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Sale la protesta per la manovra finanziaria nell’università: la risposta del Pd e gli sbocchi futuri

La manovra economica si sa, per metà pesa sugli statali privandoli degli aumenti e delle progressioni di carriera per i prossimi tre anni. Il comparto università e ricerca ovviamente non fa eccezione,  anche qui tagli orizzontali senza nessuna discriminazione fra chi ha approfittato del sistema e chi ha già pagato lunghi anni di precariato prima dell’ingresso fra gli stabilizzati. Anzi, risulta chiaro dai conti che i “giovani” pagano nell’immediato più o meno come chi ha già fatto carriera, ed in prospettiva il “fermi tutti per un giro” inciderà assai di più sui guadagni futuri:

  • un Ricercatore di 30 anni neoassunto con una retribuzione netta mensile di 1300 €, subirà una perdita retributiva netta di circa 11.000€ nel triennio 2011-13 di circa 125.000€ nell’intera sua vita lavorativa.
  • un Professore Associato di 43 anni, con una anzianità ricostruita di 7 anni nel ruolo, avrà una perdita retributiva netta di circa 9.000 € nel triennio 2011-13 e di circa 145.000€ nell’intera sua vita lavorativa.
  • un Professore Ordinario di 67 anni, con una anzianità ricostruita di 34 anni nel ruolo, avrà una perdita retributiva netta di circa 10.000€ nel triennio 2011-2013, coincidente con quella della sua vita lavorativa.

 
Cifre che parlano da sole di ingiustizia, e poco serve dire che “c’è chi corre il pericolo della cassa integrazione”, perché il raffronto qui è tutto interno a persone con contratto garantito. Si aggiunga anzi che i più giovani hanno l’ulteriore problema che con il nuovo calcolo della pensione dovrebbero anche mettere da parte qualcosa per la vecchiaia, non avendo accesso ai cosiddetti “generosi trattamenti” del sistema pre-Dini. Qualcosa non va in questo governo sul fronte della giustizia sociale, l’aritmetica del contributo al risanamento è a sfavore di giovani e dei meno abbienti.
Registro innanzitutto la reazione del Pd in sede istituzionale. Ad esempio prendo il resoconto dell’ultima sessione della commissione del Senato “istruzione pubblica e beni culturali” (di cui fanno parte Rita Levi Montalcini, Umberto Veronesi e Ombretta Colli, ma che è presieduta da un dirigente industriale, Possa). Nel dibattito interviene il Pd per ribadire che “l'Esecutivo ha […] un atteggiamento immorale proprio perché è stata oscurata la reale situazione del Paese” (Serafini  ), per “deplorare che i docenti siano ulteriormente demotivati, nonostante essi già percepiscano stipendi inferiori alla media europea” (Franco ), manifestare  “ viva preoccupazione per l'incapacità dell'attuale maggioranza di elaborare un progetto condiviso, tenuto conto che la manovra interviene in maniera indistinta senza innescare potenzialità di sviluppo. “ (Marcucci )  o invitare “ad individuare gli ambiti prioritari per la crescita, lamentando come i comparti del sapere siano sempre quelli più danneggiati” (Garavaglia ),  lamentare “che il taglio degli stipendi dei docenti si attesta a circa l'11 per cento, contro il 5 per cento di quello dei grandi manager” (Rusconi  ) ed esprimere “malinconia per le scelte di un Governo che si dimostra sempre più forte con i deboli e sempre più debole con i forti”.
Ma registro con forse ancora maggiore interesse le incertezze dei due interventi dei senatori PDL. De Feo per parare il colpo tenta di scaricare  tutte le colpe sulla cattiva amministrazione degli enti locali, infatti “fa presente che in alcune realtà territoriali, come ad esempio a Napoli, si registra il numero più basso di asili nido rispetto ad un elevato debito del comune” e non nasconde che è “assai preoccupata per il futuro dei giovani, soprattutto per coloro i quali pagheranno l'elevato debito accumulato da alcune amministrazioni locali”. Ancora più interessante la reazione dell’altro senatore PDL, Valditara , relatore del progetto di riforma dell’università, che si prepara ad un clamoroso dietrofront. Il senatore infatti: ” fa presente di aver fino ad ora appoggiato in maniera convinta le scorse manovre finanziarie” ma “non ritiene tuttavia convincente la manovra per quanto concerne la scuola, l'università e la ricerca e chiede con forza che lo schema di parere recepisca un'esigenza reale di cambiamento”  e ne conclude che “altrimenti il suo voto sarà contrario.”
Non una voce insomma in commissione si leva convinta a difendere questa manovra. Le cose non vanno ovviamente meglio fra i diretti interessati, ricercatori e professori. Prima della manovra sembrava che il governo si “limitasse” a precarizzare la fascia dei ricercatori, i quali giustamente protestavano, ma le posizioni erano frammentate . Se c’era bisogno di una ulteriore dimostrazione che il portafoglio è un argomento sensibile anche fra le classi colte e meno disagiate, allora basta guardare l’effetto di questa manovra: i docenti si sono immediatamente compattati di fronte ai tagli, si sono riuniti in affollate e caldissime aule, ed è partita quasi immediata la protesta di tutti i docenti con blocco di esami e sedute didattiche, ad esempio a Cassino, Napoli “Parthenope”, alla Seconda Università di Napoli, Benevento e così via. Si preannuncia un’estate con pochissimi esami. Sarebbe auspicabile che le iniziative legislative e le proteste dei lavoratori trovassero un tono comune, una sinergia di azione. Ma io credo che manchi un altro tassello importante: gli studenti e le famiglie che fruiscono della formazione. Una protesta sgradita come il blocco degli esami non può lasciare fuori i destinatari della formazione, coloro che investono tanti anni (gli studenti) e tanti soldi (le famiglie) nella formazione devono poter dire la loro. In questa saldatura deve avere un ruolo essenziale il Pd, un grande partito popolare deve saper conciliare gli interessi della categoria dei docenti con gli interessi dei fruitori e saldare il tutto in una proficua e responsabile azione legislativa. Con quali azioni può il Pd darsi il ruolo di contenitore del disagio e di promotore di soluzioni?
Aggiornamenti (25/06):

L’università di Torino proclama lo sciopero bianco
che veda una perdurante astensione da tutte quelle attività didattiche e organizzative che vengono esercitate liberamente giorno per giorno ma non sono obbligatorie per legge.”

La commissione istruzione e cultura sulla manovra di finanza pubblica predispone una nuova bozza di parere

In cui fra l’altro:
giudica preoccupante la mancata integrazione dei fondi per l'università, atteso che allo stato per il 2011 le risorse del settore risultano inferiori per un miliardo e 300 milioni di euro rispetto alle esigenze, determinando un gap tra spesa per il personale e FFO, al netto dei pensionamenti e considerando il blocco delle assunzioni, tale da impedire la vita stessa degli atenei.

e

suggerisce l'introduzione, a favore dei docenti della scuola e dell'università, di meccanismi di recupero della perdita dovuta al blocco triennale degli automatismi stipendiali;
 
 
Aggiornamento 09/07/2010
 
Le richieste di modifica vengono respinte.  La richiesta di fiducia sul decreto finanziario costringe evidentemente la maggioranza ad abdicare all’intelligenza. Tutte le proposte di modifica sull’università vengono bocciate, in parte dalla stessa commissione cultura e quel che resta dalla commissione bilancio. Si assiste per altro al solito gioco delle parti: il senatore Valditara (PDL) si erge a difensore dell’università quando teme di perdere consenso, tanto poi i suoi colleghi lo smentiscono e lo mettono in minoranza (seduta commissione bilancio 8/7/2010 ). Infatti prima il senatore Valditara interviene per ricordare ai suoi colleghi di partito che i suoi emendamenti sono consoni alla sua “riforma dell'università, ispirata al principio del merito”, ottiene manforte dal senatore Giarretta (PD) il quale ricorda che “l'esigenza di compiere riforme radicali per conseguire effettivi risparmi di spesa, altrimenti si registreranno continui tentativi per individuare le categorie da escludere di volta in volta dalle misure di razionalizzazione”, ma non se ne fa nulla. Il “di volta in volta” piace a questa maggioranza (“decidere caso per caso è prettamente fascista”, Mussolini, 1920), e così si decide che l’università deve subire i tagli, ed altre categorie no, altre ancora tagli alleggeriti e così via. La manovra resta quel che è. Valditara dirà di essere dispiaciuto, ma poi con il ricatto della fiducia voterà il decreto. La manovra finanziaria passerà immutata per l’università con tutte le sue sciagurate conseguenze. L’ordine regna nel parlamento e nel paese.
Risorse:
 
In attached il testo della riforma Gelmini e le proposte presentate al senato (29/07/2010).  Testo manovra correttiva.
Rassegna stampa: Repubblica 20/06/2010, Messaggero 28/06/2010, Nature 30/06/2010
Protesta: Università di Cassino, SUN (Napoli) , Parthenope (Napoli), Sannio (Benevento) Ingegneria , mozione studenti,  Torino.
Altre iniziative: Appello "In difesa dell'Università" (Federazione della sinistra), Senato accademico Sassari
, Rete 29 Aprile
Proposte Pd:
Proposta sull'anticipo età pensione a 65 anni (Chara Carrozza: 26/05/201018/05/2010)
10 idee per una nuova visione dell'università
Proposta per le carriere universitarie
A fianco dei ricercatori universitari (Marco Meloni: 19/05/2010, 16/05/2010 )
Opposizione alla riforma Gelmini: 14/05/2010, 11/05/2010
Il forum del Pd: 15/07/2010 (Il parlamento ascolti i ricercatori) ,
La situazione ed il dibattito prima della riforma Gelmini

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DDL 1905 Gelmini (approvato in Commissione Cultura delSenato).pdf100.23 KB
Emendamenti_senato_confronto_2.pdf162.2 KB


 L'Italia di domani 

 le proposte del partito democratico 

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