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Iscritti, elettori, primarie regionali (2a parte)

Un percorso per arrivare ad elezioni regionali

Come indicato nella prima parte, sviluppiamo il ragionamento su quello che potrebbe essere un percorso per arrivare ad elezioni regionali. E' un bene partire per tempo? Sicuramente sì. Era anche il convincimento della Direzione nazionale quando approvò il Regolamento quadro per la selezione delle candidature alle cariche istituzionali, prevedendo che 5-7 mesi prima del voto fosse attivato il procedimento previsto per quel che spesso vengono chiamate primarie interne, cioè quanto previsto dall'art.18 dello statuto vigente, un processo partecipato di iscritti ed elettori (del PD) che conduce alla individuazione del candidato del partito. Partire per tempo vuol dire anche favorire lo svilupparsi di confronti programmatici che nelle fasi più vicine al voto rischiano invece di essere strozzati o ridotti a pillole di propaganda. Partire per tempo vuol anche dire avere il tempo di "scaldare i motori", di far crescere il coinvolgimento di militanti e simpatizzanti, sia che si tratti di valorizzare quanto fatto stando al governo sia che si tratti di rappresentare l'alternativa dopo una legislatura in posizioni di opposizione.
Aggiungiamo anche qualche osservazione sul come, sul come potrebbe svilupparsi quel processo per le primarie interne. Intanto va detto che le regioni, anche quelle piccole, non sono mai un tutto omogeneo; ci sono aree geografiche diverse, esigenze e temi diversi. Diversità che peseranno nelle diverse circoscrizioni elettorali, e che hanno bisogno di ascolto e rappresentanza, che devono potersi riflettere in una partecipazione anche alla scelta dei candidati per il Consiglio regionale e non solo in quella del candidato Presidente. Senza alcuna pretesa di disegnare il miglior modello, si potrebbe pensare ad assemblee locali aperte, di livelli corrispondenti alle circoscrizioni di voto, dove si presentano anche i candidati consiglieri, e che si concludono con un voto attraverso il quale si individuano i delegati per una convention regionale. Se da tale convention esce un candidato unico, fine dei giochi. Altrimenti si danno tre settimane di campagna e la decisione attraverso l'usuale voto primariale di iscritti ed elettori. Questa è una ipotesi, non quel che dice lo statuto, il quale non ha questi passaggi e prevede invece le percentuali per presentarsi e poi la corsa regionale per le primarie (interne). Voi quale strada preferireste e perché?
In ogni caso, in occasione delle recenti elezioni regionali tutto quel processo previsto dall'art.18 non c'è stato. A memoria ricordiamo qualche voce sollevata da Bresso in Piemonte. Forse in altre regioni è stato avviato ma rapidamente chiuso per l'esistenza di un solo candidato. Se qualcuno è in grado di dar notizie precise in merito, lo dica nei commenti. Grazie.
Si può immaginare quali ragionamenti vi siano stati dietro quell'inerzia. Il "congresso in corso", la molteplicità di chiamate al voto in un ristretto arco temporale... . Tutte cose che possono sembrare ragionevoli ma che in realtà rinviano a problemi non risolti o non risolti bene (onerosità delle consultazioni primariali in assenza di una infrastruttura, Albi elettori non formati, una scrittura delle regole poco attenta alla fattibilità, alla gestione in condizioni diverse..) che finiscono poi, in nome della ragionevolezza, per depotenziare la stessa credibilità delle regole e in ogni caso per privarci del risultato.
Far esprimere per tempo il corpo del partito (iscritti ed elettori) vuol dire anche generare un mandato forte per la fase successiva, quella in cui i partiti verificano possibilità di intese ed eventuali coalizioni. Un mandato al Candidato Presidente, che non cancella ovviamente la responsabilità del Segretario regionale. Ma sono quei due a dover esercitare una responsabilità, nessun altro. Non sono certo sospesi gli organi territoriali di partito, in particolare se si profilasse l'eventualità di sostenere un candidato Presidente di altro partito della coalizione; ed è ovvio pensare che ci siano riunioni per fare il punto anche a livello nazionale; ma questo non sposta quella responsabilità di conduzione che deve essere ben chiara se si vuole evitare lo scatenasi di giochini trasversali e strumentalizzazoni interessate.
L'articolo potrebbe finire qui, perché si proponeva solo di tracciare un percorso ipotetico come provocazione ad un ragionamento senza retropensieri. Per essere espliciti, aggiungiamo che in questa ottica che si fonda sulla necessità di un processo partecipativo di iscritti ed elettori del PD alla definizione della rappresentanza, perdono spazio e senso le primarie di coalizione previste nell'art.20 dello statuto. Infatti si può ben immaginare l'ampiezza delle casistiche che possono presentarsi nel confronto tra partiti. Ricorerre a primarie di coalizione è a quel punto solo una delle tante possibilità nella disponibilità di chi ha mandato per quel confronto.

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[Nota aggiunta il 23 maggio]
L'Assemblea nazionale del 21-22 maggio, approvando modifiche statutarie, ha fatto una scelta opposta a quella qui auspicata.


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