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Iscritti, elettori, primarie regionali (1a parte)

Eravamo a fine 2007, inizio 2008. Con il Governo Prodi in bilico. Negli occhi le file del 14 ottobre che nessun nostro dirigente aveva osato prevedere. Una fase costituente che doveva avviare il PD, scrivendone lo statuto. Parte una prima proposta in cui esistono solo gli aderenti (votanti alle primarie), andando ben al di là delle condivise aperture esplicitate nella fase fondativa. Alle comprensibili opposizioni, in un primo momento si cerca di rispondere aggiungendo i sostenitori, come figura di chi dà in modo continuativo il sostegno della propria militanza. Poi, quando le mediazioni di sostanza andavano profilandosi, qualcuno si alzò e disse che se volevamo farci capire avremmo fatto bene a chiamarli con i nomi usuali, iscritti ed elettori. Terminologia che ritroviamo nello statuto vigente [edit: il precedente link, per scelta fatta sul sito nazionale PD manda allo statuto "corrente"; quello allora "vigente", con differenze rilevanti per la comprensione di questo articolo e della sua seconda parte, si può ancora trovare sul sito PD dell'emilia Romagna] con i distinti diritti e doveri, e soprattutto con le diverse partecipazioni alla scelta della rappresentanza interna (Segretari e Assemblee) e dei candidati a cariche e mandati nelle istituzioni.
"Inaspettati" nel 2007, questi elettori li abbiamo rivisti il 25 ottobre 2009. Forse proprio perchè inaspettati abbiamo finito per farne perno di differenti modelli di partito; forse dovremmo tutti riflettere sul fatto che la stragrande maggioranza di quegli elettori in fila al gazebo non sono persone per le quali sia nuova la parola politica e spesso anche l'esperienza di militanza, non sono persone animate da una precisa intenzione di non iscriversi o trattenute dal costo di una tessera; sono invece persone che al possibile impegno continuativo nel PD antepongono una domanda di utilità e di effettiva democrazia, domanda in nulla diversa da quelle avanzate dagli iscritti in tante assemblee di Circolo. Forse, se ragioniamo in positivo su questo, riusciremo a cavarne i piedi quando di modello e di statuto si tornerà a parlare, già nella prossima Assemblea nazionale del 21-22 maggio.

Vediamo ora di stringere su una delle conseguenze concrete di quella mediazione. La vignetta di Staino-Bobo prescelta per questo articolo dice tutto della farraginosità del percorso congressuale. In altro articolo abbiamo richiamato anche il limite grave legato alle liste bloccate. Ma almeno quella parte è chiara. Non lo è invece per niente la parte che riguarda il percorso attraverso il quale si arriva alla "Scelta dei candidati per le cariche istituzionali" (in particolare artt.18 e 20 dello statuto). Ci riferiamo alla recente esperienza fatta in occasione delle elezioni regionali.
Ricordiamo tutti, nella fase iniziale della campagna, le contrastanti affermazioni (sui giornali) dei nostri dirigenti sul fatto che dovessero o meno esser fatte le primarie, come, quando, di partito, di coalizione, ecc. . Affermazioni che venivano fatte tutte richiamando le regole, lo statuto. Con la conseguenza che ogni affermazione, esplicitamente o implicitamente, non marcava solo una differenza di opinione ma implicava l'accusa all'altro di violare le regole. Questo abbiamo dato in pasto alla pubblica opinione, così abbiamo gettato sconcerto tra i nostri.
Non ci stiamo. Alziamo il ditino e diciamo che il re è nudo. Con quel testo statutario si può dire una cosa e il suo contrario. Intendiamoci, mica è un nostro scoop! La Direzione nazionale, in sede di approvazione del regolamento previsto dall'art.18, aveva cercato di dare una linea interpretativa mettendo "in sequenza" i due articoli, prima si fanno le primarie di partito (con una precisa tempistica) e poi eventuali primarie di coalizione; "eventuali" non solo come scolastica considerazione di casi non fondati su coalizioni, ma eventuali anche perchè non si può imporre ad altri di partecipare a primarie; semmai si può dire (ma allora va detto chiaro..) che diamo a noi stessi il vincolo di non fare alleanze con chi non accettasse preliminarmente di andare a primarie (accettandone l'esito) in caso di non accordo sul candidato presidente. Ma poi abbiamo visto statuti regionali che invece leggono i due articoli come alternativa.
Tranquilli, non ci addentriamo nella casistica di tutte le possibili situazioni, nè in approfondimenti di sapore "giuridico". Se i commenti evidenziassero questa necessità, ci si tornerà con integrazioni  nei commenti stessi.
Tutta questa premessa serviva per arrivare ad immaginare, in positivo, con quale percorso partecipato preparare delle elezioni regionali, nella certezza che, se mettiamo da parte schemi precostituiti, si può arrivare facilmente a condividere ragioni e regolazioni. Tutto questo nella seconda parte...


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