmo per una luminosa novità, resterebbe l’ombra lunga e penosa di uno scacco politicamente inevitabile.
A ben vedere, risultiamo ipnotizzati dalla débâcle giudiziaria di Berlusconi al punto di dedicare più tempo alla contemplazione del lento e irreversibile declino della destra che non alla mobilitazione a sostegno della peculiarissima esperienza del governo Letta.
Dunque, quale che sia la nostra consapevolezza, è in gioco la credibilità di una politica responsabile e lungimirante. In sostanza la battaglia tra vetero-socialdemocratici e neo-laburisti non apre, a mio giudizio, alcuna favorevole prospettiva di rinnovamento. Il problema è che una seria piattaforma programmatica intanto esiste, nel giudizio della pubblica opinione, in quanto s’intreccia con la questione delle alleanze. Ecco il punto delicato. 
Un nuovo centrosinistra ha bisogno di un ricco e fecondo pluralismo in grado di attirare, in uno slancio di sano spirito riformatore, i tanti elettori che non sono disponibili a riversare in una indistinta alleanza di sinistra la loro presente o futura dissociazione dal controverso fenomeno del berlusconismo.
In ogni caso, penso che spetti alla sensibilità dei cattolici democratici combattere l’errore che alligna nella rinuncia alla edificazione di un riformismo capace di oltrepassare il  campo della sinistra tradizionale. Un campo dove, per altro, nel corso di più di un secolo è prevalsa ripetutamente (e non felicemente) un’indole e uno stile “da opposizione”, la cui dinamica portava ad escludere in nuce il gradualismo insito nella corretta visione riformatrice.
Dobbiamo allora attenerci al restyling di una tradizione che non è stata immune, e non lo è tuttora, da forme di ingenuità e massimalismo? Se fosse così, proprio per tentare di estrarre da quella tradizione il nucleo ancora vitale, sarebbe meglio affidarsi paradossalmente a chi ne interpreta meglio le istanze più genuine, forse suscettibili nonostante tutto di possibili e auspicabili sviluppi positivi.
Altro, invece, si verrebbe a creare nel partito e nel paese se si gettasse il cuore oltre l’ostacolo, facendo della spinta alla “rottura politico-antropologica” che erompe dal dibattito sulle primarie il rivestimento di una grande operazione ideale e politica in una chiave che definirei di neo-riformismo democratico e popolare. Ci vuole una nuova classe dirigente che creda in questa operazione. Nel 1951 un uomo di fede e di speranza, Giorgio La Pira, su un programma avanzato socialmente conquistò palazzo Vecchio trascinando al 36.3 per cento il suo partito (Dc) che aveva raggiunto appena il 23.7 per cento nelle precedenti elezioni amministrative. 
Dunque si può infrangere uno schema e vincere, ma occorre mettere insieme con intelligenza e passione i molti pezzi di un mosaico. C’è bisogno, prima di rassegnarci alla seduzione di un leaderismo disinvolto e ingannevole, di ritrovare i valori di una politica capace di mettere al centro gli interessi e le aspettative dell’Italia profonda. E senza l’apporto della cultura popolare, aperta all’innovazione e ancorata al solidarismo, non salveremo in nessun modo l’esperienza del Partito democratico.
Adesso, volendo sollevare la coltre che soffoca le tante potenzialità del paese, abbiamo il dovere di abbandonare anche il linguaggio che ha dominato questo lungo ciclo della democrazia italiana, impoverendo la dinamica politica; un ciclo ormai giunto al suo epilogo tortuoso, pieno d’insidie, anzitutto per l’imprevedibilità delle dialettica in seno all’aggregato di centrodestra.
Aleggia all’orizzonte l’idea di usare come scudo la versione tardo-giacobina del bipolarismo, come se, grazie a questo scudo, nell’incertezza dei tempi e dei modi in cui il fronte moderato si dispone a superare la morta stagione del berlusconismo, la “coalizione dei progressisti” possa comunque riuscire a sfondare nella zona ostile dell’elettorato più lontano e diffidente. Invece il rischio è di ripetere l’errore del passato, dividendo le forze che pure sarebbero nella condizione insieme, oggi come allora, di concorrere alla guida dell’Italia.
Il veleno del sistema maggioritario sta nel credere che una vittoria ai punti, sull’onda di una presunta omogeneità di sentimenti e di interessi, garantisca a dispetto di tutto una superiorità di comando politico. L’esperienza dimostra che si tratta di un’illusione bell’e buona. Senza una maggioranza reale, o comunque attendibile quanto a “numeri veri” delle urne, non si governa una grande nazione: alla resa dei conti gli artifici tecnici per assicurare la vita degli esecutivi non sono sufficienti a stabilizzare razionalmente gli equilibri che scaturiscono dal pluralismo delle forze presenti in parlamento e prima ancora nella società.
All’insicurezza l’elettorato prima o poi reagisce. E in genere, a causa delle aspettative di ceti poco inclini all’avventura, avviene che la reazione s’incarni nel ripristino della “maggioranza naturale” del paese, espressione di quegli italiani che non hanno fatto mancare, nemmeno nei passaggi devastati da polemiche micidiali, il loro appoggio alla leadership di Berlusconi. Questo pericolo non si contrasta con l’enfasi riposta sulle nostre buone intenzioni. Alla fine una politica delle alleanze condizionata dal vincolo dell’unità a sinistra e chiusa all’apporto decisivo di forze autonome di centro cancella il tratto che dovrebbe asseverare la natura buona dell’impegno dei democratici e dei riformisti.
Ce ne possiamo dimenticare?
Fonte: Europa
Categorie: PD nazionale

Confessioni di un uomo di corrente non pentito

Mar, 20/08/2013 - 11:23
Se non c’è cultura politica, ci sono solo filiere personali. Che infestano il Pd.
Nel Pd abbiamo tutti bisogno di un codice di autoregolamentazione: un codice deontologico, tipo quello che hanno i bibliotecari o gli infermieri. Un codice che, alla lettera, preveda al suo primo (e unico) articolo quanto segue: chi, essendo parte integrante, integrata e/o integrativa di una corrente, critichi il sistema delle correnti, paga pegno e rivernicia un ufficio del Nazareno (che ne hanno bisogno, gli uffici del Nazareno). C’ho pensato dopo aver letto l’interessante documento di Francesco Boccia.
Mi dichiaro: mi chiamo Antonio Funiciello, ho 37 anni e sono un correntista. Non delle Poste, come lo era mia nonna. Sono un correntista del Pd. E sono stato un correntista nei partiti cui ero iscritto prima della nascita del Pd. Ho preso la tessera dei Democratici di Sinistra nel 2001 entrando in una corrente, i liberal di Enrico Morando, che al congresso di quell’anno conquistò il 4 per cento dei consensi interni. Da morandiano sono diventato nel 2007 un entusiasta veltroniano, partecipando con cuore e cervello a quel meraviglioso sogno che fu il Pd del Lingotto. Da un paio d’anni a questa parte, sulla spinta lingottista, sono un convinto renziano, perché penso che il sindaco di Firenze sia il leader giusto per il Pd e il premier giusto per l’Italia (in questo aristotelico ordine cronologico).
Di queste tre correnti, l’unica vera e propria è stata solamente la prima, perché, a dirla tutta, per le ultime due non mi è mai capitato di partecipare a una vera riunione di corrente. Ultima confessione: a vent’anni ero un po’ più di sinistra di oggi e per un paio d’anni sono stato iscritto a Rifondazione comunista, votando al congresso per la mozione trotskista. Perché nella vita uno non deve farsi mancare niente. Almeno credo.
Sono un correntista e sono un uomo felice. Perché non penso sia possibile stare dentro un grande partito senza avere un coerente posizionamento ideologico – sì: ideologico. Da quando faccio politica seriamente (con l’esclusione dunque del periodo trotskista), forte di una formazione culturale liberalsocialista, ho maturato una certa idea dell’Italia. Sono diventato prevedibile, perché la prevedibilità di posizionamento è la caratteristica principale di qualsiasi corrente degna di questo nome. Che cos’è una corrente? È una diversa declinazione culturale dell’orizzonte comune proprio di chi sta in un partito. Se non c’è cultura politica, c’è soltanto filiera personale. Quelle filiere che infestano come colonie di scarafaggi il nostro partito.
Tutte le recenti grandi leadership di sinistra sono nate come leadership di parte. Dalla corrente dei New Democrats di Bill Clinton alla corrente Nueva Via di Zapatero, non c’è stato leader che non sia asceso alle glorie politiche tenendo un coerente posizionamento correntizio. Perché i grandi partiti tendono a introiettare dentro di sé la battaglia delle idee nella forma della dialettica democratica, articolandola in correnti. Se si vuol essere grandi leader di grandi partiti, bisogna prima essere leader di correnti interne. Non si scappa: per costruire un coerente percorso di conquista del primato culturale interno, che dia slancio espansivo al leader e alla sua corrente.
Già perché, dopo la prevedibilità, la coerenza è l’altra importante caratteristica di una corrente. E qui ritorno al documento Boccia. Un testo fresco, arioso, bello, forse un po’ fighetto (visto che la critica al correntismo viene da un noto esponente di una corrente), ma pregno di quel liberalismo di sinistra di cui abbiamo tanto bisogno. Eppure del tutto incoerente con quel continuismo tardo pi-ci-ista di Bersani e dei suoi tre anni di segreteria, che ha conosciuto il sostegno strenuo di Boccia. Non aver scritto quel documento ai tempi di Bersani, indebolisce il sostrato politico delle belle righe bocciane e mostra come la retorica titanica della sua prosa sia davvero un po’ eccessiva. Soprattutto quando parla di tessere e correnti.
Le correnti servono. Sono indispensabili. E non c’è niente di male se costruiscono protezione tra i correntisti, purché questi siano legati da un vissuto culturale comune. Le correnti costituiscono naturalmente un sistema di convenienze reciproche fondato su convinzioni condivise. Le filiere, viceversa, costruiscono un sistema di convinzioni fondato su convenienze: come è oggi, per lo più, nel Pd. Il prossimo congresso s’incarichi d’incentivare la formazione di vere correnti e metta al bando le pestilenziali filiere. Confondere correnti e filiere è un errore da non ripetere. Un po’ come confondere elicotteri e cacciabombardieri.
Fonte: Europa
Categorie: PD nazionale

Manconi: "Quelle strutture peggio di un carcere, le rivolte provano il fallimento del sistema"

Mar, 20/08/2013 - 10:31
Intervista a Luigi Manconi di Maria Elena Vincenzi - La Repubblica
«Quello dei Cie è un sistema estremamente dispendioso, spesso disumano, largamente inefficace. E gli episodi di Gradisca e Crotone sono la tragica conferma di un fallimento che deve indurre a ripensare da capo l`intero sistema. La proposta del ministro Kyenge di ridiscutere la Bossi-Fini può essere l`occasione giusta: quella normativa oltre a essere profondamente iniqua, si è rivelata inefficace perfino rispetto alle finalità di esclusione che intendeva perseguire. P tempo di considerare l`immigrazione come un`opportunità e una ricchezza possibile, non come una minaccia sociale». Non usa mezzi termini il presidente della commissione Diritti Umani di Palazzo Madama, Luigi Manconi. 
Senatore, davvero le condizioni in questi centri sono così terribili? 
«Mi limito a due esempi. Sul piano giuridico il centro non è un carcere e i trattenuti hanno diritto di comunicare con l`esterno. Tuttavia, nella struttura friulana i telefonini sono stati consentiti appena qualche giorno fa e solo grazie all`intervento della deputata Serena Pellegrino. A Crotone, grazie alla gara al ribasso, la spesa quotidiana per trattenuto è scesa a 21 euro: sul piano dei diritti e della condizioni di vita è un disastro». 
È solo un problema di costi? 
«I Cie sono 13 e le persone lì trattenute sono mediamente un migliaio. Ogni struttura è organizzata in maniera diversa perché non esiste un unico ente amministratore. La gestione viene affidata con gare di appalto vinte riducendo al minimo il costo pro-capite e pro-die. Cifre spesso ridicole che non permettono di rispettare i diritti fondamentali e nemmeno di osservare le linee guida del Viminale. Tanto che in moltissimi centri si lamentano paurose carenze sanitarie. Anche per questo, con la Commissione stiamo visitando tutti i Cie e il 10 settembre saremo a Gradisca». 
Le cronache di questi giorni raccontano anche altri disagi. 
«La cosa che più colpisce, parlando le persone trattenute, è la loro difficoltà a capire che cos`è quel posto e perché sono finiti lì. Molti degli "ospiti" (così vengono chiamati, ed è una definizione che suona beffarda) provengono dal carcere e, dopo avere scontato la pena, scoprono di dover subire la sanzione accessoria dell`espulsione. Espulsione che, in realtà, arriva solo per poco più del 40% di coloro che passano per i Cie». 
Ma chi sono questi "ospiti"? 
«Le persone straniere prive di documenti: chi non ha presentato in tempo la domanda di protezione umanitaria, chi aveva un permesso di soggiorno e l`ha perso perché ha perso il lavoro, chi non è mai riuscito a regolarizzarsi per le più svariate ragioni. La gran parte di essi - ed è ciò che sfugge all`opinione pubblica - non ha commesso alcun reato, bensì solo quello che fino a poco tempo fa era un illecito amministrativo. Per questo oggi si trovano in una struttura che è spesso assai peggiore di un carcere». 
Perché? 
«L`una accanto all`altra, si trovano sia persone che parlano benissimo italiano e hanno già svolto percorsi di integrazione andati a buon fine, sia chi, da poco arrivato, avrebbe bisogno di essere accolto in strutture capaci di offrire un primo orientamento. All`interno di questi centri quasi mai viene organizzata alcuna attività, con il risultato che il tempo passa e la frustrazione aumenta. Un tempo vuoto, da trascorrere dentro vere e proprie gabbie, dove domina l`incertezza: perché sono qui, quanto rimarrò, dove andrò dopo?».
Fonte: La Repubblica
Categorie: PD nazionale

Bindi: "Silvio si dimetta subito da senatore solo così si può ipotizzare la clemenza"

Mar, 20/08/2013 - 10:25
Intervista a Rosy Bindi di Paolo Griseri - La Repubblica
Silvio Berlusconi tolga tutti dall`imbarazzo dimettendosi dal Parlamento prima della riunione della giunta del Senato. Se compirà quel gesto sarà più semplice per il Quirinale commutare la pena principale, qualora lo ritenesse opportuno. Eccolo lo schema che propone Rosy Bindi per uscire dall`impasse sul futuro del governo. 
Onorevole Bindi, autorevoli esponenti del Pdl chiedono a Napolitano di tornare ad occuparsi della cosiddetta «agibilità politica» di Berlusconi. Può il Presidente salvare l`ex Cavaliere? 
«Abbiamo sempre detto con chiarezza che non si può chiedere al Presidente della Repubblica e al Parlamento di violare la Costituzione e le leggi. Quegli esponenti del Pdl formulano, in tutta evidenza, una richiesta irricevibile». 
Il centrodestra si aspettava di più dal messaggio del Colle...
«Quel messaggio è ineccepibile da tutti i punti di vista e non lascia spazi di interpretazione: dice che la sentenza va applicata». 
Nel Pdl circola l`ipotesi di un compromesso: la giunta del Senato riconosce l`incandidabilità di Berlusconi ma non vota la decadenza, sulla quale ci sarebbero spazi di interpretazione. Il condannato rimane al suo posto ma non potrà più presentarsi alle prossime elezioni. È una via d`uscita? 
«Direi di no. Non lo sostengo io ma illustri costituzionalisti come l`ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli. L`idea che la legge Severino sia interpretabile nel punto in cui impone la decadenza del parlamentare condannato, è un`idea abbastanza bizzarra. C`è addirittura un articolo preciso della Severino che specifica che se i motivi di incandidabilità si verificano mentre il Parlamentare è in carica, la decadenza è immediata. Il professor Mirabelli spiega che non c`è possibilità di interpretazione perché non si tratta di una norma penale». 
Il Pdl pone una questione politica: come potrebbe rimanere al governo con alleati che hanno votato per la decadenza del loro leader? 
«La questione è rovesciabile e vale anche per noi: come potremmo rimanere al governo con un partito il cui leader non rispettale sentenze di condanna».
ll Pdl ribatte che la condanna di Berlusconi non è una vicenda privata ma un fatto politico...
«Sono d`accordo: proprio perché la condanna di Berlusconi è un fatto politico è ancora più impossibile aggirarla con cavilli e interpretazioni. Il fatto politico è quello di un imprenditore che froda il fisco mentre è Presidente del Consiglio. Dunque, a maggior ragione, il Parlamento non può chiudere un occhio». 
Nessuna via d`uscita dunque? Si va al voto in autunno? 
«Una possibilità c`è: Berlusconi prenda atto dell`imbarazzo in cui rischia dimettere il Parlamento e si dimetta prima della riunione della giunta del Senato. Un gesto che avrebbe anche questo un grande significato politico: Berlusconi, pur legittimamente criticandola, riconosce la sentenza di condanna e i suoi effetti. Dimettendosi da parlamentare non rinuncia certo a guidare la sua formazione politica malo fa da cittadino che rispetta le leggi. A quel punto ritengo che anche per il Capo dello Stato sarebbe più semplice riconoscere quel gesto politico». 
Come lo riconoscerebbe Napolitano? 
«Questo lo deciderà lui. Non certo con la grazia, che mi pare una strada impraticabile. Ma forse conia commutazione della pena principale. È naturalmente un`ipotesi. Sono valutazioni che spettano solo al Colle».
Fonte: La Repubblica
Categorie: PD nazionale

Zanda: "Serve subito un nuovo sistema, diamo ai cittadini il potere di scegliere"

Mar, 20/08/2013 - 10:19
Intervista a Luigi Zanda di Diodato Pirone - Il Messaggero
Senatore Zanda come vede, da capogruppo del Pd in Senato, l`ennesima polemica fra i democrat, questa volta sulla legge elettorale? 
«L`Italia ha bisogno di una nuova legge elettorale al più presto. Non c`era proprio bisogno di nuove tensioni dentro i partiti». 
Beh, evidentemente vostro Roberto Giachetti non la pensa così visto che e tornato ad attaccare la senatrice Anna Finocchiaro, anch`essa del Pd, per aver fatto partire l`esame della riforma elettorale dal Senato, dove i democrat non sono maggioranza. 
«E` molto importante che i gruppi di Camera e Senato lavorino in modo coordinato. Posso dire però che Anna Finocchiaro in qualità di presidente della Commissione Affari Costituzionali ha fatto quel che doveva. Subito dopo il voto unanime dell`Aula del Senato la Lega ha chiesto in Commissione di incardinare il provvedimento. La commissione ha accolto la richiesta all`unanimità. A questo punto entrambe le Camere debbono concentrarsi sulla nuova legge». 
Già, ma come? 
«Serve un sistema che eviti l`incredibile situazione attuale per cui si può ottenere un premio di maggioranza alto anche se il partito o la coalizione più votati raggiungono una soglia modesta di voti. Dobbiamo poi riconsegnare ai cittadini il potere di scelta dei parlamentari. Infine va evitato che Camera e Senato abbiano due sistemi elettorali diversi». 
Lei è favorevole alla proposta del presidente Violante? 
«E` un buon punto di partenza con molti elementi condivisibili». 
Rimanendo al Pd: cosa pensa della mozione di Boccia? 
«Non l`ho letta ma mi sembra sia stato chiarito che non si tratta di una mozione a sostegno di una candidatura». 
Il Pd resterà compatto sul tema della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi? 
«Io non faccio parte della Giunta che dovrà votare su Berlusconi, ma ho sempre raccomandato ai membri del Pd - anche se non ce ne era bisogno - di evitare faziosità politiche e di operare nel massimo rispetto della legge. Faccio notare, tra l`altro, che la Giunta è un organo paragiurisdizionale e i suoi componenti hanno l`obbligo istituzionale e politico di applicare le leggi in vigore». 
Insomma, lei giudica irricevibile la proposta che vi lancia il Pdl di non votare a favore della decadenza di Berlusconi così come quella di operare una "seria riflessione" sulla non retroattività della Legge Severino? 
«Io non ricordo particolari rilievi dal Pdl quando la legge Severino venne approvata. Né questa legge è stata varata un secolo fa. La Giunta deve lavorare secondo il suo calendario naturale senza affrettarlo o rallentarlo». 
Anche a costo di una possibile crisi? Nei giorni scorsi molte voci nel Pdl, anche quelle delle cosiddette colombe, hanno chiesto in coro al Pd di adoperarsi per trovare una soluzione. 
«Capisco bene che per il Pdl la vicenda Berlusconi sia molto importante e oserei dire vitale. E dunque non mi meraviglio che alzino i toni. Anche se registro che nelle passate settimane, fino alla sentenza della Cassazione, gran parte del gruppo dirigente del Pdl ha sostenuto che la vita del governo non ha nulla a che vedere con le questioni giudiziarie. Credo che abbia profondamente ragione il presidente del Consiglio Enrico Letta quando dice che dobbiamo liberarci, come italiani, della voglia di litigare a tutti i costi». 
Veniamo al governo. Lei è sicuro che la condanna di Berlusconi non faccia venir meno le ragioni che hanno portato alla nascita del governo Letta? 
«L`esecutivo è nato per superare un stallo politico molto delicato e combattere la crisi. In più c` é la prospettiva politica delicatissima della presidenza italiana dell`Unione Europea nel secondo semestre 2014. A ben vedere...». 
A ben vedere 
«Con l`arrivo deí primi segnali dí ripresa le motivazioni che hanno portato al governo Letta si sono rafforzate. E poi un ruolo lo giocano anche fattori internazionali come la crisi egiziana. Il governo italiano può fare molto per convincere l`Europa e l`Occidente ad adoperarsi per restituire la pace all`Egitto ed evitare il pericolo di un effetto domino in Nord Africa e in Medio Oriente". Resta da trovare una soluzione al caso Imu. «Credo che la "cabina di regia" possa definire una soluzione accettabile che rispetti gli equilibri di finanza pubblica, garantisca un` imposta equa e tuteli le necessita degli enti locali». 
Fonte: Il Messaggero
Categorie: PD nazionale

Vaccaro: "bene Letta, il partito si concentri sul sostegno al Governo"

Lun, 19/08/2013 - 20:21

"L'uscita dalla crisi è a portata di mano, come ha ricordato Letta al meeting di CL. Abbiamo una grande occasione che come Pd non dobbiamo lasciarci scappare, una sfida a cui non possiamo sottrarci". 
Così Gugliemo Vaccaro, deputato Pd, in vista dell'assemblea "Venti del Sud" che dopo il primo e partecipato incontro che si è tenuto a Napoli, si ripeterà a Teggiano (SA) il 27 e 28 settembre.
Alla manifestazione - come per le precedenti edizioni - saranno invitati e parteciperanno i principali protagonisti della scena politica italiana e del Mezzogiorno.
L'occasione sarà utile per affrontare gli stretti temi di attualità e le prossime scadenze in vista del congresso nazionale del Partito Democratico.
"Più che continuare in inutili discussioni su diatribe interne e a sprecare tempo e lavoro per futili posizionamenti corredati da improbabili documenti - aggiunge Vaccaro - dovremmo concentrarci sul Paese, sul suo futuro e su come intendiamo rafforzare e valorizzare il difficile lavoro del governo nazionale, come ha chiesto oggi Letta - conclude Vaccaro - che nel difficile e delicato ruolo che ricopre ha detto giustamente di non voler entrare nel dibattito interno al partito".
Categorie: PD nazionale

Berlusconi, Picierno: "Pdl incurante delle priorità del Paese, basta provocazioni"

Lun, 19/08/2013 - 20:16
Antepone questioni personali a problemi famiglie.
"Dal Pdl continuano ad arrivare provocazioni inaccettabili: le questioni giudiziarie di Berlusconi devono rimanere separate dal governo, ed è mortificante assistere ad un continuo martellamento da parte del Pdl che incurante delle priorità, economia e lavoro, ricatta e minaccia nel solo interesse di Silvio Berlusconi, mettendo a rischio la tenuta non solo del governo ma del Paese intero".
"Gli unici che devono dare dimostrazione di senso della misura sono quanti, nel Pdl, cercano di aprire un contenzioso che non ha ragion d’essere. Siamo di fronte ad una sentenza definitiva e non vi può essere alcuna deroga al principio di legalità. Ci si concentri sulle famiglie, sulle persone in difficoltà, su chi non arriva a fine mese, cosa che il governo Letta sta facendo bene. Se qualcuno vuol far cadere il governo solo per interessi personali, allora se ne assuma davanti agli italiani la responsabilità senza trincerarsi dietro trucchi linguistici". 
Categorie: PD nazionale

Immigrazione, Turco: "Cie insostenibili, Alfano intervenga subito"

Lun, 19/08/2013 - 20:14

"Il ministro dell’Interno Alfano intervenga immediatamente per porre rimedio all’ormai insostenibile situazione dei Cie. Anche al netto del grave episodio di oggi a Capo Rizzuto, così come sono ora i Cie rappresentano una barbarie".
"Premesso che il Partito Democratico è, come già illustrato nel programma, per il superamento dei Centri di identificazione e della Bossi-Fini, qui si tratta di intervenire subito per affrontare un’emergenza".
"L’intervento del ministro ministro Alfano dovrebbe a mio avviso ispirarsi all’accurato rapporto stilato dal precedente sottosegretario Ruperti, muovendosi su tre linee guida: impedire il transito nei Cie a coloro che hanno già scontato una pena in carcere, dal momento che sono già stati identificati; cancellare il trattenimento fino a 18 mesi; fare il possibile per assicurare all’interno dei Cie condizioni di vita più umane e civili". 
Categorie: PD nazionale

“Hello, Frank!”: la Liguria rende omaggio a The Voice

Lun, 19/08/2013 - 18:15

Roma, 19 ago - La sesta edizione di “Hello Frank!” a Lumarzo, in Val Fontanabuona, sarà un tributo a Frank Sinatra, il più grande cantante popolare del '900, nel paese della mamma e la testimonianza di un’epoca, della storia dell’emigrazione, dell’esodo ligure verso le Americhe. Un tema, quello dell’emigrazione ligure, fra i più delicati e interessanti della storia regionale. Ma Frank Sinatra non è solo musica, è anche un modo di fare e dire cinema e spettacolo, per questo, nel 2015, per il centenario della nascita di the Voice, in Liguria, verrà assegnato un premio internazionale, un mortaio artistico, simbolo del pesto genovese di cui Sinatra è stato un autorevole testimonial negli Usa. L’iniziativa ha già ricevuto consensi, tra cui quello di Fabio Fazio, alla “Tigulliana 2013”, a Santa Margherita Ligure. Alla prossima edizione del Festival di Sanremo verrà chiesto a un gruppo di giornalisti della sala stampa dell’Ariston di far parte della giuria del premio The Voice, che segnala già due nomination fatte dagli organizzatori: Robbie Williams, per la splendida interpretazione di “My Way”, e Roberto Bolle, popolarissimo in tutto il mondo. La manifestazione della Regione Liguria, organizzata con la direzione artistica di Enrica Corsi, dell’associazione Le Muse Novae e presentata oggi da Zeffirino, a Genova, con l’assessore regionale al Turismo e Cultura Angelo Berlangieri, il sindaco di Lumarzo Guido Guelfo e l’assessore regionale Giovanni Boitano, è in programma il 22 e il 24 agosto nel paese della Val Fontanabuona, dove, nella frazione di Rossi, nel 1896, nacque, appunto, la madre di "The Voice", Natalina "Dolly" Garaventa, emigrata giovanissima con i genitori a Hoboken, in New Jersey. Sul palco della piscina di Lumarzo, giovedì alle 21, si esibiranno gli Attack-a-Boogie, una formazione swing jive con sette musicisti fondata dal cabarettista Andrea di Marco (Cavalli Marci). Fanno parte della band, lanciata al Noodles Cafè di Genova, i musicisti Cesare Grossi, Federico Lagomarsino, Riccardo Barbera, Paolo Pezzi, Cosimo Francavilla, Alessandro Conti. Con gli Attack-a-Boogie nella piscina di Lumarzo, è atteso anche un gruppo di giovani talenti musicali genovesi e il cantautore Paolo Traversa, che presenterà un brano inedito intitolato “U Baxeico”. Sempre giovedì sera a Lumarzo, sul palco di “Hello Frank!” saliranno, in veste di ospiti d’onore, anche due scrittori italiani molto amati: il napoletano Maurizio De Giovanni e il genovese Bruno Morchio, entrambi finalisti alla recente edizione del Premio Bancarella rispettivamente con “Vipera (Einaudi) e “Il profumo delle bugie” (Garzanti). Nella frazione di Rossi di Lumarzo, raggiungibile salendo da Ferriere oppure scendendo dal Passo della Scoffera, sabato 24 agosto, alle 17, si aprirà una mostra itinerante con diverse testimonianze ritrovate nelle case del borgo. Libri, fotografie, soprammobili, arredi vecchi di un secolo e oltre che ricordano come la via delle Americhe passi anche da Rossi e dalla casa di Natalina Garaventa. Seguirà, alle 18, il recital-reading "Volver-Viaggio verso le Americhe” nelle piazzetta davanti alla chiesetta di Rossi costruita nel 1600 dai contadini della frazione, a poche decine di metri dalla casa di Natalina Garaventa.
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Berlusconi, Colaninno: "Se Pdl pensa di destabilizzare il Governo, gli italiani staccheranno la spina agli irresponsabili"

Lun, 19/08/2013 - 17:37

"Le crescenti polemiche ed esasperazioni provenienti da una parte dei dirigenti del PDL fanno male al Governo e fanno molto male all'Italia. Le parole nette espresse dal primo ministro Letta ieri al Meeting di Rimini, sono condivise dalla maggioranza degli Italiani che apprezzano il lavoro suo e del Governo. La maggior parte dei cittadini vuole stabilità e coesione per dare certezza all'agenda di Governo: dai provvedimenti economici, come quelli a favore di occupazione e imprese fino a quelli per le riforme istituzionali per avere, finalmente, alternanza e governabilità degne di un grande Paese del G8". "Coloro che, a vario titolo, si adoperano per fare saltare questa fase di stabilità utilizzando, a sproposito, il grimaldello della cosiddetta agibilità politica di Berlusconi si sbagliano di grosso. I colleghi del Pdl plachino polemiche ed esasperazioni. Se hanno in mente di riproporre la medesima sceneggiatura finale del governo Monti, scopriranno che la maggioranza degli Italiani, come ha sottolineato ieri Letta, non solo non accetterà derive irresponsabili ma questa volta, staccherà loro la spina, punendo politicamente questi comportamenti poco seri. Il recente messaggio del Presidente Napolitano continui ad essere il più forte ancoraggio per la politica responsabile che mette al centro il bene comune".
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Carrozza: "Così rilanceremo la ricerca"

Lun, 19/08/2013 - 10:29
Intervista a Maria Chiara Carrozza di Adriana Comaschi - L'Unità
Il 2014 sarà l`anno dei giovani ricercatori. Il ministro della Ricerca Maria Chiara Carrozza risponde così alle polemiche dopo la classifica internazionale che vede arretrare i nostri atenei. «A fine estate verrà indicata l`entità dei fondi che verranno dedicati ai neolaureati con nuovi criteri di erogazione e di controllo».  Il 2014 come «anno dei giovani ricercatori», con fondi concentrati su di loro, la cifra verrà illustrata a fine estate. E nuovi criteri di erogazione delle risorse del ministero, «ogni euro che ne uscirà sarà oggetto di una valutazione degli stessi ricercatori». Così la ministra Maria Chiara Carrozza disegna il suo rilancio per istruzione e ricerca, alla luce dell`ultima classifica internazionale degli atenei. 
Le università italiane arretrano nella valutazione Arwu. Un segnale d`allarme? 
«Quello studio ci dice che non c`è un investimento sufficiente nel sistema universitario, non abbiamo programmi di ricerca veramente forti e abbiamo sempre tagliato il Fondi di Finanziamento Ordinario. Certo il taglio dei fondi non è un metodo per rilanciare il sistema. Poi magari non basta aumentarli, servono anche riforme serie e selettive». 
Il rettore di Pisa parla di «scelte miopi dei governi», un atto d`accusa... 
«Possiamo dire che se si vuole rilanciare il sistema si dovrebbero ad esempio prendere le cinque migliori università e dare loro un finanziamento straordinario di potenziamento. Di certo il nostro esecutivo ha come obiettivo il rilancio di istruzione e ricerca, anche per il sostegno all`occupazione giovanile». 
Letta ne ha parlato dal Meeting di Rimini. Ma c`è già un piano? 
«Sì, lo stiamo predisponendo. È un piano che guarda ai ricercatori, alla loro carriere e alla loro indipendenza: premieremo gli atenei che danno maggiore indipendenza ai giovani ricercatori, che li fanno coordinatori e responsabili di progetto. E chi pubblica senza il proprio supervisore di dottorato, per valorizzare la loro proprietà intellettuale. Vorrei puntare sull`empowerment, un rafforzamento del ricercatore come figura di leadership, una novità per l`Italia. Credo che le persone reclutate con nuovi metodi più internazionali, capaci di attirare fondi e pubblicazioni internazionali, siano quelle che possono salvare il sistema universitario italiano». 
Il progetto è finanziato? 
«Pensiamo di concentrare lì risorse già disponibili, l`entità la renderemo nota a fine estate. Perché non si può parlare solo di Imu: sono contenta che il dibattito su questa classifica abbia riportato l`attenzione su istruzione e ricerca. Senza cui non c`è rilancio del paese». 
Tornando alla classifica Arwu, diceva che non è solo questione di fondi. Cosa altro occorre per invertire la tendenza? 
«C`è anche un problema di selezione dei fondi, che non possono essere più 'a pioggia' ma devono concentrarsi su alcune idee, su obiettivi. Ad esempio noi pensiamo di fare del 2014 l`anno dei giovani ricercatori: questo significa dare loro maggiori risorse, avere una linea di indirizzo. L`età di maggiore produttività è tra i 30 e i 40 anni, se noi mortifichiamo i nostri ricercatori è l`intero sistema che non proseguirà. Ma vorrei valorizzare anche la ricerca in campo umanistico: è necessario un piano complessivo del sistema di istruzione superiore». 
Obiettivo ambizioso, su cui si sono arenati molti suoi predecessori. E l`esecutivo non è certo della propria durata... 
«Credo conti anzitutto selezionare la qualità: dobbiamo finanziare la buona ricerca in qualunque settore, di base o applicata che sia. Quindi occorre una valutazione tra pari, con i ricercatori che valutano se stessi in modo obiettivo e trasparente: ogni euro di fondi che usciranno dal mio ministero sarà valutato in questo modo. Quanto al governo, l`importante è gettare i semi, dare appunto un indirizzo. E andare contro una sistema piramidale in cui i giovani non riescono a emergere. È molto vero quello che ha detto il presidente Napolitano nel messaggio a Rimini: occorre ridare loro fiducia e spazio, ricordiamo che l`Italia del dopoguerra è stata rilanciata dai trentenni. La percentuale di disoccupazione giovanile, questo non ci fa dormire la notte». 
Che scadenze vi date? 
«C`è il Piano nazionale della ricerca, per cui ci coordineremo con gli altri ministeri - Salute, Agricoltura, Sviluppo che conterrà queste linee di indirizzo, e sarà la base per i finanziamenti europei che ora partono. Vogliamo un obiettivo di sviluppo coerente, per avere più occupazione giovanile, più laureati, per combattere la dispersione scolastica. Guardiamo alle valutazioni Ocse al nostro sistema di Istruzione e ricerca, alle classifiche sulle competenze di giovani e adulti, sul numero dei ricercatori. Il motto del commissario Ue per ricerca e sviluppo è "seleziona, investi, trasforma". Noi dobbiamo ancora svolgere il primo punto. Così risaliremo nelle classifiche Ocse, che sono quelle che per me veramente contano». 
Dubbi sull`attendibilità dell`Arwu? 
«Sappiamo che quella classifica premia certi tipi di parametri, indicati chiaramente e noti, dunque un certo tipo di atenei. E allora o noi creiamo un`università che ha la stessa libertà di reclutamento e di accesso ai finanziamenti, privata, che costa tantissimo, o sappiamo che non saremo mai primi in quella graduatoria. Certo, possiamo risalire se investiamo molto su certi parametri. Ma teniamo conto che c`è una bolla sul debito formativo degli studenti Usa, mancano 1200 miliardi: non trovano infatti lavori che ripaghino gli studi in questi atenei primi in classifica e costosissimi. Forse allora questo sistema è vicino a un punto di rottura, e noi dobbiamo dare una risposta europea, con atenei che costano meno e hanno parametri diversi, più adatti al mondo che cambia».
Fonte: L'Unità
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Fassina: "Meglio che Silvio e i suoi si calmino"

Lun, 19/08/2013 - 10:17
Intervista a Stefano fassina di Diodato Pirone - Il Messaggero
Viceministro Fassina, al meeting di Cl il premier Enrico Letta è andato al contrattacco. Ma non è che ora rischia l`autogoal? 
«Letta ha indicato agli italiani alcune priorità. Innanzitutto l`Europa. Perché è evidente che i segnali di ripresa che stiamo registrando nell`attuale quadro di politica economica europea si riveleranno come inadeguati: se continuiamo con questo rigorismo fine a se stesso la ripresa non creerà posti di lavoro e non servirà neanche a ridurre il debito pubblico». 
Già, ma il fronte interno è in fibrillazione, soprattutto sul versante Pdl ma anche su quello Pd. L`accelerazione sulla nuova legge elettorale non rischia di favorire una fine precoce della legislatura? 
«Non credo. Oltre a ricordare le priorità programmatiche del governo, il presidente del consiglio ha fissato un`utile scadenza per il superamento del Porcellum. Questo vuol dire far nascere una rete di protezione intorno all`esecutivo visto che non passa giorno senza che vi sia da parte di qualcuno la minaccia di ricorso ad elezioni immediate». 
Sicuro che sia una rete di protezione? 
«Noi del Pd, così come il Presidente della Repubblica, consideriamo una sciagura elezioni anticipate a così poca distanza dall`avvio della legislatura. Siamo però pronti ad ogni evenienza e riteniamo che prima di andare a votare bisogna, in ogni caso, ridare agli italiani il potere di scegliersi i loro rappresentanti. Nuove regole elettorali dovrebbero calmare gli animi». 
Tuttavia la tensione resta forte. 
«Io continuo a ritenere che nessuno sia così irresponsabile da far valere le proprie esigenze personali invece che quelle del Paese che non può permettersi di non salire sul carro della ripresa». 
Gli esponenti del Pdl sostengono però che, se il Pd voterà per la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, le «larghe intese» salteranno. Che farà il Pd? 
«Ci siamo espressi in maniera inequivocabile. Noi non vogliamo perseguitare nessuno. Non vogliamo togliere di mezzo il Cavaliere sostituendo le sentenze giudiziarie al giudizio degli elettori.”Ma non possiamo non comportarci secondo il principio per cui le sentenze si rispettano e le leggi si applicano. Io credo che gli esponenti del Pdl non si rendano ben conto dell`enorme danno che gli italiani riceverebbero se si trovasse una qualche soluzione ad hoc per Berlusconi. Cosa penserebbero all`estero della nostra Repubblica? E la qualità dei rapporti fra noi italiani di quanti gradini scenderebbe? E` l`interesse generale che impone che sí rispetti il dettato per cui la legge è uguale per tutti». 
Resta il fronte Pd. Come giudica l`idea di Francesco Boccia di chiedere a tutti i candidati alla segreteria di firmare un documento di appoggio al governo Letta? 
«Obiettivo condivisibile. Non sono sicuro che lo strumento sia il migliore. Il partito deve essere più visibile e incisivo sul terreno programmatico del governo, ma si farebbe male chi tentasse di indebolire l`esecutivo per disegni di potere personale».
Fonte: Il Messaggero
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Civati. "Il Pd non salverà Berlusconi. La crisi l'ha già aperta lui"

Lun, 19/08/2013 - 10:06
Intervista a Giuseppe Civati di Maria Zegarelli - L'Unità
Lontani i tempi della prima Leopolda quando il giovane sindaco e il giovane professore spalla a spalla picconavano la struttura granitica del partito e chiedevano aria nuova, rottamazione... Tanto che Matteo Renzi e Pippo Civati al prossimo congresso Pd saranno l`uno contro l`altro, «ma sono ormai due anni che Matteo ed io abbiamo preso strade diverse», dice il deputato dem sempre contro corrente e per niente affezionato alle grandi intese e piuttosto pessimista sul futuro del governo Letta. 
Civati, Augusto Minzolini dice che osi arriva ad una soluzione politica sulla decadenza dal Senato di Silvio Berlusconi, anche con la collaborazione del Pd, o sarà crisi di governo. 
«Di fatto la crisi di governo l`hanno già aperta, lo sostengo da quindici giorni. Usano continuamente toni ultimativi, fanno chiamate in correità al Pd malgrado la nostra posizione al riguardo sia molto chiara: non siamo interessati a salvare Berlusconi». 
Crede che alla fine prevarranno i falchi del Pdl? 
«Spero che prevalga il buon senso e finora non ne ho visto molto. Berlusconi fa parlare ogni giorno i suoi ministri, non è soltanto Minzolini a lanciare ultimatum. Ma dal momento che il Pd ha detto che voterà per la decadenza di Berlusconi non capisco perché continuano a chiamarci in causa». 
Molti osservatori ormai danno per chiusa la parabola del Cavaliere, il quale ha però assicurato che non ha alcuna intenzione di farsi da parte. Come crede andrà a finire?
«Il punto politico è che Berlusconi è il Pdl e il Pdl non ha autonomia alcuna da Berlusconi, considerato che tutti i parlamentari sono stati nominati direttamente da lui». 
Napolitano e Letta hanno ribadito che una crisi di governo adesso sarebbe una sciagura per il Paese. Come potrebbe il Pdl provocare uno strappo così grave con il Colle? 
«La cosa ideale sarebbe quella di separare il destino di Berlusconi da quello del governo, ma dobbiamo prendere atto che questo esecutivo lo abbiamo fatto non con la Merkel, non con la Thatcher ma con Berlusconi. Sapevamo che stavamo facendo un patto con il diavolo quindi non capisco quanti oggi si stupiscono delle fibrillazioni a cui viene sottoposto il governo ogni giorno». 
Quindi secondo lei non sopravviverà al voto in Giunta? 
«Il termine "sopravvivere" la dice lunga. Questo governo non dovrebbe sopravvivere alle vicende personali di Berlusconi, dovrebbe vivere. Invece da settimane balla sul baratro, non sono affatto convinto che riesca a superare la prova del voto in Giunta». 
Francesco Boccia ha preparato una mozione "blinda governo" da sottoporre a tutti i candidati alla segreteria del Pd. Lei ha detto che non la firmerà. Perché? 
«Perché continuiamo a basare tutto sulla fedeltà ad una scelta che io personalmente non ho condiviso per tempi obiettivi e modalità. Al congresso avrò una mia mozione che andrà nella direzione opposta rispetto a Boccia». 
Quindi se lei diventasse segretario non si impegnerebbe a sostenere questo governo? 
«Cosa vuol dire sostenere questo governo? Non lo stiamo facendo ogni giorno in Parlamento votando tutti i decreti legge che presenta? Sosterrò questo governo quando con la sua maggioranza ribadirà la necessità di approvare con urgenza la legge elettorale, quando non fisserà tempi lunghi fino al 2015 per la sua azione politica. Non vorrei che il congresso Pd fosse un congresso per stabilire chi è più vicino al governo». 
Proprio oggi Letta ha ribadito che la priorità è la legge elettorale. 
«Sono contento se l`impostazione del governo cambia perché a luglio ci ha fatto bocciare la proposta di Giachetti che anteponeva l`approvazione della legge elettorale alle riforme». 
Renzi ancora non scioglie la riserva sulla sua candidatura. Perché secondo lei prende tempo? 
«Mi sembra un po' attendista, anche se da parte sua è legittimo aspettare di capire come e quando si svolgerà il congresso. Matteo è così, altri candidati, come me e Cuperlo, sono partiti prima, forse perché abbiamo una maggiore attenzione al Pd mentre altri hanno anche aspettative che vanno oltre il partito. Spero solo che il confronto parta quanto prima». 
Cosa la allontana di più dall`ex collega della Leopolda? 
«Quello che più ci divide credo sia la cultura politica, l`attenzione nei confronti del partito rispetto al quale lui ha preso posizioni indipendenti mentre io le ho prese nel partito. All`inizio Matteo non era neanche interessato alla segreteria, puntava alla premiership e basta. Ma le differenze sono tante: io guardo a Sel per una alleanza futura, a un Pd che dia molta attenzione alle questioni egualitarie... forse soltanto su una cosa siamo in sintonia: sulla necessità di dare al Paese riforme che abbiano il segno della cultura liberale che è mancata anche a causa di questa destra». 
Renzi chiede l`abolizione totale del finanziamento ai partiti. Lei? 
«Condivido l`impostazione che ha dato il governo: trasformare il finanziamento con l`attenzione a non ridurre la politica a un fatto riservato a chi ha più risorse economiche. Su questo non ho le stesse posizioni di Renzi, Grillo e Di Pietro, anche se è evidente che in passato si è abusato dei rimborsi elettorali. Ma non si può cedere alla tentazione di buttare via tutto perché qualcosa non ha funzionato». 
Anche lei pensa che il Pd vada rivoltato come un calzino? 
«Affatto. Il Pd è un grande spazio politico, da costruire con un`organizzazione al passo con i tempi, in grado di ospitare il meglio di quello che la società sa esprimere. Ho un`idea molto rispettosa del partito che penso debba essere organizzato in modo democratico, non mi piacciono i messaggi liquidatori. Questo problema molto presto lo dovrà affrontare anche Grillo».
Fonte: L'Unità
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Pittella: "Dal Pd mano tesa all'esecutivo"

Lun, 19/08/2013 - 09:50
Intervista a Gianni Pittella di Roberto Calpista - La Gazzetta del Mezzogiorno
Onorevole Gianni Pittella, è sempre candidato alla segreteria nazionale del Pd? 
«Pensi, è metà agosto e io sono in giro per le piazze dei Comuni italiani. Il partito è scomparso dalla dimensione di prossimità ed è lontano dai cittadini, ora è solo "romanocentrico". Io ero e resto candidato, convinto che bisogna riavviare il confronto con il territorio». 
Tempi duri però. Si può dire che il Pdl vi ha lasciato con il cerino acceso in mano? 
«Se si riferisce al voto nella giunta per le immunità al Senato, non credo. La nostra posizione è molto chiara: nessun salvacondotto, né altre misure che possano cambiare l`esito di un processo che si è concluso con tre condanne nei tre gradi di giudizio. Il Cavaliere è uguale agli altri cittadini». 
Però così il governo rischia. Volete mandare a casa Letta? 
«È una mia valutazione, ma non vedo manovre tese a indebolire o far cadere l`esecutivo che anzi gode del corale sostegno del Pd, purché faccia le cose promesse e ritenute urgenti per salvare il Paese». 
Quali? 
«Misure economiche e finanziarie per ri- durre la tassazione sul lavoro e le imprese. Pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione. Riforma della legge elettorale. Letta deve andare avanti per agganciare la "ripresina" che si vede a livello europeo. Se il Pdl vuole scaricare i problemi di Berlusconi sul governo se ne assuma le responsabilità». 
Poi c`è il congresso del Pd in autunno. Una resa dei conti? 
«Guardi non c`è alcun retropensiero. Un congresso contro il governo è pura invenzione, e pure la "mozione Boccia" mi sembra di un`ovvietà straordinaria. Il partito ha altro cui badare: definire un profilo europeo; un patto con il Paese in cui ci siano ampi spazi per il Mezzogiorno; riorganizzazione su basi federali; prospettive per l`Italia ora che è passata la fase del berlusconismo contro l`antiberlusconismo». 
C`è però il rischio dell`ennesimo scontro tra correnti? 
«Sarebbe un errore. Il dibattito deve affrontare le questioni reali, dal Sud alla lotta alla criminalità. Dalla grande industria alle riforme istituzionali e costituzionali». 
La sua linea? 
«Il Sud deve essere la piattaforma logistica del Mediterraneo. La grande industria, penso al siderurgico di Taranto, è fondamentale ma a patto che agisca su presupposti essenziali di ecosostenibilità e ecocompatibilità. Per la lotta alla criminalità, dall`1 all`8 settembre si svolgerà il mio tour della legalità con il coinvolgimento di tutti i soggetti impegnati in prima linea: si parte da Palermo, si arriva a Milano». 
Parliamo di Renzi? 
«Renzi è una risorsa fondamentale per il Pd ed è in linea con i concetti da me espressi: Letta vada avanti e realizzi le cose per cui si è impegnato. Poi è chiaro che le larghe intese non hanno un orizzonte illimitato e sono dovute allo stato di necessità». 
E dopo? 
«Si torna ad un`alternanza tra le forze della sinistra riformista e una destra liberale, moderna e europea senza Berlusconi». 
Sarà. Ma in molti hanno scoperto improvvisamente stima e affetto per il sindaco di Firenze. Strano, no? 
«Ognuno fa ciò che vuole. Se mi sta parlando di Nichi Vendola, per esempio, la sua è una doppia operazione: ha visto che Matteo Renzi ha appeal e che può portare realmente il centrosinistra alla guida del Paese. Poi Vendola pensa anche di trovare più spazio nell`area socialdemocratica della coalizione. Ma temo che abbia fatto male i calcoli». 
Perché? 
«Perché nel Pd quell`area impegnata nella cultura del sociale, nella lotta per l`equità e al fianco dei più bisognosi già c`è ed è in perfetta forma».

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
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Carbone: "Invece di bloccare Renzi presentino un loro candidato"

Lun, 19/08/2013 - 09:43
Intervista a Ernesto Carbone di T. Ci. - La Repubblica
«La bozza dei lettiani? Non credo sia giusto mettere paletti ai candidati, indipendentemente dal fatto che si tratti di Renzi, Pittella o Cuperlo...». Il renziano Ernesto Carbone non è convinto dell`iniziativa promossa da Francesco Boccia. E si domanda: «Ma questa bozza sarà presentata da uno dei candidati al congresso?». 
No. È quanto i lettiani sottoporranno agli altri candidati. 
«Beh, se si tratta di una piattaforma a cui aderire mi sembra un`idea deboluccia... Ogni singolo candidato dovrebbe presentarsi con un programma di governo dell`Italia e uno per la guida del partito». 
Dovrebbero mettersi direttamente in gioco, a suo avviso? 
«Esatto. Chi vuole, si spenda con programmi e un candidato». 
Eppure il testo chiede - di fatto - un passo indietro della classe dirigente. Toni più duri della "rottamazione" renziana. 
«Da quello che ho letto, il documento mi sembra contenga punti condivisibili. Si chiede il ricambio della classe dirigente, ad esempio, e questo è un fatto positivo. Fa piacere che, a distanza di oltre due anni dalla prima Leopolda, ci sia nel partito chi ha capito che serve un ricambio. Anche generazionale». 
Come a dire: arrivano tardi, ma arrivano. 
«Come si dice nel Vangelo, "si fa più festa in cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti"...». 
Non è che si tratta di un modo per imbrigliare il sindaco? 
«Se Renzi dovesse candidarsi, avrà un suo programma e una sua idea di partito. A prescindere dai documenti che vengono scritti dai non candidati». 
Nel testo si chiede fedeltà al governo Letta. Che è esecutivo delle larghe intese. 
«Fedeltà si può chiedere dal momento in cui il governo fa qualcosa. Questo governo deve gestire la crisi e cambiare la legge elettorale. Lo stesso Letta si è dato 18 mesi. L`importante è che di larghe intese non se ne parli come di un progetto politico, perché è quello che non può essere».
Fonte: La Repubblica
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Speranza: "Ma il Pd non baratta legalità e stabilità tocca a loro liberarsi del tabù Berlusconi"

Lun, 19/08/2013 - 09:34
Intervista a Roberto Speranza di Umberto Rosso - La Repubblica
Onorevole Speranza, nelle parole di Letta c`è il no al ricatto fra salvezza di Berlusconi e crisi di governo? 
«Discorso di alto profilo, quello del presidente del Consiglio, sul cammino già compiuto e i tanti problemi che restano da affrontare. Ma da una parte ci sono appunto le questioni reali che riguardano il nostro paese e dall`altra gli interessi personali di Berlusconi, le sue grane giudiziarie. Due piani da tenere accuratamente separati. Senza corto circuiti». 
Invece è proprio quel che continua a minacciare il centrodestra: se non arriva il "salvacondotto" l`esecutivo rischia di brutto. 
«E' da irresponsabili aprire una crisi di governo con tutti i problemi che stanno ancora qui, che abbiamo ancora sul tavolo. Ma se il Pdl davvero sceglie di anteporre i destini privati di Berlusconi agli interessi generali degli italiani, se ne assumerà le responsabilità. Molto pesanti». 
Secondo Capezzone però il premier dovrebbe rivolgersi piuttosto ai "provocatori" del Pd, che negano l`agibilità al capo di un partito con molti milioni di voti. Si sente un provocatore? 
«E perché mai? Perché diciamo che la legge è uguale per tutti e una condanna va eseguita senza eccezioni ad personam? Questo è semplicemente stato di diritto». 
Non esiste il problema politico Berlusconi? 
«Posso capire le difficoltà, la crisi di un partito di fronte al leader che rischia di finire fuori dal Parlamento e fuori gioco. Ma non è un problema del Pd o che il Pd può risolvere. C`è una sentenza definitiva, tre gradi di giudizio, va solo applicata». 
E` un problema tutto del Pdl? 
«Si trovano davanti ad un bivio. Gli interessi di Berlusconi o gli interessi del paese. Tocca a loro scegliere». 
Immagina un "altro" centrodestra, senza il Cavaliere? 
«Presuntuoso e scorretto entrare in casa altrui. Ma il Pdl deve provarci a liberarsi del condizionamento di Berlusconi». 
Intanto voi lo fate fuori per via giudiziaria, accusa il centrodestra. 
«Ripeto: non voteremo la decadenza con gli occhiali politici dell`antiberlusconismo. Ma per rispetto della legalità. Avremmo fatto esattamente lo stesso se fosse toccato a qualcuno del nostro campo». 
Letta ha attaccato anche i "professionisti del conflitto". Ce l`ha pure con i falchi del centrosinistra? 
«Non direi. Il presidente del Consiglio ha ripercorso un`infinita stagione di conflitti fra gli schieramenti, che hanno bloccato le riforme istituzionali. Certo, dentro questa lunga storia di stallo c`è anche il centrosinistra». 
Ci sono linee diverse nel Pd sul salvacondotto? 
«No, la linea è quella espressa dal segretario Epifani». 
La legalità viene prima della stabilità? 
«La legalità e la stabilità sono due valori importanti e diversi, che non vanno mescolati. La stabilità è decisiva ma non vuol dire che in suo nome bisogna poi violare la legge». 
La vostra battaglia congressuale interna pesa nelle decisioni su Berlusconi, come sostiene il Pdl? 
«Accuse insensate. Per la semplice ragione che parliamo con una voce sola, diciamo tutti quanti le stesse cose su questa impossibile corsa a salvare Berlusconi». 
Per Gasparri la legge Severino non è retroattiva, si tratterebbe infatti di una norma penale e non amministrativa. C`è spazio per un confronto? 
«Nomi pare. La legge Severino è comunque chiarissima». 
Sisto chiede invece di aspettare le motivazioni della Cassazione, prima di dare il via alle decisioni nella giunta per le elezioni. Possibile allungare i tempi? 
«Il percorso è già stato incardinato, e uno slittamento francamente non lo vedo». 
Il Pdl punta davvero alla crisi? 
«Io posso dire che il Pd sosterrà fino in fondo il governo, e non saremo certo noi a staccare la spina. Al Pdl chiedo di riflettere bene, molto bene».
Letta chiede di far presto con la riforma elettorale. 
«Sono stato fra i promotori della procedura d`urgenza. Su soglia di sbarramento, premio di maggioranza e l`eliminazione delle liste bloccate c`è una larga convergenza. Si tratta ora di mettersi attorno ad un tavolo. Con chi ci sta».
Fonte: La Repubblica
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Egitto, Funiciello: "Nostra solidarietà a Gabriella Simone e Arturo Scotti"

Sab, 17/08/2013 - 19:20

“Siamo molto in ansia per l'assenza di notizie sul conto dell'inviata al Cairo Gabriella Simoni e del suo operatore Arturo Scotti. Ci conforta sapere che la Farnesina è già da stamani al lavoro per ristabilire i contatti con i due giornalisti e rassicurare così i familiari delle loro condizioni. Il Partito Democratico rivolge un abbraccio caloroso al direttore del Tg4 e di Studio Aperto Giovanni Toti e alle redazioni dei due telegiornali, fiduciosi di poter tornare presto a beneficiare dei servizi di Gabriella Simoni per comprendere a fondo la tragedia in corso in Egitto". "Ricordiamo ai vertici politici dell'Unione Europea che Gabriella Simoni e Arturo Scotti, in quanto italiani, sono due giornalisti europei. La balbuzie che l'Unione continua a far registrare sui fatti d'Egitto è sempre più imbarazzante. L'Europa si muova unitariamente per garantire la sicurezza dei cittadini europei che si trovano in Egitto e per mettere fine alla barbarie della violenza gratuita di questi giorni.”
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Egitto, Zanda: "Governo promuova iniziative di pace da parte dell' UE"

Sab, 17/08/2013 - 19:01

“E’ molto importante che il Governo venga al più presto in Parlamento a riferire sulla gravissima crisi egiziana e, soprattutto, sulle iniziative che l’Italia e l’Unione europea hanno assunto e intendono ancora assumere nel prossimo futuro per contribuire ad interrompere la spirale di violenza che sta insanguinando il Cairo, Alessandria e l’intero alto Egitto". "Per la sua storia, per la sua posizione nel Mediterraneo e per la sua tradizionale amicizia con l’Egitto, l’Italia ha la grande responsabilità di promuovere le iniziative di pace dell’Unione europea e dell’Occidente. La violenza della repressione, i tanti morti e i tanti feriti, la forma stessa di uno scontro che sta sempre più assumendo l’aspetto di una tremenda guerra civile, sollecitano l’Unione europea e il nostro Paese ad un’azione diplomatica quanto più tempestiva ed incisiva possibile". Sempre sulla situazione egiziana Antonio Funiciello dichiara la solidarietà ai due giornalisti italiani al Cairo. “Siamo molto in ansia per l'assenza di notizie sul conto dell'inviata al Cairo Gabriella Simoni e del suo operatore Arturo Scotti. Ci conforta sapere che la Farnesina è già da stamani al lavoro per ristabilire i contatti con i due giornalisti e rassicurare così i familiari delle loro condizioni. Il Partito Democratico rivolge un abbraccio caloroso al direttore del Tg4 e di Studio Aperto Giovanni Toti e alle redazioni dei due telegiornali, fiduciosi di poter tornare presto a beneficiare dei servizi di Gabriella Simoni per comprendere a fondo la tragedia in corso in Egitto". "Ricordiamo ai vertici politici dell'Unione Europea che Gabriella Simoni e Arturo Scotti, in quanto italiani, sono due giornalisti europei. La balbuzie che l'Unione continua a far registrare sui fatti d'Egitto è sempre più imbarazzante. L'Europa si muova unitariamente per garantire la sicurezza dei cittadini europei che si trovano in Egitto e per mettere fine alla barbarie della violenza gratuita di questi giorni.”
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Governo, Colaninno: "Pdl chiuda con le polemiche, bisogna seguire la strada indicata da Letta"

Sab, 17/08/2013 - 18:55

“Chiediamo al PDL di chiudere con le polemiche e di concentrarsi sull’agenda del Governo che in questi mesi ha già acquisito risultati importanti in Italia e in Europa. Ora, dobbiamo continuare e dare certezze all’agenda riformista del Governo. Il presidente del Consiglio Letta ha ribadito quali siano le priorità per il nostro Paese, ossia il rilancio dell’economia, il sostegno a lavoro e imprese per agganciare la ripresa in atto in Europa. Perciò, il Governo deve potersi concentrare su questi temi e non può essere distratto da altre questioni che non riguardano i problemi degli italiani".   Lo afferma Matteo Colaninno, responsabile Economia e Lavoro della segreteria nazionale del PD  
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"L'Italia di domani" era anche il tema della Festa Democratica nazionale tenuta a Pesaro. Puoi rivedere l'intervento conclusivo di Bersani su Youdem.tv o leggere il testo integrale sul sito nazionale.