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Il Sistema informativo per la partecipazione

Il Sistema informativo per la partecipazione (d’ora in poi SIP) è una previsione nello Statuto del Partito democratico, ad oggi rimasto sulla carta. Ne trattano ben quattro articoli, di quattro diversi capi, il primo (Principi e soggetti della democrazia interna), il sesto (Strumenti per la partecipazione, l’elaborazione del programma e la formazione politica), ma anche il quinto (Principi generali per le candidature e gli incarichi) e l’ottavo (Procedure e organi di garanzia).

E’ chiaro che ogni scelta relativa alla forma del partito ha una portata tutta politica e sarebbe assai ingenuo appellarsi al semplice argomento di una necessità attuativa dello Statuto. Ma prima di arrivare a qualche conclusione, vorrei liberare quei quattro articoli dalla citazione rituale, per comprenderne il disegno [per comodità di riscontro i quattro articoli sono riportati in allegato].

Già solo quella caratteristica (unica) di attraversamento di parti diverse dello Statuto dovrebbe essere sufficiente a dirci della natura sistemica e generale del disegno del SIP. Natura confermata nel testo, sia quando ne viene determinata (art.1, comma 9) l’estensione oggettiva (dai flussi informativi alle interazioni partecipative, alla trasparenza sulle risorse, alla visibilità del confronto interno) e soggettiva (sia dirigenti che eletti, debitori verso il sistema di una specifica informazione), sia quando ne sono previsti gli effetti su entrambi i versanti, interno ed esterno (secondo e terzo periodo del citato comma 9). Caratteristiche confermate anche nell’art. 22, ove, nel definire i doveri degli eletti, e imponendo ad essi quello di “rendere conto periodicamente agli elettori e agli iscritti della loro attività”, si specifica che ciò debba avvenire “attraverso il Sistema informativo per la partecipazione”. Caratteristica confermata nell’art.27 ove, trattando del referendum, il rinvio regolamentare vincola la contestuale disciplina del referendum stesso a quella dellle “altre forme di consultazione e di partecipazione alla formazione delle decisioni del Partito, comprese quelle che si svolgono attraverso il Sistema informativo per la partecipazione”. 

Ma la previsione forse più rilevante sotto il profilo della qualità democratica è quella dell’art.39. Del resto, se leggiamo la descrizione del SIP in art.1 insieme al successivo articolo 2, vediamo che il SIP, nell’insieme delle sue componenti informative e di interazioni partecipative, va ad operare su un piano irrinunciabile quale quello dei diritti e dei doveri. Si comprende allora come l’art.39, nell’assoggetarli alle funzioni tipiche delle Commissioni di garanzia,  arrivi ad equiparare l’insieme di relazioni e rapporti svolti attraverso i flussi e le applicazioni partecipative del SIP con quelli tradizionali della vita di partito
 
Se ne può concludere che il SIP, così come configurato in Statuto, non è certo uno di quegli auspici astratti che spesso si incontrano negli statuti. Il SIP si propone invece immediatamente sul piano della concreta forma del partito, non come uno dei tanti tasselli, non un pezzo da aggiungere, ma un modo nuovo di funzionare, infrastruttura generale che lega le varie componenti informative e partecipative.
 
Il momento per misurarsi con tale sfida di innovazione è questo. Non solo per l’ovvio motivo che siamo nel percorso di una Conferenza sul partito, ma anche perché solo oggi se ne può parlare in concreto. Il SIP è infatti definito (art.1) come un sistema “basato sulle tecnologie telematiche” e sarebbe quindi non praticabile se non disponessimo di un sistema capace di “riconoscere” in termini formali le persone (iscritti ed elettori), riconoscerle nei rispettivi ruoli, e quindi riconoscere ogni struttura, a partire dai Circoli. Ma questo è appunto quel che diverrà presto realtà con il rilascio in uso di Circolinrete. La sfida, nel concreto, si giocherà lì, sui “servizi per un partito partecipato” che progressivamente saranno attivati in Circolinrete. Ed è per questo motivo che batte lì l'intervento inviato alla Conferenza sul partito.
 
In quell'intervento avevamo scritto: “...non siamo così ingenui da non comprendere che un partito partecipato si dirige con più fatica, impegna ciascuno a modificare stili di organizzazione e direzione, ad affrontare dinamiche nuove sul piano della stessa selezione dei dirigenti...” . Cari dirigenti, tutti, fate vivere quel partito partecipato come nostra differenza che vogliamo rendere evidente, fatelo vivere così per mettere pienamente in gioco la tanta militanza, quella tradizionale e quella nuova, per usare e non limitarsi ad evocare saperi ed esperienze che sono nel corpo del partito, per favorire la costante verifica della genuinità degli impegni nel partito, ad ogni livello. 
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